Trattativa Stato-mafia: crolla uno dei pilastri ideologici della sinistra

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Foto di Arek Socha da Pixabay

Tutti assolti gli ex ufficiali dei carabinieri nel processo d’appello sulla trattativa tra Stato e mafia. La Corte d’assise d’appello di Palermo ha riformato la sentenza di primo grado e assolto i generali Mario Mori e Antonio Subranni e il colonnello Giuseppe De Donno. Erano stati condannati a 12 anni. Assolto anche Marcello Dell’Utri, condannato anche lui a 12 anni di carcere. La sentenza è stata emessa dopo tre giorni di camera di consiglio. (Redazione)

Il Sistema è questo. Si indaga, si arresta, si condanna e nel frattempo la stampa mostrifica – quel che è stato fatto soprattutto a Marcello dell’Utri grida vendetta al cielo. Anni dopo, però, tutti innocenti. E nessuno paga, né i pm né i giornalisti.

Il crollo di uno dei teoremi giudiziari più assurdi e forse proprio per questo più coriacei, quello della trattativa Stato-mafia, non è qualcosa di diverso dal sistema descritto da Palamara. Quella che costruisce teoremi usando quasi esclusivamente indizi e dichiarazioni di pentiti e deduzioni è quella stessa magistratura che si è strutturata in modo tale da non far emergere o da espungere toghe coraggiose che vorrebbero un’altra magistratura, propria di un paese civile. Dove un’inchiesta del genere non sarebbe mai partita e, se per caso lo fosse, sarebbe stata condannata da tutta l’opinione pubblica e da tutte le forze politiche. Qui, al contrario, larga parte dei media e alcuni partiti l’hanno cavalcata, quando addirittura non sono stati all’origine della geniale pista dei pm. Cosicché questi ultimi alla fine, in un giudizio storico, ci appaiono meno condannabili, figurarsi, di coloro che hanno consentito loro di assumere tutto quel potere.

Scopriremo presto chi sono i veri colpevoli, ma prima occorre anche dire che, dal punto di vista filosofico politico, il teorema era fondato sulla folle idea che lo Stato, in situazione di emergenza, non possa anche ricorrere a zone d’ombra, persino extra legem, per sconfiggere il proprio nemico. Una idea folle ma con un metodo e con una radice: quell’intreccio perverso di ultra garantismo e di ultra giustizialismo che è proprio della sinistra giudiziaria fin dagli anni sessanta.

E il lettore avrà già capito chi sia il vero colpevole. Perché secondo voi Enrico Letta è imbarazzato e aspetta di leggere la sentenza, frase che in politichese significa il non condividerla? Ma perché la sentenza di ieri fa crollare uno dei pilastri ideologici storici della sinistra berlingueriana. Per il Pci e per tutta la sua corte mediatica dei suoi nipotini che è ancora al potere, la Dc e i suoi alleati, a cominciare dai craxiano, non governavano perché riscuotevano consenso ma perché erano legati alla mafia. Il loro potere non era dunque legittimo, per questo andava abbattuto nelle piazze e nelle aule dei tribunali. Gli eredi di Berlinguer hanno poi adottato il medesimo paradigma per opporsi a Berlusconi, a cominciare dalla leggenda dello “stalliere di Arcore”. Travaglio e i 5 stelle non sono nient’altro che gli ignari epigoni di questa storia. Con il crollo del teorema viene meno uno dei pilastri della sinistra degli ultimi trent’anni. Per questo, come si vede da buona parte dei giornali mainstream, la notizia viene tenuta bassa, come si dice. Nella speranza che pochi se ne accorgano e che ancora per qualche tempo possano sopperire alla loro mancanza di idee con i teoremi di una magistratura politicizzata e ideologica.

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