Il direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno, ha firmato un efficace video editoriale mettendo sotto accusa quella che definisce una “triplice pericolosa alleanza” tra una parte della sinistra politica, alcuni centri islamici e l’Anpi. Un intreccio che, secondo Cerno, rischia di trasformare Mohamed Hannoun in un simbolo e in un martire, più che in un soggetto su cui fare piena chiarezza giudiziaria e politica.
L’arresto di Hannoun e della cellula italiana ritenuta più vicina ad Hamas, accompagnato dal sequestro di milioni di euro e dall’intercettazione di una rete che a quanto pare, conduceva non alla solidarietà ma al terrorismo, ha scatenato una serie di reazioni immediate. Reazioni che, per Cerno, rivelano una deriva preoccupante: Hannoun viene rappresentato da una parte della sinistra come vittima, perseguitato, quasi un eroe, nonostante il quadro accusatorio sia tutt’altro che marginale. Secondo il direttore, questo processo di “martirizzazione” non è casuale né improvvisato.
Hannoun, dice Cerno, da tempo si comporterebbe da portavoce positivo, cercando di coalizzare attorno a sé un mondo composito fatto di centri sociali, attivisti radicali e partiti politici che lo sostengono più o meno apertamente, spesso nel silenzio o nell’ambiguità. Un fronte che, nella sua narrazione, confonde deliberatamente Hamas con la causa palestinese, sovrapponendo terrorismo e solidarietà umanitaria in un miscuglio ideologico pericoloso. Nel mirino dell’editoriale finisce anche l’Anpi, un tempo simbolo della lotta per la democrazia e per la Costituzione. Per Cerno, l’associazione avrebbe smarrito la propria identità originaria, trasformandosi in una sorta di “falange dell’estrema sinistra”, pronta a schierarsi in battaglie che nulla avrebbero a che fare con i valori fondativi della Resistenza. Non più, dunque, l’associazione dei partigiani, ma nella lettura del direttore, di chi oggi patteggia, direttamente o indirettamente, per un certo islamismo pericoloso.
Cerno chiama in causa anche i leader, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, accusandoli di voler candidare o comunque legittimare chi, in un modo o nell’altro, avrebbe “strizzato l’occhio” a Hannoun. Una scelta che, secondo l’editoriale, contribuirebbe a rendere ancora più opaca la linea di confine tra difesa dei diritti, radicalismo ideologico e tolleranza verso ambienti estremisti. Lo scenario che il direttore de Il Giornale prefigura è tutt’altro che rassicurante: gruppi di fanatici pronti alla guerriglia urbana, un Capodanno segnato da mobilitazioni anti-Israele ma soprattutto anti-Meloni, in cui la protesta rischia di trasformarsi in scontro permanente. Un quadro duro, senza sconti, che pone interrogativi seri sul rapporto tra sinistra, associazionismo e radicalismo. E, di fronte a questa lettura, viene spontaneo chiedersi: come dargli torto?


















