Casa e tasse: #andratuttobene? No, per niente…

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Foto di Peter Stanic da Pixabay

Le case non sono soltanto soldi, fredde metrature e cubature, ma come canterebbe Lucio Battisti sono soprattutto emozioni. Lyman Frank Baum, a cui si deve il celebre romanzo della letteratura per bambini Il meraviglioso mago di Oz,  sosteneva che “non c’è nessun posto come la propria casa”. David Grossman, considerato tra i più grandi romanzieri contemporanei, scrive: “Se potessi ti comprerei una casa grande enorme capace di contenere la tua anima e la riempirei con tutti i tuoi sogni grandi e piccoli”. George Herbert Di Cherbury, noto poeta inglese, ha affermato che “chi vuole star bene, non deve uscire da casa propria”.

Lo scrittore e drammaturgo romano Publilio Siro diceva: “Chi vive in esilio senza casa è come un morto senza tomba”. Secondo lo scrittore britannico John Clare “come il nido per un uccello della foresta, la casa è il nostro tutto e il nostro luogo di pace”. Don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, ha dichiarato che  “la casa è il luogo della memoria”.

Già tutto vero, tutto sacrosanto: ma vallo a spiegare a questa maggioranza giallorossa e a chi la guida e a chi la rappresenta. Si potrebbe cominciare da quella marcata ideologica matrice anti-proprietà privata che era nel Dna del Pci, e che è rimasta tutta intatta nei diversi, molteplici passaggi del partito, financo all’attuale Partito Democratico, niente affatto immune da istanze marxiste di redistribuzione della ricchezza, immobiliare compresa.

O si potrebbe esordire con l’atavica super-mega-galattica tafazziana oppressione fiscale sulle seconde case, da sempre considerate case del demonio, e trattate alla stregua di fiori del male, anche durante il Covid19, con l’esecutivo che le ha ritenute appestate per moltissimi giorni, impedendone l’accesso.

Oppure, si potrebbe partire dalla patrimoniale, tuttora esistente e quanto mai massacrante, e soprattutto dal suo inventore, il senatore a vita Mario Monti, considerato dalla sinistra un salvatore della Patria, il quale nel 2011 ha triplicato la tassazione sull’immobiliare, devastando un intero settore e contribuendo all’abbattimento della classe media italiana, già allora fortemente colpita da una globalizzazione selvaggia ed iniqua.

Oppure, si potrebbe iniziare dai mille immobili occupati illegalmente in tutt’Italia dai cosiddetti centri sociali, spesso, sulla base delle cronache e delle inchieste giudiziarie, centro di spaccio di droga, di prostituzione e di attività criminale di vario genere. Se non di un vero e proprio scambio clandestino di appartamenti.

In realtà, in principio sono stati i sacrifici e le sofferenze in grandissima parte esercitati e patiti onestamente da chi ci ha preceduto per acquistare quegli immobili, oggi barbaramente vilipesi dalla maggioranza di centrosinistra, dal governo-Conte, da qualche primo cittadino talebano del passato sconfitto dalla storia, da qualche Governatore nostalgico dei soviet, dai novelli espropriatori proletari del Movimento Cinque Stelle e dai soliti noti della stampa progressista, sempre arrogantemente prevalente e sempre pronta a preferire dissennatamente e malvagiamente l’oscurantismo.

Il tanto decantato decreto Rilancio ha disposto (giustamente) la sospensione delle imposte, però solamente per le attività turistiche: per il tutto, tantissimo, resto il 16 giugno scorso i proprietari hanno dovuto versare i primi 11 miliardi di euro dei 22 annuali dell’IMU. E le varie scadenze fiscali di questo fine luglio non vengono rinviate.

In maniera ostinata. #andratuttobene? No, per niente. E se non arriveranno allo Stato tutti i soldi, ecco che è già pronta la classica sinistrorsa motivazione dell’evasione fiscale, con ampie paginate giustizialiste a firma di Marco Travaglio su Il Fatto quotidiano. No, non servono altri commenti. Considerare “parassitario” il reddito da locazione, come fa nelle sue raccomandazioni anche Bruxelles, è da neo-marxisti. Lo sanno bene le imprese e le famiglie proprietarie, che in questo periodo stanno lottando come leoni per sopravvivere.

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