C’è chi ha detto che la grande musica sinfonica non è morta sotto le bombe della Seconda guerra mondiale (e il suo cadavere poi cremato nella Scuola di Darmstadt costruita dagli uffici psy-op americani per distruggere la tradizione musicale tedesca), semplicemente si è trasformata nelle colonne sonore cinematografiche.
Il commento musicale al grande schermo era una nuova vita per la musica sinfonica, già presa d’assalto dalla dodecafonia e trasformata in un rito osceno per intellò. Non a caso il musicista del Novecento che ha inaugurato l’era delle colonne sonore, Sergej Prokof’ev, nonostante avesse scritto alcuni lavori sperimentali, aveva mantenuto in gran parte delle sue opere un fortissimo legame con la tradizione russa, anche per ossequio alle direttive di partito. Le sue colonne sonore – in particolar modo “Aleksandr Nevskij” e “Ivan il Terribile” (entrambi per pellicole di Sergej Eisenstein) – sono unanimemente considerati dei capolavori.
In Italia, 20 anni dopo Prokof’ev, è Giovanni Rota Rinaldi, al secolo Nino Rota, a passare dal mondo della composizione pura a quella delle colonne sonore. Nato a Milano il 3 dicembre di 114 anni fa, è stato uno dei compositori italiani più importanti e versatili del Novecento. Autore di oltre 150 colonne sonore, ha firmato la musica di film che sono entrati nella storia del cinema: da Fellini a Visconti, da Coppola a Zeffirelli, fino a Eduardo De Filippo e Renato Castellani. Eppure, la sua produzione non si è limitata al cinema: ha composto opere liriche, balletti, musica sinfonica, da camera e sacra, dimostrando una straordinaria capacità di passare dal registro colto a quello popolare senza mai perdere la propria voce.
Nato in una famiglia di musicisti (la madre era pianista), Nino Rota mostrò fin da bambino un talento eccezionale. A 11 anni compose il suo primo oratorio, “L’infanzia di San Giovanni Battista”, e a 15 anni la sua prima opera lirica, “Il principe porcaro”, ispirata alla fiaba di Andersen. Studiò prima al Conservatorio di Milano con Ildebrando Pizzetti e poi a Roma con Alfredo Casella, due dei massimi compositori italiani dell’epoca. Nel 1930-1932 si trasferì negli Stati Uniti grazie a una borsa di studio, frequentando l’Accademia di Filadelfia.
Tornato in Italia, si laureò in Lettere all’Università di Milano con una tesi su Gioseffo Zarlino, il grande teorico musicale del Rinascimento, mostrando già quella fusione tra erudizione e creatività che caratterizzerà tutta la sua vita. Nel frattempo Rota aveva già incontrato l’amore della sua vita: il cinema. Nel 1933 compose l’accompagnamento musicale per il film “Treno popolare” di Raffaello Matarazzo, dove con grande versatilità oltre alle parti strumentali scrisse anche una canzonetta, omonima del film, che riscosse un certo successo di pubblico.
Allievo di Casella, Nino Rota rifiutò gran parte delle teorie avanguardiste del XX secolo, in particolare la dodecafonia. Rimase sempre legato a una scrittura tonale, evitando così quell’astrattismo intellettualoide che segnò la musica “colta” del secolo scorso, segnando il distacco fra il pubblico e i musicisti (basti ricordare come fossero “pop” gli autori operistici dell’Ottocento, a petto dell’isolamento nelle torri d’avorio degli autori d’avanguardia novecenteschi, in particolare quelli usciti o influenzati dalla già citata Scuola di Darmstadt). A testimonianza del suo profondo rapporto con la tradizione – in tutti i sensi – viene non a caso spesso citato l’oratorio “Mysterium“, scritto nel 1962 sui testi in latino dell’esoterista e legionario fiumano Vincenzo Verginelli (soprannominato “Vinci” da d’Annunzio) e commissionato dalla Pro Civitate Christiana di Assisi. Con Verginelli, Rota aveva stretto un fecondo sodalizio artistico e intellettuale, entrambi affascinati dall’ermetismo, che portò alla composizione di un’altra opera sacra – “Vita di Maria” (1970) – e di una dedicata alla Città Eterna, “Roma capomunni” (1970-71).
Dopo la guerra, Rota inaugurò il sodalizio che ha definito la sua carriera: quello con Federico Fellini. Dal 1952 (“Lo sceicco bianco”) fino al 1979 (“Prova d’orchestra”), Rota ha composto le musiche di quasi tutti i film del regista riminese. Rota ha firmato quella che può ben definirsi una delle colonne sonore dell’intera Italia del boom, non solo del cinema felliniano: la celebre marcia circense di “8 e mezzo”, il valzer malinconico e ipnotico de “La dolce vita”, le note di nostalgia, umorismo e tenerezza in “Amarcord”. In quella impareggiabile stagione del cinema mondiale che fu il dopoguerra italiano, Rota fu autore anche delle musiche per Luchino Visconti, con “Rocco e i suoi fratelli” (1960) e “Il Gattopardo” (1963), mentre nel 1968 compose le musiche per il film “Romeo e Giulietta”, di Franco Zeffirelli.
“Il collaboratore più prezioso di tutti, posso rispondere senza riflettere, era Nino Rota”, confessava Fellini alla “Stampa”. “Tra noi c’è stata un’intesa piena, totale, fin da Lo sceicco bianco, il primo film” continuava il regista nato a Rimini cento anni fa. “Io mi ero deciso a fare il regista e Nino esisteva già come premessa perché continuassi a farlo. Aveva una immaginazione geometrica, una visione musicale da sfere celesti, per cui non aveva bisogno di vedere le immagini dei miei film. Quando gli chiedevo quali motivi avesse in mente per commentare questa o quella sequenza, avvertivo chiaramente che le immagini non lo riguardavano: il suo era un mondo interno, in cui la realtà aveva scarsa possibilità di accesso”.
Nel 1975 Nino Rota vinse l’Oscar per la migliore colonna sonora originale con “Il Padrino – Parte II” di Francis Ford Coppola. In realtà, la celebre “tromba solitaria” del tema principale era già apparsa nel film “Fortunella” (1958) di Eduardo De Filippo: per questo motivo, nel 1973 l’Academy aveva squalificato la nomination per il primo “Padrino”. Coppola insistette però per riutilizzare il tema nel secondo capitolo, arrangiandolo diversamente, e finalmente Rota ottenne il meritato riconoscimento (condiviso con Carmine Coppola, padre del regista e co-autore della colonna sonora).
Rota è morto improvvisamente a 67 anni, nel 1979, mentre stava lavorando alla musica di “Prova d’orchestra” di Fellini.Oggi la sua musica è ovunque: dai concerti sinfonici, alle rassegne di musica da film, nei meme su TikTok (il tema de “Il Padrino” è probabilmente fra le suonerie di cellulare più usata al mondo), nei carillon…


















