La generazione del Covid è caduta nella Matrix

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Uno studente 18enne di una scuola superiore di Fano, mercoledì si era incatenato al banco per protestare contro l’obbligo di indossare la mascherina in classe. L’intervento dei docenti prima e della polizia dopo non è bastato a scoraggiare il ragazzo, per il quale è scattato il Tso. Ricoverato nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Pesaro, è stato dimesso solo qualche giorno dopo.

La vicenda naturalmente ha suscitato le reazioni indignate del mondo politico e della società civile che si interrogano sulla opportunità di una simile decisione e sulle conseguenze psicologiche per il giovane. “La cosa più terrificante in questa storia è stata l’assenza totale di reazione che si è registrata”, ha commentato in un’intervista il prof. Meluzzi, che ha proseguito “siamo arrivati al punto che questo imbarbarimento politico-sanitario degenerato con l’affermazione di quello che io definisco un regime medico-politico- poliziesco, ci ha condotti a considerare accettabile o addirittura giusta anche una simile mostruosità. Siamo alla follia collettiva“. E proprio sull’impatto delle restrizioni anti covid sui giovani, è intervenuto lo psichiatra nel nostro numero di maggio con un approfondimento tutto da leggere. Ecco un piccolo estratto (Redazione) :

La chiusura nel virtuale e l’esaltazione della fluidità. Alessandro Meluzzi denuncia un disegno di “trasformazione antropologica” che coinvolge i giovani
I giovani nei lunghi mesi di reclusione della pandemia hanno sperimentato – come soggetti passivi, più che come protagonisti – alcune dinamiche di cambiamento antropologico. La chiusura degli spazi fisici ha esasperato quella tendenza al virtuale che già aveva dolorosamente colpito alcuni soggetti fragili, ma ancora isolati, come gli hikikomori giapponesi: ragazzi reclusi nelle loro camerette, attaccati al cordone ombelicale artificiale di un computer. Il mondo post-covid rischia di apparire per certi aspetti simile a quello descritto da film di fantascienza come “Matrix”.

Lo psichiatra Alessandro Meluzzi è molto duro nei confronti di un modello culturale che oggi esalta da un lato la reclusione virtuale, dall’altro la fluidità dei generi, come pure la riduzione del Sacro a messaggio ecologista. Il suo sospetto è che sia in atto un processo di distruzione delle personalità concrete e di riduzione degli spazi di libertà individuali. Un quadro a tinte fosche, che sembra riecheggiare alcuni film distopici (“Matrix” appunto, ma anche “Blade Runner” o il divertente “Demolition Man” di Stallone) e che contrasta con la speranza di un covid che ci avrebbe reso migliori.

Ci avevano detto che la pandemia ci avrebbe reso diversi, forse addirittura più buoni e invece
La pandemia non ci ha reso più buoni, ma sicuramente ci ha reso diversi…

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