L’on. Enzo Amich (FDI) salva un uomo colpito da infarto

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Enzo Amich, deputato di FDI, veterano della Folgore

“Devo ringraziare il mio addestramento nella Folgore e poi nella Protezione Civile” dice Enzo Amich, deputato di Fratelli d’Italia, reduce da un’avventura a lieto fine.

“A metà mattinata, insieme a mia figlia Matilde, mi stavo recando verso piazza di Montecitorio, passando da Villa Borghese. – racconta Enzo Amich a CulturaIdentità – Ad un certo punto mi accorgo di una persona che, visibilmente preoccupata, cercava di fermare le auto in transito”. Il signore, Duilio Pucci, è da solo: i tempi sono quelli che sono e nessuno si ferma a vedere cosa vuole quest’uomo agitato. Amich, invece con la bambina per mano, sta nel mezzo di una videochiamata con una rappresentanza militare. La interrompe e si ferma.

Il signor Duilio lo conduce verso una persona. È un uomo riverso a terra, prono. Sul volto, a vistose tracce di sangue. “L’ho visto cadere da un momento all’altro” spiega Pucci ad Amich. L’uomo infatti era rovinato in terra colto da un malore improvviso, procurandosi delle ferite al naso e alla bocca. Amich si china su di lui. Riscontra che l’uomo era ormai privo di sensi e di respiro e con orrore anche l’assenza di battito.

Che fare? Amich e Pucci fanno immediatamente squadra: il signor Duilio ferma una macchina della polizia, si prodiga per spostare delle transenne per quando sarebbero arrivati i soccorsi. Ma intanto non c’è tempo da perdere aspettando i capricci del traffico. Amich chiama il 112: “Concerto con loro al telefono di applicare le dovute manovre di pronto soccorso salvavita: lo colloco in posizione di sicurezza, cerco di muovergli la lingua in posizione tale da consentire il deflusso del sangue che lo stava soffocando, manovra necessaria a liberargli le vie respiratorie”. Una manovra che Amich compie a suo rischio e pericolo: se l’uomo avesse avuto un singulto avrebbe potuto tranciare le dita del deputato. Ma non c’è tempo né strumenti di sicurezza: la lingua andava spostata per consentire all’aria di entrare in gola quanto prima. L’uomo infatti stava diventando cianotico.

“Sempre d’accordo con il 112 decido di procedere al massaggio cardiaco – continua il racconto di Amich – nel frattempo è anche arrivata la polizia, che inizialmente mi aveva sconsigliato di intervenire. Poi, constatata la mia preparazione e il fatto che comunque mi stavo assumendo la responsabilità di questo gesto, mi hanno aiutato. Ho iniziato la manovra di massaggio cardiaco. Dopo circa cinque minuti l’uomo ha emesso un primo faticoso respiro”.

Amich, esulta. È un bagno di sudore, attorno s’è fermato un capannello di persone. Molti purtroppo stanno là senza far nulla. Qualcuno invece si offre di portare aiuto. C’è chi va a prendere l’acqua a una fontanella, chi insiste a chiamare l’ambulanza per capire dove si trovasse. Poco dopo arrivano finalmente i sanitari, che sostituiscono Amich e proseguono le manovre di rianimazione, anche ricorrendo al DAE (defibrillatore esterno automatico).

L’uomo respira a fatica, ma è vivo. Gli infermieri lo caricano con la barella sull’ambulanza e lo portano al policlinico Umberto I, dove si reca anche Amich. “Dovevo fornire le mie generalità e dare delucidazioni ai medici sulle manovre effettuate. Là ho appreso con gioia che il paziente aveva ripreso le regolari funzionalità cardiache e respiratorie grazie all’utilizzo dei macchinari. Si trova in terapia intensiva, ma è salvo”. Anche Pucci, contattato al telefono, ci dà notizie rassicuranti: “ho sentito oggi il Policlinico e dicono che l’uomo è stato operato. È uno spagnolo di mezza età, forse quarantacinquenne. Speriamo non abbia avuto danni per l’assenza di ossigeno al cervello”.

Quello spagnolo deve ringraziare Duilio Pucci ed Enzo Amich. Ma Amich a sua volta dà il merito all’addestramento ricevuto durante il suo servizio militare come parà: “In questi giorni sono stato attaccato sui giornali perché avrei un tatuaggio con la X di “Decima”. In realtà quella “X”, basta guardarla bene, non c’entra nulla con quella della Decima MAS. Anche perché io sono stato un folgorino e la Folgore è dell’Esercito, mentre la Decima era Marina. In ogni caso mi hanno attaccato anche per il mio servizio militare, quasi che essere un parà sia una colpa… invece io benedico ogni giorno d’aver fatto quella scelta di vita. Se non fossi stato addestrato con il rigore che contraddistingue da sempre gli incursori delle nostre Forze Armate, forse quella persona ora sarebbe morta, perché io sarei stato impotente. Invece grazie alla tradizione degli incursori, ho avuto il sangue freddo e le competenze per poter compiere il mio dovere”.

E quindi Amich rincara la dose: “quante vite si potrebbero salvare se tutto il personale delle forze dell’ordine, i pubblici ufficiali, perfino il personale docente delle scuole fosse addestrato a fare simili interventi? Statisticamente è difficile che nel momento di una disgrazia ti passi accanto un ex Folgore… E invece giusto oggi mi hanno riferito che le maestre degli asili nido del Comune di Roma (e non solo) non hanno corsi gratuiti di disostruzione nel caso in cui un bambino si strozzi ingoiando un oggetto. Solo le titolari fanno un corso di “primo soccorso”, che comunque non comprende la disostruzione. Le supplenti, nemmeno quello. In compenso, dall’anno scorso il Campidoglio ha attivato dei corsi di “decostruzione degli stereotipi di genere”, in altre parole di teoria gender…”

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