Frosinone celebra Bragaglia creatore del fotodinamismo in fotografia

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Il 31 marzo a Frosinone, Comune aderente alla Rete delle Città Identitarie, è stato presentato il libro “Anton Giulio Bragaglia – Tra innovazione e tradizione”, scritto dal prof. Amedeo Di Sora, attore e regista teatrale. L’evento è stato organizzato da CulturaIdentità Frosinone, con la partecipazione del responsabile nazionale Antonio Abbate. L’autore del libro, intervistato dalla brava Alessandra Leo, ha incantato il pubblico raccontando la vita di Anton Giulio Bragaglia e spiegando la grande importanza della sua figura, ad oggi non adeguatamente conosciuta ed apprezzata nella sua stessa città. Si è parlato di teatro, di futurismo e di identità locale. E’ intervenuto anche il Dr. Riccardo Mastrangeli, sindaco di Frosinone, il quale ha portato il dovuto omaggio della Città al suo illustre e geniale concittadino.

Anton Giulio Bragaglia è stato un artista eclettico del Novecento che ha dato dimostrazione del suo genio nei più diversi settori della cultura. E’ nato a Frosinone nel 1890 da Francesco Bragaglia, poeta in vernacolo e direttore artistico della Cines, e Maria Tassi Visconti, famosa archeologa. Entrambi i genitori influenzarono in modo decisivo Anton Giulio, e i suoi fratelli Arturo (attore), Carlo Ludovico (regista, sceneggiatore e fotografo) e Alberto (pittore firmatario del manifesto del Futurismo). Una famiglia con un DNA assolutamente caratterizzato dal talento e dal genio artistico.

Fu un convinto sostenitore del movimento futurista e, come tale, contribuì alla frantumazione e al profondo rinnovamento degli schemi ottocenteschi in tutti gli ambiti in cui ha operato.

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Creò il fotodinamismo, tecnica fotografica con cui si dava vita e movimento alla fissità dell’immagine fotografica. Per questo motivo viene espressamente citato nel sito del MOMA.

Nel 1916 girò il film “Perfido incanto”, considerato come il primo film d’avanguardia in assoluto. Fondò il mensile “La Ruota” su cui scrissero, tra gli altri, D’Annunzio, Kipling, Serao, Prampolini, Pirandello e Deledda. Insieme al fratello Carlo Ludovico aprì la casa d’Arte Bragaglia in Via Condotti. Si trasferì poi in una cantina in Via degli Avignonesi dove, seguendo il talento della madre, scoprì le terme di Settimio Severo. Il sito fu quindi adattato ed utilizzato, contemporaneamente, come Galleria d’arte, teatro e ristorante. Praticamente il primo esempio di locale underground.

In Via degli Avignonesi furono organizzate centinaia di mostre artistiche dadaiste, cubiste, futuriste, retrospettive, moderne, classiche e di arte grafica. Nel 1923 vi fu creato il Teatro degli Indipendenti i cui decori furono commissionati a Balla e Depero. Il teatro divenne un punto di riferimento per le avanguardie e vi fu rappresentato di tutto: commedie, tragedie, balli, pantomime, danze, spettacoli di marionette, prosa e poesia. Andarono in scena capolavori di Pirandello, Vergani, Alvaro, Marinetti, Rosso di San Secondo, Strindberg. In particolare nel 1923 vi fu rappresentata la prima dell’“Uomo dal fiore in bocca”. Gli spettacoli iniziavano alle 21 per terminare alle 8 del mattino, intrattenendo intellettuali, artisti, giornalisti, aristocratici e gerarchi fascisti. Fu la prima music-hall. Non è un caso che il Teatro Bagaglino sia stato chiamato così proprio in omaggio ad Antonio Giulio Bragaglia (il nome originario era Bragaglino che fu successivamente modificato per motivi legali).

Nel 1931 realizzò il suo unico film sonoro “Vele ammainate”. Ha scritto numerosi saggi dedicati al teatro. E’ stato regista lirico e ha diretto “Le maschere” di Mascagni

Nel 1954 fondò il Piccolo teatro di Bari e nel 1959, un anno prima di morire, fu eletto presidente dell’Associazione Nazionale registi e scenografi.

Ha scritto di lui Malaparte: “… bisogna andare col pensiero a quella che, intellettualmente e artisticamente era povera, bigotta, parruccona, provinciale, filistea, piccolo borghese Italia di allora per capire tutta l’importanza che Anton Giulio Bragaglia e il gruppo di giovani intorno a lui, hanno avuto nel rinnovamento dell’arte e della letteratura italiana …”

Un gigante assoluto della cultura del novecento che fu sempre profondamente legato alla sua terra di origine. Nel saggio “Cioce con le ali” (titolo che fa un collegamento tra le Cioce e i calzari del Dio Mercurio) racconta la Ciociaria manifestando tutto il suo amore per la sua terra di origine. Interessante è la parte in cui descrive l’importanza e l’influenza del teatro volsco e della lingua volsca per il teatro latino. A conclusione del saggio, Anton Giulio Bragaglia afferma con orgoglio di avere sempre voluto essere considerato un Ciociaro in tutte le capitali di Europa, Asia ed America dove è stato e dove andrà durante sua vita di emigrante.

Il gruppo di CulturaIdentità Frosinone è dunque orgoglioso di aver contribuito a riscoprire e a far conoscere sempre di più la figura di Anton Giulio Bragaglia, organizzando, in suo onore una meravigliosa serata nella sua città di origine. Grazie a tutti coloro che sono intervenuti.

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