La patologia psichiatrica dell’antifascismo eterno

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Qualcuno dice che l’allarme fascismo finirà ora che la tornata elettorale è dietro le spalle. Non ne sono del tutto convinto. Anzi, a dirla tutta penso che bisognerebbe scrivere – per rispondere al famigerato libretto di Umberto Eco – un piccolo saggio intitolato “L’antifascismo eterno”, al fine di indagare una patologia che da troppo tempo affligge la nostra nazione. No, lo spauracchio fascista non tornerà in soffitta: resterà lì, a portata di mano, buono per essere ripescato alla bisogna. Funziona così da anni: ogni volta che bisogna svilire e demonizzare qualcuno, lo si accusa di rimpiangere il Duce o di volerlo imitare. E’ accaduto a Bettino Craxi, quindi a Silvio Berlusconi, poi a Matteo Salvini, infine a Giorgia Meloni.

In quest’ultimo caso, il giochino è stato fin troppo smaccato. L’orda nera è stata evocata un paio di giorni prima delle Amministrative con un unico, evidente fine: colpire a morte Fratelli d’Italia. I giornalisti di Fanpage – con il simpatico atteggiamento di chi pensa di meritare il Pulitzer – si sono divertiti a “indagare” una terribile “lobby nera” che opererebbe a vantaggio di FdI (e pure della Lega) in Lombardia. Tale lobby nera, in realtà, non è nemmeno una lobby. Anzi, si riduce alle scomposte (e molto discutibili) esternazioni al bar di Roberto Jonghi Lavarini, da decenni attivo a Milano. Uno che notoriamente ama tramare nell’ombra, tanto che di dichiarazioni sul fascismo e sul nazismo ne aveva fatte a bizzeffe sulle tv locali lombarde e perfino alla Zanzara. Bastava digitare il suo nome sulla Rete per rendersi conto di chi fosse realmente.

La vicenda, in effetti, si è sgonfiata a stretto giro, mostrandosi a tutti per la pagliacciata che era. Grazie al Cielo, gli elettori sono più intelligenti di come gli editorialisti di sinistra amano dipingerli, dunque la fregnaccia non ha avuto particolari effetti sul voto. Ne ha avuti, però, su alcuni esponenti di FdI. E ha costretto la Meloni e vari dirigenti del partito a sottoporsi all’ennesimo esame del dna a beneficio di telecamera.

Ed eccoci al punto. La psicosi fascismo è come il covid: dobbiamo imparare a conviverci, sapendo che il fronte progressista le proverà tutte per rendere strutturale l’emergenza. Volete qualche prova? Guardate come vengono trattate le manifestazioni contro il green pass: bastano duecento forzanovisti per trasformare la protesta di decine di migliaia di persone (protesta legittima e pacifica) in “eversione fascista”. Qualcuno (La Stampa) è arrivato a scrivere che in piazza sono scesi “ex brigatisti e nazisti”. Capite bene che qui non siamo più nell’ambito della politica, ma in quello della psichiatria. Nazista è Salvini se fa il suo mestiere e ferma i migranti. Nazista è la Meloni per definizione, anche se la cosiddetta “estrema destra” la considera “troppo moderata”. Nazisti sono i portuali di Trieste se protestano, e infatti vengono spazzati via dai getti degli idranti. Nazista è chiunque dissenta: lo stimato professore universitario, il giornalista, l’operaio… Chi non si piega al discorso dominante è sospettato di collaborazionismo con regimi defunti.

C’è un solo modo per uscirne: rendersi conto che non la smetteranno mai, e non cedere di un millimetro. Non bisogna prendere le distanze, scusarsi, giustificarsi. Non bisogna nemmeno perdere tempo a spiegare. L’inquisizione ha già emesso il verdetto, provare a discolparsi non serve. Bisogna, invece, mettere in discussione il tribunale dei sedicenti migliori, degli arroganti che non la finiscono mai di spargere infamia.

Si scusino loro, i geni di sinistra, della loro ideologia mortifera. La stessa che ha prodotto casi come Bibbiano, che impone il gender nelle scuole, che alimenta il sistema micidiale dell’immigrazione di massa. Si scusino per le balle raccontate sull’emergenza covid, e per i morti che i loro errori hanno procurato. Si scusino per i ravioli cinesi consumati in tv e per gli aperitivi. Si scusino per come hanno criminalizzato l’amor patrio, il rispetto della tradizione e l’orgoglio identitario. Si scusino per il continuo svilimento della democrazia che operano da decenni.

L’attuale antifascismo è una patologia psichiatrica. Chi ne soffre non va assecondato: va, semmai, aiutato a guarire.

1 commento

  1. Borgonovo,
    l’eventuale guarigione che lei da vero ottimista accarezza, purtroppo nelle attuali conoscenze scientifiche è impresa impossibile. Pertanto non possiamo che affidarci alla Divina Misericordia nella speranza da credenti che la gravissima forma di patologia psichiatrica di cui sono affetti per loro libera scelta venga risolta in un modo come nell’altro. Altro non possiamo fare.

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