La guerra a tutto campo tra sovranisti e globalisti

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Il merito di Valerio Benedetti è quello di aver messo nero su bianco un testo solido, dettagliato e abbondate sul Sovranismo. Il titolo è appunto quello ed è pubblicato per i tipi di Altaforte (Roma, €23). Un testo che mancava e non per una svista. Ma per una colpevole sciatteria banalizzante che evita accuratamente di mettere alla prova la ragion critica. Non è un caso se negli scaffali delle librerie siano pressoché assenti i titoli che vogliano spiegare, a partire da un coefficiente di complessità rispettabile, uno dei fenomeni di più vasta portata della recente storia politica contemporanea. 

A parte titoli quasi esclusivamente in negativo, c’è davvero poco. Carlo Galli fornisce quell’eccezione di qualità che conferma un andazzo in linea con un certo conformismo che da tempo attanaglia tutti i campi scientifici, soprattutto in Italia.  

Innanzi tutto è doverosa una premessa: Valerio Benedetti si definisce sovranista (benché assai critico con i trumpisti de noantri). Ciò significa che il suo studio si staglia all’interno di una cornice ben precisa. Saperlo aiuta a scorrere con maggior libertà un testo che può assolvere a più funzioni. Per chi milita in formazioni partitiche e non che abbracciano un sovranismo sine glossa, è lo strumento per andare oltre al caos dello sloganismo. Una funzione non da poco, perché può servire a oggettivare del parole altrimenti destinate al solo movimento. Poi c’è un altro livello di lettura, assi più carico di rimandi, citazioni e nessi causali. 

Se è vero che in atto c’è uno scontro feroce tra sovranisti e globalisti (Benedetti la vede con chiarezza, quasi fossero due squadre schierate in campo), questa divaricazione deve corrispondere a una storia ben precisa, che è quella della globalizzazione. Due tipologie umane, due culture differenti. Due modi di intendere praticamente tutto. Dal concetto di patria, alla percezione degli spazi, all’idea di tempo e morte. Una guerriglia filosofica che viene da lontano. Che ha le sue radici nell’illuminismo, ma vive un suo profondo superamento in nome di quel neoliberismo dominante che ha fagocitato le voci dissenzienti (marxisti e socialisti).

Il sovranismo non si pone come un pensiero autonomo, sistematico, ma vive evidentemente di reazione. Razione innanzitutto a quel dissolvimento dell’ingrediente sovranità che garantiva ad una data e ben individuabile comunità umana la possibilità di sopravvivere a se stessa, darsi degli obiettivi comuni e cavalcare con ottimismo il futuro. 

Anche Benedetti rilegge il globalismo in negativo. Una lettura probabilmente necessaria per mettere assieme più fenomeni che hanno scandito gli ultimi 70 anni di storia europea. Una storia fatti dei nessi concatenati (dall’immigrazione, al mercato unico, al collasso delle sinistre, alla ricetta ordoliberista). Un viaggio tra dottrine e orientamenti pratici che, guardando all’attuale momento storico (quello pandemico), ci dice quanto siano funzionali le crisi affinché i processi di desertificazione culturale possano conoscere un’accelerata. 

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