Civita di Bagnoregio, il borgo che ti toglie il fiato

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“Quel ponte è la metafora di un collegamento tra storia e bellezza” dice il sindaco Profili

Civita di Bagnoregio è stata in lizza con altre città come “Capitale della cultura 2025” (l’ha spuntata Agrigento). Il Ministero della Cultura aveva selezionato il progetto presentato dall’amministrazione intitolato Essere ponti, che ha candidato sia Bagnoregio che Civita tra i primi dieci finalisti. «Il bagaglio di esperienze accumulati in questi ultimi anni, fatto di investimenti importanti in eventi culturali, ci ha consentito di iniziare questa avventura» , ci ha detto il Sindaco Luca Profili. «Il titolo del nostro progetto è molto rappresentativo: il ponte di Civita è la metafora di un collegamento, perché siamo stati in due, Civita e Bagnoregio, a candidarci per promuovere la storia e le bellezza di tutto il territorio. Siamo un paese piccolo ma dal 2013 abbiamo una crescita esponenziale di turisti, da 40mila fino a 1 milione prima del covid».

E se fossimo Ernesto Calindri, nell’introdurvi alla meraviglia di Civita di Bagnoregio useremmo il suo notissimo slogan tv: “contro il logorio della vita moderna….”. Infatti questo borgo pittoresco, fuori dai clangori di una contemporaneità troppo rumorosa, è un piccolo borgo sospeso nel tempo, un tesoro incastonato nella campagna viterbese tra arte, cultura e tradizione, che si fondono con la natura e il paesaggio circostante. Un posto dove il tempo sembra fermo ma la storia corre, nelle strade e nei vicoli. Si trova all’interno del comune di Bagnoregio su una collina di tufo a 443 metri d’altezza, circondata da un paesaggio mozzafiato nella meravigliosa Valle dei Calanchi. La si può raggiungere solo a piedi, camminando su un ponte in cemento armato lungo 300 metri costruito nel 1965 e sono migliaia oggi i turisti che ogni anno, magari soprattutto in questo periodo, il più propizio, arrivano in cima per ammirare lo spettacolo di un Borgo che offre un panorama unico al mondo, tanto da renderlo uno dei più belli d’Italia. Con ispirazione poetica lo scrittore Bonaventura Tecchi, che qui visse la sua infanzia, definì Civita di Bagnoregio “la città che muore” per la sua precarietà “ontologia” dovuta alla sua stessa collocazione sul colle tufaceo costantemente eroso dall’azione del vento, della pioggia e dei due piccoli torrenti che scorrono lungo le valli sottostanti, il Fossato del Rio Torbido e il Fossato del Rio Chiaro. Civita di Bagnoregio è un’antica città fondata dagli Etruschi 2500 anni fa e ha goduto di un antico splendore essendo crocevia di proficui transiti commerciali. Ma proprio la sua particolarissima conformazione fisica, fin da allora, la destinò a un futuro periclitante, fra scosse, smottamenti e frane fino all’anno spartiacque 1695, quando un violento terremoto distrusse mezzo paese e fece crollare l’unica via che lo collegava a Bagnoregio. Oggi possiamo vedere varie case medievali, fra cui i resti della casa natale di san Bonaventura, cioè Bonaventura di Bagnoregio, importantissima personalità della filosofia che fu anche uno dei più noti biografi di San Francesco d’Assisi. In rapporto stretto con il peso massimo (in ogni senso) della Scolastica San Tommaso d’Aquino, Bonaventura di Bagnoregio insegnò alla Sorbona, fu insigne teologo e Dottore della Chiesa e venerato come Santo: dopo la sua morte avvenuta a Lione, le autorità ecclesiastiche di allora vollero estrarre del corpo del Santo il suo braccio destro per donarlo alla sua città d’origine, Bagnoregio appunto, dove, nella cattedrale di San Nicola, è conservata la sacra reliquia. Degna di menzione a Civita è la Chiesa di San Donato, risalente al VII secolo e al cui interno è custodito un meraviglioso Crocifisso ligneo del ‘400 e se dal sacro passiamo al profano, come in quel dipinto del Tiziano, non possiamo non citare il Museo Geologico e delle Frane, che illustra l’evoluzione e la geologia del territorio di Civita di Bagnoregio e della Valle dei Calanchi, i processi di instabilità in atto sui versanti, le opere di monitoraggio e di stabilizzazione, le frane storiche e la lotta di Civita per la sua sopravvivenza.

Questo Borgo è stato lo scenario cinematografico del famosissimo film I due colonnelli del 1962 con Totò, ma anche Alberto Sordi lo ha calcato in Contestazione generale nel 1971. In anni più vicini a noi, l’abbiamo vista anche nella fiction Pinocchio del 2009 e in alcune scene di Questione di karma del 2017, mentre fuori dai confini cinematografici nazionali compare nel film di animazione di Hayao Miyazaki intitolato La città incantata nel 2001 (e pare che da allora il numero di giapponesi in visita al borgo sia aumentato del 20%) e nelle scene iniziali della soap brasiliana Terra Nostra del 2002.

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