«Quando è troppo, è troppo»: Trump è “morto”, il trumpismo no

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di Luca Marfè

«Enough is enough», direbbero gli americani. «Quando è troppo, è troppo», diremmo e dobbiamo dire noi.
La partigianeria non può prevalere sulla democrazia. E la democrazia deve restare, deve restare sacra.
Donald Trump ha superato la soglia di ciò che a nessuno può essere consentito, neanche al presidente degli Stati Uniti, neanche all’uomo più potente della Terra.
Lo ha fatto molte volte durante questi suoi quattro anni, ma stavolta l’ha fatto senza poter più tornare indietro. Ed è un bene che non ci torni. Tuttavia, c’è un “però”. Ed è gigantesco.
Il trumpismo non muore. Il popolo di Trump non scompare. I 74 milioni di voti, record storico secondo soltanto agli incredibili 80 di Biden, sono ancora lì, in piazza a Washington e in chissà quante altre piazze d’America ancora nelle settimane e nei mesi a venire. A denunciare il tradimento delle élite, a strillare le promesse infrante di una globalizzazione malata, a fare comunque quadrato attorno all’idea di nazione, addirittura di Patria.

Ora tocca ai democratici, oggi forti di presidenza, Camera e Senato. Che, nel tutelarla, si ricordino a loro volta della democrazia.
Degli operai, dei commercianti, dei piccoli imprenditori. E non delle banche, dei colossi digitali, delle grandi corporazioni. Che si ricordino del popolo, senza tacciarlo di populismo. Che si ricordino di gente come noi. Che, se disperata, rischia di perdere il controllo di sé. Mentre si rischia di perdere il controllo persino della più grande democrazia del mondo.

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