La Spezia, dove si unirono gli italiani

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C’è una città che può dirsi Città dell’Unità d’Italia? C’è una città che prima delle altre ha fatto suo il concetto di unità nazionale a partire dal 1861? Non è la Torino sabauda che ospitò la seduta inaugurale del primo parlamento italiano. La città dell’Unità d’Italia è La Spezia. Questa piccola città di provincia, capace di passare, in pochissimi anni, da una popolazione di circa undicimila abitanti ad oltre cinquantamila, dapprima su intuizione di Napoleone Bonaparte, e poi, nel 1857, grazie a Cavour, presidente del consiglio e ministro della marina, che stanziò le prime somme necessarie alla costruzione dell’Arsenale Marittimo.

I lavori vennero affidati al generale Domenico Chiodo, architetto e ufficiale del genio militare, uomo concreto capace di progettare anche la costruzione dell’arsenale di Taranto e l’ampliamento di quello di Venezia. I lavori, alla Spezia, cominciarono nel 1862 e terminarono nel 1869 con il generale che diede ordine di allagare i grandi bacini che, nel corso dei centocinquanta anni trascorsi, hanno ospitato, in pace e in guerra, migliaia di scafi. E’ grazie alla costruzione dell’Arsenale che alla Spezia arrivano migliaia di uomini da ogni parte d’Italia, maestranze in cerca di lavoro per la cui ospitalità viene costruito un intero quartiere che venne inaugurato dal Re d’ Italia Umberto I il giorno di ferragosto del 1889. L’intuizione della necessità di dare alloggi adeguati a migliaia di persone che soggiornavano alla Spezia per la costruzione dell’arsenale fu del Ministro della Marina Saint Bon.

Era il 1873 e le famiglie da alloggiare erano più di mille. La logistica militare fu messa al servizio dell’urbanistica cittadina, per realizzare quello che non a caso è stato definito il quartiere cosmopolita dell’Ottocento. Oltre centoventi edifici furono costruiti in base al progetto del Genio Militare, quasi mille gli alloggi, con possibilità per molti di riscattarne la proprietà, collocati in palazzi di quattro piani con cortili e lavatoi, ma anche dormitori con non più di duecento operai e dotati di tutte le opportune strutture igieniche. La Spezia divenne la città del Liberty e le costruzioni disseminate nel centro presentano gioielli architettonici in quello stile, in numero superiore a qualunque altra località italiana. Fu così che La Spezia seppe, prima di altre città, unire insieme comunità umane eterogenee e renderle italiane. Qualche decennio più tardi la città passò dal Liberty al Futurismo. E proprio nel Teatro Civico della Spezia nel 1933 si confrontano passatisti e futuristi, dove Filippo Tommaso Marinetti rappresentò per la prima volta il suo Aereopoema del Golfo. Fu il poeta stesso a raccontare, poi, come alla Spezia lo scontro non finì come al solito al tiro di ortaggi, ma, più vigorosamente, a pugni e bastonate.