Oggi nella terra di Dante una Schlein val bene uno schwa

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Lo confesso: anni fa anch’io ho usato il famigerato schwa *, non tanto per non offendere questo e quella, quanto piuttosto per provare anzitempo cosa si prova ad essere Dario Nardella. Era una semplice mail, né protocolli né modelli né documenti istituzionali, eppure quell’esperimento alla Tom Wolfe o alla Nero Wolfe fate un po’ voi mi aveva reso edotto su quanto possa essere fastidioso, anche solo allo sguardo, quel modo di esprimersi: era una violenza alla lingua italiana, oltre che al buon senso. Bon, anche un’artista di mia conoscenza fa così: quando mi vuole informare per mail sulle mostre che sta facendo ricorre al famigerato * e il risultato finale è qualcosa che sta a metà strada tra il comico ed il grottesco e son sempre inutili i miei tentativi di redarguirla fingendo di essere arrabbiato, sembro Carlo Verdone con la Buy.

Ora succede che in questa Italia, che ha ricevuto la lingua da Dante Alighieri, con il benestare del sindaco di una città importantissima e bellissima si picconi l’italiano come faceva Cossiga con le sue esternazioni su questo e quello, anzi quest* e quell*: da oggi con Dario Nardella a Firenze, almeno a livello di Istituzioni (ma non è che dalle Istituzioni si spazierà al linguaggio naturale di tutti i giorni?) non si parla più l’italiano ma il gender fluid degli asterischi *. Zero riferimenti a maschio e femmina, un “Gentilissimi” diventa “Gentilissim*”, perché così ci sentiamo un po’ tutti Schlein.

“Gentilissim*, si trasmette la convocazione…”: martedì scorso la Giunta di Firenze, per comunicare la convocazione della seduta congiunta delle commissioni, ha voluto iniziare il documento con un “Gentilissim*”. Un refuso? Qualcuno si è distratto e gli è scappato uno sbafo di penna? Ma no, quell’errore è un orrore puramente voluto, nella città di Dante Alighieri, Settecento anni dopo mandano a catafascio l’italiano.

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Questo simbolo che normalmente una volta si usava nei documenti Word per rimandare a specifiche del testo che alla fine non erano poi così importanti, oggi cresce come il prezzemolo in documenti, protocolli, elaborati istituzionali cacciando via le vocali finali, poverine. Stiamo andando politicamente educatissimi verso il Nulla, visto che l’asterisco non denota, appunto, nulla: uno spettro si aggira per l’Italia e non è il comunismo, ma lo svolazzo dello schwa.

Contagia le amministrazioni “progressiste” che, come quando gli Americani sbarcarono sulla luna piantandoci la bandiera a stelle e strisce, ora piantano la bandiera del gender fluid sulla terra di Dante. E’ il pagamento del pedaggio al nuovo corso del PD per cui a una Schlein non si nega uno schwa: tutti allineati al nuovo marketing della Ditta, in movimento verso il nulla comico.

Sarà perché vogliono sottolineare il rispetto e la valorizzazione delle differenze, ma hai voglia: le differenze le fa proprio la grammatica italiana distinguendo, grazie alle povere vocali, il maschile dal femminile. Non è che la lingua italiana voglia con ciò stesso esercitare una violenza, perché come dice Jessica Rabbit “Io non sono cattiva, è che mi disegnano così”. E’ la lingua italiana bellezza e tu non puoi farci niente.

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