La Befana, festa mistica e concreta: come gli italiani

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Quella della Befana è una festa italiana per eccellenza, non solo perché si celebra solo qui da noi, ma per il suo essere un incrocio di pagano e di cristiano. In più, se consideriamo che la festa religiosa ufficiale è quella della Epifania, cioè dell’apparizione di Gesù e che al contempo si incensa l’arrivo dei Re Magi, nella giornata del 6 gennaio si intrecciano antica Roma e cattolicità, oriente e occidente, misticismo e culto della concretezza tipico della civiltà latina. Che delle donne volassero di notte nei dodici giorno che separavano il solstizio del 25 dicembre lo pensavano gli antichi romani, ma forse la credenza era precedente e folklorica, tanto che è sopravvissuta all’Impero romano e persino al cristianesimo, nonostante questi l’avesse proibita: essa si è cristianizzata, ma restando profondamente altra, ed è forse l’unica festa nazionale davvero pagana. Come scrive Alfredo Cattabiani in Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno (Rusconi, 1994) “il suo nome deriva dall’aferesi del latino Epiphania …tentativo evidente di cristianizzare il misterioso e inquietante personaggio”. Che in alcune parti d’Italia viene, rappresentato da un pupazzo, segato o più spesso bruciato. Questo porta sempre Cattabiani a ipotizzare che la Befana sia “la sopravvivenza di una figura arcaica, simbolo di Madre Natura che, giunta alla fine dell’anno, invecchiata e rinsecchita, è una ‘comare secca’ da segare o briciare”. Infatti fino a qualche secolo fa l’anno legale cominciava all’inizio di gennaio, quindi la festa del rogo della vecchia, chiamata non a caso stria, era quella di fine anno.

Il fascismo, che cercò di edificare una idea di italiano che recuperasse le origini pagane, istituì non a caso dal 1928 la festa della Befana fascista, che distribuiva doni ai bambini poveri. L’idea fu del segretario del Pnf in quel momento, Augusto Turati, resosi conto nei suoi viaggi quanto la festa della Befana fosse diffusa nel paese: ma già nel 1922 il pittore Lorenzo Viani aveva dipinto una vecchietta che regala una bambola cucita assiemo a un ritratto di Mussolini – e siamo poche settimane prima della marcia su Roma. Non a caso, un altro leader che ha fatto la storia nel paese (diverso da Mussolini però!), Bettino Craxi, da presidente del Consiglio, ripristinò nel 1985 la festa della Epifania, in seguito anche alla revisione del Concordato che aveva appena firmato con il Vaticano.

Insomma la notte tra il 5 e il 6, tra “apparizioni” (questo in greco vuol dire epifania), maghi reali che si muovono, vecchie che volano, è forse una delle più mistiche dell’anno: ma di una mistica concreta, o di un concretismo mistico, che è tanta parte della identità italiana.

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