Convenzione di Faro: ora la furia iconoclasta dell’Islam è più vicina

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Testa di Dioniso - Horti Lamiani - Musei Capitolini Roma-ph. Raffaele pagani / CC BY-SA creativecommons.org

La Convenzione di Faro è il patto noto anche come Convenzione quadro del consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, sottoscritto dagli Stati membri del Consiglio d’Europa tranne che Francia, Germania, Svezia e Spagna.

La sintesi della Convenzione indichi “un modello di sviluppo economico fondato sui principi di utilizzo sostenibile delle risorse”, cosa che non promette nulla di buono (l’associazione ai talebani ambientalisti è immediata), ma è quell’enfasi sulla “promozione del dialogo interculturale” che nascondeva, secondo noi, delle potenziali insidie: infatti all’Articolo 7 intitolato Patrimonio culturale e dialogo leggiamo che “Le Parti Firmatarie devono impegnarsi al rispetto per la diversità delle interpretazioni del patrimonio culturale di un determinato Paese” e a “stabilire i procedimenti di conciliazione per gestire equamente le situazioni dove valori contraddittori siano attribuiti allo stesso patrimonio culturale da comunità diverse”.

Non occorre essere dotti come Papa Ratzinger per sentir l’odore del famigerato quanto fallace politicamente corretto che ha già avuto in Italia l’esito di metter le mutande alle statue nei Musei Capitolini per non offendere “il patrimonio culturale di una diversa comunità”.

Non basta. C’è quella parola nel succitato Articolo 7 della Convenzione, “interpretazioni”, che produce anch’essa più di un sospetto.

Bene, oggi è stata accolta con sostanziale favore la ratifica della Convenzione di Faro: con il voto favorevole della Camera, l’Italia si è aggiunta infatti ai paesi che avevano già ratificato la “Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società”.

Questo testo potrebbe ora trasformarsi in un’arma geo-culturale utilizzabile contro il patrimonio culturale dell’Italia per le possibili interpretazioni degli Articoli 4 e 7, appunto. Dice Vittorio Sgarbi: “Cosa vuol dire? Dovremo censurare Pasolini, Céline? Come è possibile che si scriva una cosa così insensata e che ottenga anche il vostro plauso? La cultura è libera e profondamente provocatoria, la vita di Pasolini è una contraddizione costante al politicamente corretto. Dobbiamo velare, come fece Renzi, le statue romane al Campidoglio per accogliere il presidente dell’Iran? Questo è il limite a cui siamo subordinati? È chiaro che chi come noi ha una legge formidabile, che nessun’altro paese ha avuto, come la legge Bottai del 1939 sulla tutela del patrimonio, non ha bisogno di piegare il capo per assumere indicazioni da chi ha consentito globalizzazione, distruzione, sconvolgimento del patrimonio senza tutela. Noi abbiamo una sufficiente garanzia di tutela del patrimonio, che è nei principi fondamentali espressi dall’estetica italiana, da Cesare Brandi, da Roberto Longhi, da Bottai con la sua legge, e dobbiamo accettare queste lezioncine ridicole di buon senso fasullo che sono il simmetrico della persecuzione di Salman Rushdie, cioè l’idea che qualcuno deve contenere il suo linguaggio?”.

E oggi in nell’Aula di Montecitorio la Lega e FDI hanno protestato contro la ratifica esponendo dei manifesti raffiguranti i Bronzi di Riace con lo slogan “Nulla da nascondere”: Con l’approvazione di questa Convenzione c’è il rischio di prestare il fianco alla furia iconoclasta dell’Islam più radicale…

Al di là delle critiche che avevamo già espresso, riteniamo tuttavia che non si debba buttare via il bambino con l’acqua sporca: nonostante i suoi limiti la Convenzione Faro difende il presupposto che la conoscenza e l’uso dell’eredità culturale rientrino pienamente fra i diritti umani ed in particolare nell’ambito del diritto dell’individuo a prendere liberamente parte alla vita culturale della comunità e a godere delle arti.

L’articolo 2 in particolare riconosce il valore identitario del patrimonio culturale e proprio l’Italia ha un’alta capacità di attrazione culturale nel mondo: il sistema culturale in Italia rappresenta, secondo dati Symbola riferiti al 2018, 96 miliardi di euro e complessivamente muove 265 miliardi di euro, con 1,55 milioni di occupati, ma è di fronte una crisi senza precedenti.

Secondo la Convenzione dell’UNESCO del 2003 per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, il patrimonio culturale immateriale “sono le pratiche, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, le abilità – così come gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati – che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui riconoscono come parte del loro patrimonio culturale”, riconoscendo quindi come meritevoli di tutela anche le arti dello spettacolo, la danza, il teatro, la musica.

Ora, dal momento che negli articoli 10 e 14 la Convenzione di Faro valorizza la relazione fra patrimonio culturale e sviluppo economico e prescrive l’impegno a sviluppare le tecnologie digitali per migliorare l’accesso al patrimonio culturale, è allora opportuno impegnare il governo italiano a portare avanti iniziative, anche di carattere normativo, in sede europea per superare il sotto-finanziamento riservato alla cultura nei quadri finanziari pluriennali dell’Unione europea e promuovere iniziative, anche di carattere normativo, per la costituzione di un Fondo europeo per la cultura, che operi con i principali attori del settore creditizio nazionale e a favorire in sede europea la realizzazione di una piattaforma digitale europea per la fruizione del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale e degli spettacoli promossi da produzioni italiane, coinvolgendo le imprese culturali e creative nazionali.

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6 Commenti

  1. Certo, mutande e pure assorbenti, visto che considerata l’età anziana c’è anche il rischio di incontinenza e i musulmani potrebbero scandalizzarsi.

  2. inaudito …vogliono distruggere la nostra millenaria cultura … quello che indigna è che a demolirla sono gli ipocriti europei compreso gli inetti italiani ….

  3. inaudito …la nostra millenaria cultura demolita per far piacere agli islamici …quello che indigna è che c’è la complicità di inetti politici traditori europei e italiani ….siamo alla frutta si prevedono tempi nerissimi ….permettono alle giovani di andare col deretano al vento e colpiscono la cultura ….allora dobbiamo mettere le mutande anche ai quadri e a tutte le opere dei nostri grandi geni …che idioti sottomessi e contenti

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