La sfida di Langella contro il mondialismo

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Il cristianesimo è una religione che dalla sua nascita fino ad oggi ha sempre avuto, come tutte le religioni, un orientamento di influenza verso la politica. La chiesa superati gli scrupoli rimasti al concilio vaticano II è all’apice del clericalismo facendo fronte comune con le forze moderate e progressiste. Con l’ex elettorato del pci e i radicali pentiti che elogiano Bergoglio come frontman di un cristianesimo globale, cosmopolita ed aperto al progresso e alle battaglie dei diritti civili e dell’immigrazione. Un fronte che è passato da stato e rivoluzione a stato e rivelazione.

Contro questa visione mistificatrice del cristianesimo e la distorsione mediatica del messaggio del papa si scaglia Julien Langella, militante e filosofo della destra alternativa francese che nel suo ultimo saggio, “Cattolici ed identitari” (PASSAGGIO AL BOSCO), analizza il rapporto tra cristianesimo ed identitarismo. Per Langella, il cattolicesimo è un baluardo di un panorama politico, che non ha partito, ma si riconosce in una critica al mondo globalizzato, alla frammentazione della società dei consumi, alle meta narrazioni del politically correct. Un cattolicesimo il suo, che passa da trono altare a Cristo e Comunità. I popoli non possono prescindere da una dimensione spirituale e religiosa, ma tale dimensione non è la “babele moderna”, ma un mondo di piccole patrie tra loro sorelle. Che rifiutano il concetto di nazionalismo a vantaggio di un patriottismo non aggressivo, unendosi in una fraternità che prende le distanze dalle ideologie totalitarie moderne (comunismo, nazismo) e dal globalismo.

Per il filosofo francese il grande merito del cattolicesimo è stato quello di integrare un messaggio universale con una rappresentazione fedele alle tradizioni locali. Dalle chiese giapponesi che riprendono lo stile della tradizione scintoista al culto dei santi che fonde e rielabora il substrato pagano. Il cattolicesimo di questa destra nuova francese abdica i riferimenti verticisti dei modelli autoritari, l’antisemitismo  e il disinteresse verso l’ambiente. Esso elegge come suo simbolo ideale di nazione lo stato di Israele ed il popolo ebraico, reinterpretando l’ecologismo come una priorità “patriottica”. Nell’opera è presente inoltre la rivalutazione della figura del papa, che viene visto in piena sintonia col messaggio cristiano tradizionale, molto attento ai popoli in via di sviluppo e critico verso il consumismo. Giudizio che cambia sul tema dell’immigrazione in cui essi sono su fronti opposti, poiché “il papa non è infallibile sui temi sociali” e vedono come tragica l’emigrazione a cui si oppongono fermamente. Nel libro infatti Langella descrive tesi molto discutibili e controverse sul tema etnico, parlando di “grande sostituzione”, di “meticciato mondialista” che assumono tratti deplorevoli e inconsistenti. Che poi si esasperano per quanto riguarda il tema del rapporto con l’islam.

In “Cattolici ed identitari” Julien Langella presenta un cattolicesimo politico alternativo e nuovo per lo schema europeo, italiano soprattutto, che riesce a spiegare il grande mutamento che sta avvenendo nella società francese in cui si affermano partiti e opinioni che fino ad allora erano minoritarie rispetto il dibattito pubblico. Notando più che le ombre della Vandea, la reazione ad una società che sembra ignorare le esigenze e le perplessità verso la fine della storia.

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