“Camminando con libero passo” in anni gravidi di sangue

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Non solo da Roma, la storia della destra giovanile anni Settanta passa anche da altre piazze. Dal Veneto e – in particolare – da Padova, la città «di Franco Freda e Toni Negri». Una definizione che semplifica e allo stesso tempo complica terribilmente la mappa di quei giorni. Ma che ci dice contestualmente quanto fosse incandescente la scena patavina. Camminando con libero passo (Alfaforte Edizioni, €18) colma un vuoto e porta le vicende di una comunità politica e umana assai dinamica all’interno di una narrazione più ampia. A firmarlo c’è Mario Bortoluzzi, anima della Compagnia dell’Anello, gruppo storico della scena alternativa italiana (la prefazione è di Guido Giraudo, la postfazione di Marco Chiodi). 

Ambientato tra il 1969 e 1978, nel passaggio tra la Giovane Italia e il Fronte della Gioventù, a farla da protagonista è la violenza scatenata dall’ultrasinistra. Un romanzo agevole, scorrevole, appassionato. Dentro c’è tutta la tensione di fatti terribilmente veri. «Seguire il protagonista in questo racconto è come accompagnare Frodo nelle terre di Mordor, si vive lo stesso senso di oppressione e di angoscia. Nel contempo, proprio come in Tolkien, ci sono i momenti esaltanti della Compagnia che si forma, si disperde, si ritrova e… canta», scrive Guido Giraudo. 

Il romanzo è forse l’espediente – riuscito – affinché troppi elementi differenti tra loro (date, situazioni, pensieri, adrenalina, letture, note e angosce) fossero legati in un insieme organico. Ad ogni capitolo corrisponde un anno esatto. Anni gravidi di sangue, l’ultimo si apre con la strage di Acca Larentia per poi andare assai lontano, in Oriente. 

Dentro il racconto di una generazione è possibile individuare tutte le altre, perché ogni gioventù è a suo modo uguale alle altre e ogni militanza sorella di ogni altra tensione. Certo, in quegli anni a Padova (e non solo lì) era in corso una furibonda guerra civile strisciante, dove i ragazzi dell’Msi avevano prima di tutto l’obbligo di sopravvivere, darsi coraggio e nuovi strumenti che andassero oltre la politica propriamente detta per approdare nella dimensione metapolitica. Sotto quest’ultimo versante, l’eredità del mondo narrato da Bortoluzzi è più che tangibile ancora oggi.   

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