Perchè sono esplosi i populismi in Europa?

Sono i populisti e i sovranisti brutti, sporchi e cattivi?

Il libro “Popolo e populismo” (Cairo editore, pagine 170, euro 14), dell’imprenditore Angelo Bruscino e del giornalista Alessio Postiglione, ha il merito di cercare di spiegare i fenomeni in modo analitico e non moralistico, legando il successo dei partiti antisistema a cause di tipo economico e geopolitico. Gli autori si soffermano sulla crisi della democrazia liberale, alla quale concorrono sia una globalizzazione che ha prodotto una convergenza fra le élites globali, ma al costo dell’impoverimento del ceto medio occidentale, sia l’emergere di un nuovo atlantismo “trumpiano”, avverso all’attuale Ue rigorista per contrastare il surplus commerciale tedesco. In questa cornice, l’ostilità verso i migranti è spiegata col dumping salariale da questi ultimi prodotto e non per la presenza in Italia di quell’Ur-fascismo immaginato da Eco; gli scontri fra Salvini e Macron, in egual misura, rientrerebbero nella competizione geopolitica per il Mediterraneo, non alla contrapposizione fra “buoni e cattivi”, come certa stampa suggerirebbe.

Gli autori menzionano anche la crisi della sinistra tradizionale, non più partito delle classi subalterne, ma delle Ztl. Ecco che i perdenti della globalizzazione hanno votato nuovi movimenti, antiliberisti e mercantilisti, che offrono protezione non solo economica, ma anche ideologica, attraverso il culto dello Stato nazione e della sovranità, o della metafora del popolo unico e coeso, contrapposto alla Casta. Bruscino e Postiglione distinguono fra populismi di destra e di sinistra e, pur evidenziandone le differenze, reputano sensate le alleanze “rossobrune”, anche a fronte della strategia dei partiti tradizionali di centrodestra e centrosinistra di costituire grandi coalizioni. Il problema principale dell’Europa, invece, è la spoliticizzazione prodotta dalle regole di Maastricht, che alimenta un malcontento destabilizzante.

Il libro, agile e analitico, pieno di riferimenti storici e politici mirati, offre un’ottima chiave di lettura da una prospettiva realista.
Se la sfida populista sia una minaccia o una opportunità per l’ordine liberale, concludono gli autori, dipenderà sia dai partiti antisistema, sia dalle vecchie élites. Centrale, nella loro analisi, sarà attutire i costi delle liberalizzazioni, soprattutto per i ceti medi. E non sarà certo dando dei barbari ai populisti e rilanciando l’austerità che si uscirà dalla crisi.



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