Rivogliamo la naja!

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C’è chi, proprio dopo aver vestito (per davvero) la divisa dell’Esercito Italiano, ha deciso di portare un contributo interessante al dibattito sul tema della leva militare. Si tratta di Andrea Ghiglione, ex- allievo della prestigiosa Scuola Militare dell’Esercito “P. Teulié”, che ha recentemente pubblicato per i tipi di Passaggio Al Bosco “L’utilità della naja” (130 pp.,10 euro). Ghiglione è attualmente studente presso l’Università di Torino, ed è proprio l’aver dismesso le stellette a garantire obiettività al suo libro. Spesso questo tema diviene terreno di scontro tra una vacua retorica antimilitarista e prospettive esaltate dell’”Ai miei tempi…”, e vede spesso fra le voci dei cori contrapposti chi la leva l’ha provata davvero, ma troppi anni fa, e chi invece non l’ha mai sperimentata. Pur partendo dal presupposto che quella delle scuole militari non sia un’esperienza paragonabile a quella di un vero e proprio servizio militare, la proposta dell’autore non scade nella banalità e nel vago. Dopo aver ripercorso in pagine più romanzate e ricche di aneddoti i suoi tre anni da militare, funzionali ad introdurre il lettore alle tematiche legate alla vita militare, la trattazione diviene più argomentativa.

In un mondo in preda ad una grande crisi valoriale, la re-introduzione del servizio militare potrebbe essere in primo luogo un ottimo strumento educativo: disciplina, responsabilità, senso del sacrificio e dedizione per il bene comune sono i valori che un’esperienza simile potrebbe trasmettere. La proposta di Ghiglione, però, è anche innovativa: una leva riqualificata e adatta alle esigenze del nuovo millennio, non vecchio stampo, ma non per questo estranea ai valori della “Naja”. Come spiega l’autore questa parola non ha un significato univoco, ma ne riassume una pluralità: se dovessimo cercare di spiegarne il senso potremmo definirla come il periodo trascorso all’interno di una caserma, inteso come insieme di esperienze, difficoltà ed emozioni ad esso legate e funzionali alla crescita personale. E’ sicuramente interessante la scelta di porre il focus anche sui vantaggi economici che deriverebbero dalla reintroduzione del servizio militare. Ciò che però più colpisce è la parte della trattazione dedicata alle ripercussioni sociali di una simile reintroduzione. La vita militare comporta infatti una convivenza coatta con persone differenti per provenienza geografica, origine familiare, orientamento religioso, gusti e sesso. Eppure, nonostante questa forte alterità, è la capacità di fare squadra e di completarsi vicendevolmente a garantire il successo per un’unità militare: la “Naja” diverrebbe così uno strumento di integrazione concreta, più forte di ogni vaga retorica contro le disparità.

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