Oltre quello “schiaffo” tra papi e giacobini

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L'oltraggio di Sciarra Colonna a Bonifacio VIII, incisione francese del XIX secolo

Anagni, una città ricca di storia e di bellezza

Anagni, l’antica Anagnia, capitale degli Ernici, antico popolo laziale sottomesso da Roma nel 306 a.C., occupa un posto di primaria importanza tra i luoghi suggestivi e carichi di significato storico della Regione Lazio e, perché no, dell’Italia intera. Una storia antichissima di una città che fu alleata e poi ribelle alla volontà di Roma che l’assoggettò, organizzandola prima in Prefettura e poi in Municipio in virtù della sua posizione strategica a guardia della Valle del Sacco. Tuttavia è alla sua storia di città papale che dobbiamo l’importanza e la fama tramandata ai posteri, nonché le bellezze storico-artistiche.

Anagni passò sotto il dominio pontificio alla fine dell’VIII secolo prima di diventare appannaggio della potente famiglia Caetani. Diede quindi i natali a ben quattro papi: Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV e Bonifacio VIII, contribuendo in questo modo alla costruzione del potere temporale e universale della Chiesa, di cui questi pontefici furono fieri propugnatori e importanti teorizzatori, e fu anche teatro di episodi rimasti nella Storia quali la scomunica dell’imperatore Federico Barbarossa e il celebre “schiaffo di Anagni”.

Il primo episodio ebbe luogo la mattina del 24 marzo 1160 quando Alessandro III, nella Cattedrale iniziata come romanica e ultimata in perfetto stile gotico, riunì cardinali e prelati per scomunicare l’imperatore Federico Barbarossa reo di voler imporre le condizioni dettate a Roncaglia con le quali pretendeva, in qualità di re d’Italia, oltre che di Sacro Romano Imperatore, di amministrare la giustizia, battere moneta e riscuotere i tributi, trovando nei Comuni e nello Stato Pontificio i principali oppositori. Insieme all’Imperatore finì scomunicato anche l’antipapa Vittore IV, votato da sei cardinali durante l’elezione che portò al Innocenzo III sul soglio di Pietro, fautori di una politica filo-imperiale. Ciò provocò una situazione anomala con due papi che si risolse solo nel 1177 quando, dopo la sconfitta di Legnano ad opera dei Comuni dell’Italia del Nord riuniti nella Lega Lombarda, il Barbarossa, alla sua quinta discesa in Italia, scelse la via diplomatica per una convivenza con le città e il papato, riconoscendo ufficialmente Alessandro III come unico capo della Chiesa.

L’8 settembre 1303 protagonista della vicenda fu invece Bonifacio VIII reo di aver promulgato la scomunica nei confronti di Filippo il Bello, re di Francia e per questo fu catturato da partigiani fi lo-francesi, guidati da Filippo Nogaret, Rinaldo da Finestrino e Sciarra Colonna che schiaffeggiò, secondo la leggenda, il Papa restio a rivedere le sue posizioni. Figura percepita dai posteri come tenebrosa ed equivoca, soprattutto per la condanna espressa contro di lui da Dante Alighieri nella Divina Commedia, Bonifacio VIII fu in realtà un intellettuale di spessore che cercò con tutte le sue forze, fallendo, di imporre a tutti i sovrani europei la superiore autorità (temporale, ma in quanto legittimata direttamente da Dio) della Chiesa di Roma. Lo “schiaffo” e l’affronto provocarono la reazione degli abitanti di Anagni che si ribellarono ai congiurati, riuscendo a liberare il loro concittadino e papa, tenuto in ostaggio presso palazzo Caetani e ad allontanare quindi lo spettro della sua abdicazione fortemente voluta dai filo-francesi. Tuttavia si riuscì a ritardare solo di poco il raggiungimento dell’obiettivo: alla morte del papa avvenuta un mese dopo il celebre schiaffo, infatti, la sede papale fu spostata ad Avignone sotto il controllo delle autorità francesi, che diede il via al lungo periodo della “cattività avignonese”.

La storia tumultuosa di Anagni tornò, dopo secoli, ad intrecciarsi con quella del Papato e della Francia nel periodo dell’invasione giacobina che si verificò nel febbraio del 1798 allorchè le truppe transalpine, guidate dal generale Louise-Alexandre Berthier, occuparono gran parte dello Stato pontificio dichiarandolo decaduto così come il papa Pio VI a fronte della nascente Repubblica Romana. Con la nuova suddivisione amministrativa di ciò che era fino a poco tempo prima territorio dello Stato Pontificio, Anagni fu scelta per la già citata posizione strategica della Valle del Sacco, come capoluogo del Territorio Circeo che comprendeva inoltre Sezze e Veroli.

Durante i tumulti della Seconda Repubblica Romana, nel 1848 in pieno Risorgimento, proprio ad Anagni ebbe sede la I Divisione dell’esercito repubblicano che portò all’esilio volontario di papa Pio IX a Gaeta, prima che le truppe francesi, stavolta alleate del papa, ripristinassero l’ordine e ponessero fi ne al governo del triumvirato composto da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini. Una città ricca di storia e di bellezze quindi, ancora ammirabili attraverso le testimonianze della Cattedrale contenente le reliquie di San Tommaso Becket e sotto la quale si conserva la stupenda Cripta di San Magno con i suoi preziosissimi affreschi – talmente belli da aver indotto i posteri a soprannominare questo luogo “la Cappella Sistina del Medioevo! – oppure di Palazzo Caetani dove all’interno ancora si possono udire le grida della folla divisa tra Sciarra e Caetani stessi, tifosi ante litteram gli uni di quell’Italia dei Comuni dalla quale discendiamo orgogliosamente e della Città dei Papi gli altri, il cui potere ne rese possibile l’attuale Bellezza

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