Fisichella e il pensiero di De Maistre: uno sguardo al domani

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Foto di Grégory ROOSE da Pixabay

Joseph de Maistre, illustre filosofo, esponente politico e diplomatico savoiardo di lingua francese, rappresenta un punto di riferimento imprescindibile nel panorama del pensiero europeo tra fine Settecento ed inizio Ottocento. La sua attività istituzionale, prima ancora che filosofica, si sviluppa in seno ad un periodo molto complesso e travagliato: la Rivoluzione Francese. Fu in questo frangente che manifestò il proprio dissenso verso i rivolgimenti politici in atto, criticando da una parte la corruzione di nobili e gerarchie ecclesiastiche, dall’altra il ricorso a mezzi tanto regressivi volti a reprimerli.

Troppo spesso, però, la figura di de Maistre ha conosciuto un giudizio elusivo e assai sommario da parte degli studiosi: tacciato di mero nozionismo, alla stregua di un reazionario, avulso da spunti riflessivi originali e poco propenso ad una revisione critica delle tesi elaborate. Tutto ciò si è rivelato quanto mai inverosimile. Joseph de Maistre è stato riscoperto e rivalutato negli ultimi decenni soprattutto grazie al contributo di Domenico Fisichella, importante politologo e docente universitario. Lo studioso messinese, già fondatore di Alleanza nazionale nel 1994 e Ministro per i beni culturali e ambientali nello stesso anno, annoverato tra i padri nobili del conservatorismo italiano, ha saputo discernere con una lucida analisi critica le circostanze biografiche di Joseph de Maistre, dedicando alcuni volumi alla sua persona (Joseph de Maistre, pensatore europeo, Laterza, 2005; Sovranità e diritto naturale in Joseph de Maistre, Pagine, 2017).

Il bistrattato filosofo si è rivelato un individuo poliedrico e sapiente, dotato di una brillante capacità interlocutoria e arriso da un’inaspettata joie de vivre. Un amante del pluralismo e del dialogo, dal contegno molto più “democratico” di quanto si potesse pensare in passato. Il pensiero del filosofo savoiardo, antitetico al positivismo di matrice illuminista e al rivoluzionarismo giacobino, vede nello Stato il proprio fondamento. Ma non in uno Stato dispotico, asfissiante ed illiberale, bensì in un autorevole interprete della crisi, che sappia porsi da contraltare ai moti che minano la stabilità politica e sia in grado di garantire l’equilibrio tra le sue parti.

Convinto assertore del Giusnaturalismo, eredita le basi della visione di Ugo Grozio, ritenendo che la socialità sia una caratteristica insita e ineludibile nell’uomo, e in quanto tale debba contrastare con il radicalismo civile propugnato da certi rivoluzionari. Significativo l’apporto di Montesquieu, teorico di un sistema politico basato sulla tripartizione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario, una prospettiva affine al bilanciamento delle istituzioni concepito da de Maistre. La visione demaistriana e la garanzia liberaldemocratica di Montesquieu si fondono dunque in un binomio inscindibile, alla base del moderno pensiero europeo.

Sebbene de Maistre sostenesse la preminenza della monarchia rappresentativa sulla democrazia parlamentare, le sue considerazioni possono essere trasposte ad un contesto democratico e parlamentare, dato lo spessore non indifferente delle stesse. Al sistema istituzionale che ben conosciamo, è doveroso, secondo il filosofo, designare composizione e competenze specifiche,in modo da rappresentare compiutamente gli interessi di tutte le classi sociali.

Appare inevitabile un raffronto con la situazione politica contemporanea. A partire dai primi anni ’90, si è assistito nel nostro Paese all’affermazione di forze politiche secessioniste, in un panorama totalmente estraneo alla cosiddetta prima Repubblica. Purtroppo, le premesse per una corretta riforma istituzionale furono presto tradite al grido di slogan istrionici e farseschi, la cui dubbia efficacia ebbe scopi meramente folkloristici anziché ideali.

Ancora oggi ne subiamo le conseguenze. All’Italia è mancato lo sviluppo di un moderno federalismo aggregativo, come avvenuto invece in Germania, Svizzera e Stati Uniti. La crisi politica italiana dipende anche da ciò: eccessivo provincialismo, assenza di connettività e inefficienza burocratica, a fronte del più chiaro quadro istituzionale riscontrabile nel resto d’Europa e non solo. Può sembrare paradossale, ma le tesi di Joseph de Maistre, nonostante l’intento almeno in parte restauratore, rappresentano un patrimonio a cui attingere per riconoscere l’importanza delle istituzioni e acquisire maggior senso dello Stato, oggi quasi perduto. È necessario impedire lo svilimento delle nostre istituzioni ed opporsi alle contraddizioni di una società atomistica, tanto effimera quanto pericolosa.

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