Sergio Pititto: «A Pizzo la nostra storia vive ancora»

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La chiesa di Piedigrotta a Pizzo - credito René Dinkel
La chiesa di Piedigrotta a Pizzo - credito René Dinkel

Il sindaco di Pizzo racconta i miti identitari della città calabrese

Pizzo, città sospesa tra storia e mare, ha sempre custodito un’anima profonda, fatta di memoria e identità. Il sindaco Sergio Pititto ne è consapevole: da anni lavora per valorizzare il patrimonio culturale e spirituale del borgo, convinto che la forza di Pizzo risieda nei suoi simboli. Tra questi spiccano Gioacchino Murat, il re tragico del castello, Antonino Anile, nato a Pizzo nel 1869, illustre anatomista, letterato e politico italiano, conosciuto come «poeta di Dio» e abile ministro della Pubblica Istruzione nel 1922, e San Francesco di Paola, protettore dei marinai e guida spirituale della città. Abbiamo incontrato il primo cittadino per parlare del valore che questi personaggi rivestono nella memoria collettiva dei pizzitani.

Sindaco Pititto, Pizzo è una città con una storia ricchissima. Cosa rappresentano per voi questi personaggi, così diversi ma così centrali nella vostra identità collettiva?

«Pizzo è un luogo in cui la storia non è mai solo passato: è parte viva della nostra quotidianità. Le figure di Gioacchino Murat, di Anile e di San Francesco di Paola rappresentano tre volti della stessa anima cittadina – quella del coraggio, della cultura e della fede. Sono esempi che ci ricordano chi siamo e da dove veniamo. Ogni pizzitano cresce conoscendo la storia di Murat, l’eredità morale di Anile e la devozione a San Francesco».

Cominciamo da Gioacchino Murat. La sua figura segna in modo indelebile la storia di Pizzo. Come vive oggi la città quel legame con il Re di Napoli?

«Murat è parte della nostra identità storica. La sua fine tragica, avvenuta nel Castello Aragonese nel 1815, è un evento che ha segnato la memoria collettiva, ma anche il carattere dei pizzitani. In lui si riflette il coraggio di chi non rinuncia ai propri ideali. Il castello che porta il suo nome è un luogo di riflessione: ogni anno migliaia di visitatori vi entrano per scoprire non solo la storia di un re, ma il significato universale della libertà. Come amministrazione abbiamo voluto rafforzare il museo Murat, rendendolo uno spazio capace di parlare ai giovani».

Anile è invece una figura più recente ma altrettanto significativa. Chi era e cosa rappresenta oggi per la comunità?

«Giuseppe Anile è stato un uomo straordinario, esempio di cultura, dedizione e impegno civile. Per Pizzo rappresenta l’intellettuale che ha saputo guardare al mondo senza dimenticare le proprie radici. È stato medico, studioso, poeta, e soprattutto un uomo di umanità profonda. La sua figura ci ricorda che la cultura è un modo di amare la propria terra. Le iniziative che portano il suo nome – dai premi letterari agli incontri nelle scuole – sono un modo per tramandare ai giovani la convinzione che sapere e solidarietà possono convivere».

E poi c’è San Francesco di Paola, protettore dei marinai. Il suo legame con Pizzo è profondo e quasi viscerale.

«San Francesco di Paola è il cuore spirituale della città. La sua protezione accompagna i nostri pescatori da secoli. Ogni anno, la processione che porta la sua statua fino al mare è uno dei momenti più intensi per la comunità pizzitana: le barche addobbate, il profumo d’incenso e le campane che suonano mentre la statua viene portata tra le onde. È un rito che commuove anche chi non è credente. San Francesco rappresenta l’umiltà, la solidarietà e la forza del mare».

Come si intrecciano oggi, nel presente di Pizzo, la storia, la fede e la cultura di queste tre figure?

«Credo che Pizzo sia proprio il luogo dove questi elementi convivono naturalmente. La storia di Murat ci insegna il valore della libertà, Anile ci mostra la forza della cultura, e San Francesco ci invita alla solidarietà e alla fede. Sono tre dimensioni che rendono la nostra comunità unica. Il nostro impegno è farle vivere insieme: attraverso la scuola, i musei, le celebrazioni religiose e gli eventi culturali. Pizzo non è solo un luogo da visitare, ma da ascoltare».

Un’ultima domanda: cosa significa, per lei, essere oggi il sindaco di una città così carica di memoria e simboli?

«Essere sindaco di Pizzo non è solo un incarico amministrativo, ma un dovere morale. Ogni pietra del centro storico, ogni rito, ogni nome sulle nostre strade ricorda un pezzo di chi siamo. Il mio compito è custodire questa memoria e proiettarla nel futuro. Murat, Anile e San Francesco rappresentano la libertà, la cultura e la fede: tre valori che restano la bussola della nostra città».

Pizzo, tra mare e memoria, continua così a essere un crocevia di storia e umanità. Tra le sue pietre e il suo orizzonte blu, la voce del sindaco Pititto ricorda che la memoria non è un peso, ma una forma di speranza.

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