Sotto inchiesta la Milano di Sala senza identità

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Foto pippocucu CC0

I “boschi verticali” & i calzini arcobaleno e la loro ombra: che non è solo quella di una città svuotata dai suoi cittadini e riempita da maranza a piede libero, del Museo Leonardo 3 minacciato di chiusura perché i suoi spazi servono per gli “ape” modaioli in Galleria, del “lager dei 15 minuti” in cui anche le auto elettriche pagano dazio (ma come? Le ZTL non servivano per “ridurre le emissioni”? Ohibo!).

Nel nostro paese occorre che l’ombra sia quella delle toghe perché qualcosa si smuova dalla pigra accettazione delle agende imposte. Finché non arrivano i giudici e le loro inchieste, un fatalismo a volte rabbioso, a volte bovino intorpidisce gli italiani che accettano come ineluttabile la “modernizzazione” (virgolette obbligatorie) a tappe forzate.

La Procura di Milano infatti indaga su presunte irregolarità urbanistiche che coinvolgono il sindaco Beppe Sala, l’assessore alla Rigenerazione Urbana Giancarlo Tancredi, l’ex presidente della Commissione Paesaggio Giuseppe Marinoni, l’imprenditore Manfredi Catella (Coima) e l’architetto Stefano Boeri, tra gli altri. Le accuse, riferisce l’agenzia AGI, includono falso, corruzione e induzione indebita a dare o promettere utilità, con richieste di arresti domiciliari per sei persone, tra cui Tancredi, Marinoni e Catella.

Sala,secondo “Il Giornale”, è indagato per false dichiarazioni sull’assenza di conflitti di interesse di Marinoni, riconfermato presidente della Commissione Paesaggio nonostante presunti legami con costruttori come Catella. Inoltre, si ipotizza un concorso in “induzione indebita a dare o promettere utilità” legato al progetto del “Pirellino”, dove Tancredi, pressato da Catella e Boeri, avrebbe influenzato Marinoni per ottenere un parere favorevole condizionato, nonostante iniziali valutazioni negative.

Catella, sempre dalle notizie battute dalle agenzie, figura centrale nello sviluppo urbanistico milanese e in particolare nella trasformazione dello skyline urbano verso l’attuale non-luogo globalizzato, è accusato di aver intrattenuto rapporti opachi con membri della Commissione Paesaggio, come l’architetto Alessandro Scandurra, il quale avrebbe favorito progetti della Coima (per esempio quello recente a Porta Romana) omettendo i conflitti di interesse. Marinoni avrebbe avallato tali condotte, mentre Tancredi avrebbe abusato del suo ruolo per orientare decisioni a favore di Catella e Boeri.

La Procura, riferisce l’ANSA, ha richiesto arresti domiciliari per Tancredi, Catella e altri, con 24 perquisizioni in corso e sequestri di documentazione edilizia. Le indagini, coordinate dal procuratore Marcello Viola e condotte dalla Guardia di Finanza, mirano a contrastare un’“incontrollata espansione edilizia”. Gli indagati hanno ricevuto avvisi per interrogatori preliminari. Sala respinge le accuse, dichiarando di aver appreso dell’indagine dai media e non dai magistrati.

“Milano non va commissariata perché stanno indagando tutti. […] Milano va commissariata perché questa Amministrazione ha deciso, programmaticamente, che spostarsi è una colpa” scrive Boni Castellane in un tweet su X stamattina.

La realtà è che al di là di quelle che saranno i risultati dell’inchiesta della Procura, questo terremoto deve essere l’occasione per criticare un modello di gestione colpevole anche se tutti i suoi atti risultassero formalmente ineccepibili ex lege.

Una città dove “le strade sono bloccate, le piazze sono bloccate, i mezzi passano come a Roma, i cantieri sembrano quelli di una città bombardata” continua Castellane. L’ideologia del “dovete restare a casa”, del “spostarsi è un lusso per i super-siuri, voi povery restate nel vostro monolocale a guardare netflix e a ingozzarvi di cibo spazzatura portato dai fattorini”. L’ideologia del cambiamento del panorama urbano obtorto collo per “modernizzare” la città e farla assomigliare a una qualunque altra accozzaglia di grattacieli senza anima, da Seattle a Bangkok, nel nome della globalizzazione, così che chiunque venga si senta a casa sua (beninteso, in affitto), perché non vediamo alcuna differenza fra Brambilla Fumagalli e Alì Muhammad. L’ideologia dell’abbattiamo gli alberi (così spenderemo meno di manutenzione), tanto poi se ci sono le ondate di calore daremo la colpa a chi ancora si ostina a voler prendere un mezzo privato.

L’ideologia del (l’abbiamo già scritto in testa, ma repetita iuvant) facciamo chiudere un museo dedicato a Leonardo Da Vinci che stacca centinai di migliaia di biglietti l’anno. Una struttura d’eccellenza, tutta privata, completamente auto-sostenuta, che ha il torto di aver intrapreso l’attività in locali che fanno gola ai ras della movida e che dunque nonostante ogni appello, non sembra meritare da parte della giunta Sala nemmeno un incontro de visu. Del resto, – per Giove – è più neo-identità milanese l’“aperello” in Galleria o i legami col più grande genio italiano di tutti i tempi, che a Milano aveva vissuto, ha lavorato e ha creato alcuni dei capolavori assoluti patrimonio dell’intera umanità?

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