Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivato a Nuoro per celebrare ufficialmente il centenario dell’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura a Grazia Deledda. Un appuntamento istituzionale, un vero e proprio atto di amore – nel giorno di San Valentino – verso la scrittrice che, nel 1926, portò il nome della Sardegna sul tetto del mondo. La visita, pur concentrata in mezza giornata, toccherà i luoghi cardine dell’identità nuorese. Il Capo dello Stato renderà omaggio con una tappa presso la Casa Museo di Grazia Deledda nel rione San Pietro, prima di presenziare alla cerimonia solenne prevista alle 11 al Teatro Eliseo. La visita di Mattarella a Nuoro — l’Atene della Sardegna — suggella un legame indissolubile, rendendo omaggio a una donna che ha saputo trasformare il micro-cosmo della Barbagia in uno scenario universale di passioni, colpe e redenzioni.
Un profilo storico e letterario
Nata a Nuoro il 27 settembre 1871, Grazia Deledda ricevette un’istruzione formale limitata alle elementari, proseguita da autodidatta – riuscendo a padroneggiare l’italiano e il francese – e alimentando una profonda passione per la letteratura. Iniziò la sua carriera giovanissima come autrice di racconti e, a soli 21 anni, debuttò nel mondo del romanzo con Fior di Sardegna. Nel 1900 scelse di stabilirsi definitivamente a Roma. L’apice della sua produzione arrivò nel 1913 con Canne al vento, opera magistrale che esplora l’impotenza umana di fronte a un destino inesorabile. Il suo straordinario talento le valse, nel 1926, il Premio Nobel per la letteratura: fu la seconda donna al mondo a riceverlo e, a oggi, resta la prima e unica italiana a essere stata insignita di tale onorificenza. Cent’anni fa, il 10 dicembre del 1926, l’Accademia di Svezia consacrava la Deledda “per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano”. La scrittrice si spense a Roma nel 1936, sconfitta da un tumore al seno; il suo volume autobiografico, Cosima, fu pubblicato postumo l’anno seguente.
Un’identità scolpita nel vento e nel granito
Leggere Grazia Deledda significa immergersi in un’identità sarda che è, al contempo, ancestrale e modernissima. Le sue opere sono autentici scavi psicologici profondi, dove il territorio è protagonista quanto gli uomini che lo abitano. In capolavori come Canne al vento, l’identità isolana emerge nella fragilità dell’essere umano di fronte al destino, proprio come le canne in balia del vento lungo i fiumi sardi.
La Barbagia della Deledda è il luogo dell’anima per eccellenza, i cui protagonisti sono guidati dal senso dell’onore e dal peso del peccato. Non si può dimenticare Elias Portolu, il racconto di un tormento interiore che si intreccia indissolubilmente con le tradizioni di una Nuoro arcaica, o Cenere, che esplora il dolore del distacco e la forza dei legami di sangue. Attraverso titoli come La Madre e Marianna Sirca, la scrittrice ha raccontato una terra fatta di silenzi, di rocce aspre e scoscese e di un’umanità fiera che ha saputo resistere alle tempeste della storia rimanendo immutata.






Il messaggio per il futuro
La presenza di Mattarella a Nuoro, tra le sale del Museo Deleddiano – nella casa natale della scrittrice – e le strade del rione San Pietro, diventa l’emblema di un messaggio forte e potente di identità. Essere radicati nella propria terra e, insieme, universali: Grazia Deledda ne è un esempio luminoso. Il centenario del Nobel (1926-2026) sarà l’occasione perfetta per riscoprire quell’ “isola del sonno e del silenzio” che, attraverso la penna della sua figlia più illustre, continua ancora oggi ad aprirsi al mondo intero restando autentica.
















