Il sindaco Giampieri e l’assessore Coletta nel solco della tradizione della Città Identitaria
A Civita Castellana, città identitaria dove il carnevale è una tradizione irrinunciabile, il comune ha deciso di inaugurare ugualmente i festeggiamenti. Nonostante la pandemia abbia costretto a rinunciare alle consuete sfilate dei carri allegorici, l’amministrazione comunale ha voluto tenere viva l’usanza del famoso “Puccio”, una maschera di cartapesta che è l’emblema del carnevale civitonico. Il simbolo della tradizione più sentita dalla popolazione locale è stato esposto in piazza lo scorso17 gennaio. Assente purtroppo “La Rustica”, la strampalata banda folkloristica fondata da un gruppo di buontemponi nel 1956, che trasforma in strumenti musicali gli oggetti più inusuali.
Così, alla presenza degli amministratori municipali, con in testa il sindaco Luca Giampieri e l’assessore alla Cultura e Spettacolo Simonetta Coletta, è andato in scena l’allestimento del Puccio. Il noto simbolo del carnevale civitonico è stato installato in Piazza Matteotti, a simboleggiare come ogni anno l’apertura e la chiusura del periodo carnevalesco.
Quest’anno “O Puccio” è rappresentato da una giostra in movimento, con quattro pupazzi di carta pesta che raffigurano Arlecchino con il volto di maschere veneziane. L’opera è stata realizzata dal cantiere Biacio-Forchettoni, storico gruppo del carnevale civitonico. Vista la forzata rinuncia alla festa più sentita dagli abitanti, l’amministrazione comunale ha voluto comunque omaggiare i propri cittadini nel periodo del carnevale. Data l’impossibilità, sia per gli adulti che per i più piccini, di partecipare ai festeggiamenti, è stata prevista una diretta social sul canale Facebook del Comune di Civita Castellana, che ha permesso ai civitonici di essere comunque vicini, anche se solo virtualmente. Mancherà il gran finale: non ci sarà la spettacolare cerimonia del rogo del Puccio. Nel frattempo, una sarta locale ha realizzato delle mascherine protettive coloratissime, con la scritta “Io amo il Carnevale Civitonico”. Quest’anno i visitatori non potranno godere delle bellezze di Civita Castellana, tra le quali spiccano il Museo nazionale dell’Agro Falisco, ospitato all’interno del Forte Sangallo che costituisce una delle più elevate realizzazioni dell’architettura militare dello Stato Pontificio nel XVI secolo; il Duomo e il Museo della Ceramica; e l’antichissimo abitato di “Falerii Novi”. Infine, anche gli amanti della natura non potranno vedere attrattive che lasciano a bocca aperta. È il caso delle forre, profonde oltre 50 metri, che circondano Civita Castellana, una sorta di Canyon della Tuscia, formatesi durante le eruzioni vulcaniche e scavate dal continuo dilavamento delle acque che hanno eroso il tufo in profondità. Divertimento e allegria saranno comunque assicurati a tavola, all’insegna delle gustose ricette tradizionali. Ad esempio i “frittelloni”, sfogliate sottilissime condite con pecorino e pepe, e gli “Scroccafusi”, castagnole di pasta dolce, fritte e condite con il miele.
Silvano Olmi
















