Diego Fusaro: “Vi spiego il vero godimento per Epicuro”

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Diego, il tuo ultimo libro si intitola Caro Epicuro. Novanta lettere indirizzate al famoso pensatore ellenista. Perché proprio Epicuro?

Ho scelto Epicuro perché è l’emblema di una filosofia vissuta. È la filosofia di chi dialogando con gli amici affronta le grandi questioni della vita: amicizia, amore, paura, temi che riguardano tutti, esperti e persone comuni. Questi argomenti sono affrontati nel mio libro in forma dialogata tramite lettere che immagino scritte a Epicuro in un dialogo che rispetta il distanziamento sociale anche nel tempo.

Solitamente Epicuro è considerato il “filosofo del piacere”, del godimento, dell’edonismo, è corretto?

Questa considerazione fa parte di una vulgata che non corrisponde alla verità. Epicuro distingue un piacere cinetico, quello del godimento smisurato oggi dominante, e un piacere catastematico, che consiste nell’assenza di dolore. In sintesi, bere smisuratamente è un piacere cinetico, quindi cattivo, al contrario placare la sete quando si ha bisogno è un piacere catastematico, quindi giusto. Una sorta di “dietetica dei piaceri” che rende Epicuro il filosofo del giusto mezzo.

Questo è un libro costruito con uno schema particolare: è una raccolta di lettere e la forma del pensiero contribuisce a definirne la sostanza. Come mai questa scelta?

Questo libro è pensato per avvicinare alla filosofia i non addetti. Si compone di lettere scritte in maniera semplice e accessibile anche per i più giovani, giacché tutti sono potenziali filosofi e questo è un tentativo di trasformare il filosofo in potenza che c’è in noi in filosofo in atto.

Figlio della sua cultura ellenistica, Epicuro era un cittadino del mondo, per te invece le identità nazionali sono un valore. C’è contraddizione?

Nel mio libro Glebalizzazione sostengo che stiamo vivendo una sorta di secondo ellenismo, un nuovo  cosmopolitismo senza frontiere. Tuttavia nell’ellenismo convivevano sia lo stoicismo, proprio del cosmopolitismo, sia l’epicureismo, filosofia del radicamento nel giardino, che rispondeva con una filosofia legata ai rapporti autentici all’interno di una comunità ristretta.

Mi viene in mente, parlando di Epicuro, il Luciano De Crescenzo di Così parlò Bellavista: sei un “uomo d’amore” o un “uomo di libertà “?

Sono sia uomo d’amore che di libertà, e credo che le due cose debbano stare sempre insieme.

A proposito di libertà, a causa della pandemia si sta affermando un’ideologia medicalizzante e securitaria. Come la giudicherebbe Epicuro?

Epicuro teorizzava l’importanza di curare l’anima. Non può esserci benessere dell’anima se il corpo soffre, per questo parlava di quadrifarmaco per curare i mali dell’anima. Il discorso sanitario imperante al tempo del coronavirus è invece di una povertà assoluta perché impone di curare i corpi trascurando le anime, pensando che vivere sia essenzialmente sopravvivere come unità biologica, ma questa non è vita. La vita implica relazioni e amicizia, ed Epicuro al riguardo può insegnarci molto.

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