Quei 500 Artisti che dipingono la nostra vita

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Ormai lo sanno anche i sassi: la filiera culturale produce 90 miliardi di PIL e questo vuol dire che rappresenta una risorsa strategica di fondamentale importanza per il benessere non solo spirituale del Paese. A questo aggiungete il secondo asset strategico, che va di pari passo col primo: il turismo. Secondo il luogocomunismo dello sfruttamento delle risorse profittevoli, cultura e turismo sono “il petrolio dell’Italia”, ma sempre i suddetti sassi sanno anche che mai una classe dirigente all’altezza del suo stesso nome ha saputo o voluto sfruttare realmente tali risorse. Molto fanno i privati, sia pure con tutte le difficoltà messe sul loro cammino dalla tara della burocrazia, una delle tante fiere indomabili che frenano il progresso della Nazione. Chi scrive dice Nazione in luogo di Paese non a caso, perché pensa al modello francese prodotto da De Gaulle con un certo Andrè Malraux al Ministero della Cultura: gli artisti al potere, perché no? Malraux, oltre ad aver inventato il letterario “Museo Immaginario”, inventò la realissime e concretissima Biennale des Antiquaires des Paris, che dal 1962 si svolgeva sotto le celebri vetrate del Grands Palais, visitata da numerose personalità politiche, della cultura e della mondanità come Hubert de Givenchy e Cary Grant e una forte massa di “turismo culturale” con conseguente indotto. Forse anche per l’Italia ci vorrebbero un letterato coi piedi piantati a terra e una grande visione di sviluppo e un imprenditore che facesse il direttore artistico dei musei.

Ne parliamo con Sandro Serradifalco, curatore dell’annuario Artisti 2021 distribuito da Mondadori (che verrà presentato il 20 aprile alla Camera dei Deputati), critico, saggista, responsabile editoriale di Art Now, ideatore della Biennale dei Normanni e “papà” dell’ultima creatura cultural/imprenditoriale nata in casa Serradifalco, la web tv ArTV Channel.

Caro Sandro, citando Andrè Malraux: tu chi metteresti a capo del tuo “Museo Immaginario”, un manager o un artista?

Conosco numerosi artisti e confesso che difficilmente riscontro in loro delle grandi capacità manageriali. Nel mio museo immaginario cercherei di circondarmi di artisti allo scopo di ricevere indicazioni programmatiche, ma la gestione l’affiderei a un manager proveniente dal mondo dell’intrattenimento di massa. In Italia sono presenti quasi 4000 musei, purtroppo la maggior parte di questi è poco frequentata proprio perché scevri da una concreta strategia di marketing museale. I nostri musei peccano di qualità di servizi e di valide campagne promozionali. In base a tali premesse sono convinto che il successo di un museo è strettamente legato alla capacità di concepire la propria attività in modo imprenditoriale. Allo stato attuale il ruolo della dirigenza di un Museo è quello di far quadrare il bilancio grazie alla presenza dei finanziamenti pubblici, utili a mantenere a galla la struttura, non certamente per rilanciare l’immagine del museo stesso.

Il Governo Draghi ha scorporato la Cultura dal Turismo facendo due ministeri separati: giusto o sbagliato?

Spesso la divisione dei ministeri è più esigenza politica che pratica. Per dirla in parole povere, occorre avere una poltrona in più da assegnare. Sono piuttosto pessimista in merito all’attuale scenario politico e non mi aspetto quindi grandi rivoluzioni in atto. L’idea di un Ministero dedicato alla Cultura e uno al Turismo può funzionare solo se tra i due esista una sinergia d’intenti. Quindi la domanda è lecita: perché scorporarli?

Torniamo a Malraux: quali sarebbero le tue priorità se avessi in mano le redini nazionali della Cultura (e del Turismo)?

Sappiamo benissimo che i grandi musei e i parchi archeologici godono di notevole interesse da parte dei turisti e degli amanti dell’arte. Esiste però una costellazione di piccoli musei e gallerie civiche abbandonata a se stessa. Io punterei su questo microcosmo, cercando di investire sulla sua promozione. Si tratta di un tesoro inestimabile che non sempre viene tutelato a dovere, la cui bellezza e importanza sono sconosciute alla quasi totalità dei turisti.

Il 20 aprile presenterete alla Camera dei Deputati l’Annuario Artisti 2021: cosa ci aspettiamo quest’anno dal nuovo ponderoso volume?

L’annuario Artisti ha una sua struttura consolidata, anche in questa edizione sono stati catalogati oltre 500 artisti internazionali più i consueti approfondimenti storici. I testi sono di Angelo Crespi, Luca Beatrice, Philippe Daverio e Vittorio Sgarbi. Siamo molto soddisfatti di questa terza edizione.

Dalla carta allo schermo: la tua ultima creatura è ArTV Channel. Come sarà la prima puntata? Dove la potremo vedere? Chi ci sarà e di cosa parlerete?

Abbiamo tante idee sul tavolo, le stiamo vagliando tutte. L’idea di fondo è quella di creare una vetrina quotidiana dedicata all’arte contemporanea con confronti, approfondimenti e presentazioni. ArTV Channel è una web tv, quindi tra poco sarà possibile scaricare un’app gratuita su qualsiasi supporto digitale.

Due mete imprescindibili per il turismo culturale secondo Sandro Serradifalco (a parte la Biennale dei Normanni e le mostre da te curate,ça va sans dire).

Domanda difficile, potrei citarne centinaia. Perdona se resto nel palermitano suggerendo la galleria regionale di Palazzo Abatellis e il Museo Guttuso nella splendida Villa Cattolica di Bagheria.

Un’ultima domanda: con chi, fra gli artisti e i letterati, ti piacerebbe scrivere “pericolosamente insieme” un testo per un ideale annuario Artisti?

Fin da ragazzo ho adorato la rivista Valori plastici fondata da Mario Borglio, che dal 1918 al 1921 raccolse le testimonianze dei più grandi esponenti dell’arte italiana dell’epoca. Oggi lo scenario è purtroppo completamente diverso, abbiamo un numero incredibile di artisti, pochissimi capaci di pensare pericolosamente. Così anche tra gli intellettuali, mancano i “cattivi maestri”, forse perché viviamo in un’era del politicamente corretto a tutti i costi, non saprei. Quindi scusa se non riesco a scrollarmi di dosso il ricordo dei miei maestri di gioventù quando rispondo che un testo ideale per l’annuario Artisti lo scriverei con Pasolini, con Jack Kerouac e Bukowski.

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