Lascino in pace l’ottimo Paolo Petrecca (che noia questi comitati di redazione)

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Quando un magistrato partecipava a eventi politici organizzati da un partito politico loro non dicevano niente. Quando un giornalista era ospite di convegni, incontri, feste, kermesse di partito, sempre loro, non dicevano niente. Non era un cittadino? Non poteva avere opinioni? Tutto bene, perché l’area progressista la questione morale ce l’ha nel sangue e se capita di incappare in una questione immorale come i trolley pieni di grano esentasse allora i progressisti fanno i piangina. E’ come parlare con gli scettici secondo Bertrand Russell, è inutile, tanto hanno sempre ragione loro. E infatti, se si invertono le parti oltre a loro il diluvio: se un giornalista che non sta dalla parte giusta osa essere ospitato a una kermesse di partito allora compie un atto sacrilego, è come la UE sotto attacco secondo la Metsola quando la Procura belga scopre il gioco dei cravattari, manco fossero gli aerei di linea che entrano nelle Twin Towers.

Non bastava stracciarsi le vesti perché Cristina d’Avena ha cantato a un evento di FdI (siamo sicuri che se l’avesse fatto alla Festa dell’Unità tutti zitti): Paolo Petrecca, Direttore Rainews24, venerdì scorso ha partecipato al panel “ISTRUZIONE, FAMIGLIA E SPORT: CRESCERE IL FUTURO DELL’ITALIA” in piazza del Popolo a Roma in occasione del decennale di Fratelli d’Italia insieme a tanti altri ospiti e questo è bastato al comitato di redazione di Rainews e al sindacato Usigrai di sollevare la fantomatica questione che qui diciamo morale e loro definiscono d’opportunità “in palese contrasto con il dovere di indipendenza cui è chiamato un direttore del Servizio Pubblico” (dal comunicato diramato).

Il direttore dunque è reo di avere opinioni, ha la colpa di esprimere liberamente le proprie idee in un confronto di carattere culturale e quindi secondo gli accusatori si collocherebbe al di fuori del servizio pubblico, peccato che gli accusatori siano gli stessi che non hanno mai alzato il ditino nei tanti casi di segno opposto. E con lui a finire nel tritacarne anche il ministro Sangiuliano, che quel giorno non era nemmeno fisicamente presente al convegno, accusato, sempre nella nota congiunta cdr-Usigrai, di essere stato nel recente passato ospite a convegni di partito quando era direttore di Rai 2.

No, non ci può essere libertà dall’altra parte se non sei della loro parte. E il merito non conta, anche quando i dati dimostrano che Rainews 24 sotto la tua direzione ha incrementato l’audience e cresce sempre più sul piano tecnologico.

No, non è importante, conta di più che il comitato del soviet supremo ponga questioni di opportunità sulla libertà di un direttore di esprimere le sue idee e fare informazione in un confronto di carattere culturale. Che noia questi comitati di redazione, se sei bravo ti tirano le pietre, se sei cattivo idem, non gli va mai bene niente, che barba che noia come diceva Sandra Mondaini…

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