Con Zan Scalfarotto siamo Under the Rainbow

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Me la immagino la sfuriata che avrebbe fatto a cena in una delle sue storiche tavolate Peppino Patroni Griffi, grande scrittore e maestro della scena italiana, all’indomani della proposta di legge Zan-Scalfarotto portata in Parlamento pochi giorni fa. Lui, che seppe dipingere per primo nei suoi romanzi e nei suoi spettacoli i femminielli napoletani dei Quartieri Spagnoli, si sarebbe indignato per questa legge liberticida che si propone di infliggere una pena a chi esprime un’opinione critica, equiparandola ad una manifestazione discriminatoria, verso il mondo omo-trans. Peppino veniva dalla scuola di Luchino Visconti di cui fu assistente insieme a Franco Zeffirelli: un altro che, come lui, da omosessuale, non fu mai tenero col grande carrozzone del Gay Pride: “L’omosessuale non è uno che sculetta e si trucca. E’ la Grecia, è Roma. E’ una virilità creativa”.

Per questo, io che ho iniziato la mia carriera teatrale con questi grandi personaggi e che ho anche interpretato con garbo, in Un Posto al Sole, il primo personaggio gay in una soap opera italiana, ho la coscienza più limpida che mai nel condannare, come avrebbero fatto Zeffirelli e Patroni Griffi, questa ennesima vergognosa legge: prodotto, quello sì razzista, del pensiero unico del politicamente corretto che sguazza nella nullità di questo governo giallorossofucsia.

E non è un caso quindi che uno dei punti del manifesto di CulturaIdentità, lanciato sul palco del teatro Manzoni di Milano nel febbraio del 2018, suonasse così: “Ricominciamo dall’ovvio, dal normale, dall’ordine naturale delle cose. Rifiutiamo il finto umanitarismo livellatore ed eterofobico”. A declamarlo era Nino Spirlì, artista, omosessuale, cattolico, di destra, autore di un romanzo autobiografico graffiante ed ironico come lui, Diario di una vecchia checca, oggi vicepresidente della Regione Calabria.

Come già è accaduto altre volte, abbiamo anticipato i tempi, perché tutto quello che prima era normalità oggi sta diventando un diritto negato. Non si può rischiare il carcere se ti permetti di dire che un figlio ha bisogno di un padre e di una madre e non di un genitore 1 e un genitore 2.

Se difendi la famiglia naturale non puoi ritrovarti una denuncia a carico. Del resto, questa proposta di legge porta il nome di Scalfarotto: uno che, invece di dare la propria solidarietà alla famiglia del vicebrigadiere Cerciello, andò a visitare i giovani americani che lo massacrarono con otto coltellate. E’ un mondo al contrario, che vogliono imporci in questo nuovo ordine orwelliano, dove anche la grande Judy Garland rischia di finire Under the Rainbow

10 Commenti

  1. Serve un argine che ponga tassativamente fine all’esondazione del politicamente corretto e del suo esiziale epifenomeno, l’affirmative action” (discriminazione positiva), preludio alla cosiddetta tirannia delle minoranze finalizzata ad annichilire il concetto stesso di democrazia.

  2. L’arcobaleno è moltissime cose, ma soprattutto è suggestione. Oltre a essere un ponte tra il passato remoto e l’attimo fuggente. Ma tutto ci si sarebbe potuto aspettare, ma non che un certo numero di non maschi e non femmine, rincorrendosi nel gioco dello scimmiottamento, arrivassero al punto, loro che sono, per l’intrinseca impossibilità di riprodursi, alla continua ricerca di un baricentro fittizio, di cercare di cassare in forza di una legge, che comunque sarebbe intollerabilmente incostituzionale, il baricentro naturale del maschio e della femmina di ogni specie di essere vivente.

  3. Sclafarotto ha la tipica faccia del manigoldo che in un film potrebbe benissimo interpretare la figura del Griso il Bravo di Don Rodrigo. Una vera faccia da delinquente. Mgari non lo è però ne ha tutte le caratteristiche.

  4. come tutte le leggi ci sono pieghe e falle bisogna colpire su quelle, muoversi sul filo della legalità e continnuare a martellare li, in ogni momento, in ogni occasione, e denunciare i soprusi che costoro commettono fino ad arrivare al referendum se necessario.

  5. personaggi come lo SCALFAROTTO sono esseri inqualificabili, uno che va a visitare in galera 2 assassini la dice lunga, dai comunisti tutto potrai aspettarti, elementi come lui ai tempi di STALIN finivano in Siberia ..solo andata, ma in Itaglia si sentono superiori ma restano il nulla..

  6. Virilità creativa…..poveretto….vir in latino indica il maschio, ed il maschio non si fa penetrare l’ano simulando la penetrazione femminile. L’ano ha un’altra funzione, e che non riguarda gli organi sessuali, detti appunto riproduttivi perché consentono la procreazione nella specie umana.
    La Grecia e Roma non sono esempi da sbandierare, entrambi pagani.
    C’è evidentemente una mente raffinatissima dietro all’omosessualismo, una Mente che nutre odio verso il genere umano.

  7. Zeffirelli: “L’omosessuale non è uno che sculetta e si trucca. E’ la Grecia, è Roma. E’ una virilità creativa”. L’omossessualità come virtù, quindi. Se si ha il coraggio di affermare questo, allora si può affermare che è depravazione.

  8. Ma non sarebbe estremamente semplice se ognuno vivesse la propria vita a modo suo, senza enfasi, senza depressione, rispondendo solo a se stesso/a della vita privata vissuta nell’ambito delle leggi vigenti. Le ide strampalate generalmente vengono a chi è in deficit cognitivo/culturale e, giusto per far sapere che c’é suscita polveroni non necessari.

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