Il significato della colomba pasquale

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“Fada sü a Milán cont il coeur e cunt i man” una breve citazione dal dialetto milanese che, se non dovesse risultare istintivamente comprensibile, si riferisce al tipico dolce di Pasqua come “prodotto a Milano con il cuore e con le mani”.

La Colomba, nota in tutto il mondo come dolce tipico e riconosciuta come PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale) dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, non può di certo mancare sulla tavola tra amici e parenti per festeggiare la Pasqua, forte del suo simbolico riconoscimento in veste di conviviale simbolo della Pace.

Le antiche radici affondano nella leggenda nel VI secolo d.C. dal Re Longobardo Alboino, capace di marciare su Pavia e di ricevere dei dolci di pane dai cittadini per aver salva la vita, passando dal miracolo di San Colombano e ricordando le tre colombe dei Santi Sisinnio, Martirio e Alessandro che volarono e vegliarono sulla Battaglia di Legnano.

Ma sono gli anni ‘30 e la città di Milano a dare lustro e notorietà alla Colomba per un semplice motivo commerciale: gli stabilimenti della “Motta” di Viale Corsica, erano attivi stagionalmente per la produzione dei panettoni mentre il marketing integrato premeva per un ciclo produttivo più costante.

Dino Villani, tra le altre cose primo vero padre del concorso precursore di “Miss Italia”, nel 1934 ebbe una trovata a dir poco geniale: usufruire degli stessi macchinari e del tradizionale impasto natalizio per un nuovo prodotto primaverile.

Nasce un business in grado di mantenere gli operai al lavoro per un periodo più lungo e, come spesso capita in ambito enogastronomico, un nuovo vero e proprio simbolo del Made in Italy: seguiranno altre aziende meneghine per sopperire alle richieste sempre più crescenti negli anni successivi alla guerra.

Speriamo quindi che nella minuta dolcezza portata a tavola in questi giorni di festa, possa davvero celarsi la magia della convivialità ed il ritrovo di un sempre più smarrito sentimento di pace per ogni famiglia Italiana e citando un pungente Longanesi, ancora una volta, possiamo comprendere quanto “gli Italiani siano buoni a nulla, ma capaci di tutto”.

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