Addio Ennio Doris, vero italiano che voleva una grande Italia

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SilvestroGenovesi, CC BY-SA 4.0 creativecommons.org, via Wikimedia Commons

Con Ennio Doris scompare uno protagonista di uno dei periodi più fulgidi della nostra storia recente, gli anni Ottanta e primi Novanta. Erano quelli di un’Italia fiera di sé, influente nel mondo, determinata e determinante, l’Italia di Bettino Craxi, di Giulio Andreotti, di Francesco Cossiga. L’Italia che con Gianni Versace (di cui ricorre a dicembre l’anniversario della nascita), di Giorgio Armani, di Gucci, di moltissimi altri, esportava la propria immagine nel mondo. L’Italia delle piccole e medie aziende, ma anche dei capitani coraggiosi e grandi imprenditori. L’Italia vivace, l’Italia della Milano da bere. L’Italia del sogno visionario di Silvio Berlusconi, delle sue tv ma anche dei suoi progetti urbanistici (lo vedremo tra poco). Ennio Doris, fondatore di Banca Mediolanum, nel 1982 con il nome di Programma Italia, fu il rappresentante di questa nazione straordinaria, fin dalla sua biografia. Diplomato ragioniere, dopo qualche anno di direzione generale di un’industria meccanica, nel 1969 iniziò la sua attività nella consulenza finanziaria, allora del tutto pionieristica. Fu l’incontro con Silvio Berlusconi nel 1981 a cambiare però la vita di Doris, visto che Finivest  faceva parte per metà del capitale iniziale di Programma Italia. Ma era la filosofia di questa nuova banca ad essere innovativa, come lo era Publitalia, il polmone della pubblicità guidato da Marcello dell’Utri. Chi è stato ragazzo negli anni Ottanta ricorda come, sulle tv del Cavaliere, apparissero spot pubblicitari di una banca. E già era una novità assoluta, soprattutto prima della legge che privatizzava gli istituti bancari. Poi vedere il fondatore e boss della banca in tv, Doris appunto, a convincere a seguirlo, era qualcosa che colpiva: all’epoca i banchieri non avevano volto, lui ne aveva invece uno pacioso e rassicurante – poi nel corso degli anni le pubblicità del gruppo Mediolanum sarebbero state sempre attente e precise. L’altra novità assoluta era questa: la banca che si avvicinava al cittadino. Oggi tutte le banche sono su misura del cliente. Allora no, gli istituti di credito erano entità tra il ministeriale e il sovietico, e quasi sembravano farti un favore se ti aprivano un conto, che pagavi salatissimo, per altro.

Parlavamo di  visione urbanistica. Come sanno tutti, Silvio Berlusconi è stato anche un urbanista, con le città giardino, Milano 2 costruita attorno a Mediaset. Ebbene a partire dagli anni Ottanta, e attorno alla sede centrale Mediolanum, cominciò ad esser costruita Milano 3.

SilvestroGenovesi, CC BY-SA 4.0 creativecommons.org, via Wikimedia Commons

Era, quella di Berlusconi e di Doris, una Italia degli individui, certo, ma non di individui atomizzati, soli e slegati dalla comunità. La ricchezza dei singoli individui arricchiva i tutta la comunità. Cosi come la finanza di Doris era ben diversa da quella che si sarebbe imposta con la globalizzazione, in cui Mediolanum seppe in ogni caso trovare posto. Era, soprattutto, un’Italia ottimista: mentre oggi dobbiamo scegliere tra le facce rettiliane degli ultra pro vax e i grugni e le urla dei no vax. Ci sono ancora uomini come Doris? Qualcuno saprà riportare in auge quello spirito, far ritornare grande l’Italia?

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