Marinella, da Napoli oltre gli oceani per vestire capi di Stato e gente comune

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Esce il docufilm sui cento anni dello storico negozio di cravatte e camicie su misura

E’ la storia di una sirena e di una famiglia borghese. E’ la storia di una striscia di seta, di oltre 100 anni e di un negozio di venti metri quadrati. E’ la storia della bellezza e dell’eleganza racchiusa in uno spazio di 20 metri quadrati, in una “Vetrina che guarda il mare”. E’ questo il titolo del docufilm di Massimiliano Gallo, narrato da Francesco Pinto, già direttore della sede Rai di Napoli, realizzato con l’intento di fare emergere il lavoro svolto da un piccolo negozio, “E.Marinella”, che si è affermato a livello internazionale mantenendo saldi i propri valori ancorati alla città. Cento minuti di pellicola per raccontare più di cento anni di eccellenza e di storia di un’azienda familiare, creata da Eugenio Marinella nel 1914. Oggi il nipote Maurizio dirige questo tempio dell’eleganza e del gusto per il bello. Sin dall’inizio dell’attività la famiglia Marinella si è infatti ispirata all’abbigliamento maschile inglese, all’epoca considerato simbolo di raffinatezza. La pellicola è prodotta da Fan ed interpretata da Shalana Santana, Nunzia Schiano, Gennaro Di Biase, Nello Mascia, Peppe Barra, Peppino di Capri e dallo stesso Gallo. Ne parliamo con Maurizio Marinella, terza generazione della famiglia, nipote del fondatore Don Eugenio.

Com’è venuta l’idea di un docufilm?

L’idea è nata dopo un’intervista registrata a me da Shalana (compagna del regista-attore, ndr), dalla quale emerge la storia di una famiglia che negli anni ha mantenuto la propria identità ancorata alla città pur essendo diventata una realtà internazionale. Quella che si racconta è una storia lunga cent’anni, ma vera. L’eleganza, l’antica arte dell’artigianato si intrecciano a immagini e video dell’Istituto Luce per poi immettere nella storia quelle dell’archivio storico della famiglia, rendendo il tutto un prodotto di grandissima qualità cinematografica.

Il titolo della pellicola è un omaggio a Don Eugenio?

In un certo senso sì. Affronta la storia della famiglia e di un’azienda basata sui valori umani, collegandola alle emozioni diffuse nel tempo ed agli eventi che hanno segnato la vita della città. Mio nonno è stato il primo a partire alla volta dell’Inghilterra per importare i prodotti iconici dell’epoca: gli impermeabili Aquascutum, i profumi Floris e Penhaligon’s, le scarpe Dawson, i cappelli di Lock. Solo più tardi ha creato due laboratori sartoriali: uno per la lavorazione delle camicie su misura e un secondo per le cravatte su misura. E’ una storia che vuole essere un richiamo alla gente: si possono fare grandi cose pure restando a Napoli, non andando via.

Qual è lo sfondo principale del film?

E’ l’interno della Maison alla Riviera di Chiaia con tutti i suoi protagonisti, i maestri sartori del laboratorio, fino a mio figlio Alessandro, quarta generazione della famiglia, che si occupa dell’e-commerce. Alessandro nei giorni scorsi ha catturato il suo posto nella classifica Forbes Italia 2022 dei top manager under 30.

L’eleganza, l’originalità, la raffinatezza in una storia di un marchio che si è affermato come valore nel tempo.

Mio nonno ha scelto quel negozio che affaccia su piazza Vittoria perché voleva vedere il mare. Non avrebbe potuto fare scelta migliore. Attraverso la vetrina, ancora oggi guardiamo quel blu e, quando siamo scocciati, attraversiamo la piazza e viviamo dell’energia che ci trasmettono le onde. Sono felice di poter far capire alle persone, attraverso questo documentario, non soltanto le gioie ma anche i sacrifici che mio nonno prima, mio padre poi, hanno affrontato perché questo piccolo miracolo potesse accadere e continuare in questi venti metri quadrati per vestire capi di Stato, uomini d’affari, personaggi dello spettacolo, gente comune e varcare gli oceani.

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