Ma quale scuola tecnica, si torni alla riforma Gentile

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Che la scuola italiana sia in crisi da tempo è dimostrato dalla improvvida uscita del ministro Cingolani che, essendo alla guida di un Dicastero del Nulla, interviene spesso a gamba tesa nei territori degli altri ministri. Ma non deve essere un caso: anzi, egli per questa ragione è un po’ l’ideologo del governo e del draghismo. Alla cui base c’è certamente l’idea che la sovranità nazionale sia un ferro vecchio da archiviare il prima possibile. L’uscita sulle guerre puniche eccessivamente studiate, a detrimento dell’insegnamento “tecnico”, è infatti solo una metafora per dire che gli insegnamenti umanistici dovrebbero essere relegati in un canto. Discorso già sentito mille volte: solo qualche mese fa, ad esempio, Emma Bonino se l’era presa con l’insegnamento del latino e del greco, “inutili” a suo dire. Ai globalisti, per cui la sovranità nazionale è un’ubbia, per i cosmopoliti che si trovano più a casa a Helsinki o a Shangai che non in una città italiana (spesso chiamata “italietta”), le discipline umanistiche stanno in odio perché sono tendenzialmente storiche, mentre per loro non esiste il passato ma solo il futuro; perché sono legate alla lingua nazionale, mentre essi gradirebbero una scuola tutta in inglese, fin dalle elementari, come in Islanda; infine, perché fanno pensare. Le materie cosiddette tecniche (che sono cosa diversa da matematica, fisica) sono, appunto, tecniche, strumento di qualcosa. Ma se non c’è un pensiero che muova un’azione, non si sa neppure quale strumento utilizzare. Peraltro l’idea che l’arretratezza italiana evocata da Cingolani (un altro mito dei globalisti) sia prodotta dall’eccessiva presenza di studi umanistici nelle scuole è smentita se uno guarda i programmi di paesi come la Cina, in cui gli insegnamenti di carattere filosofico, etico, linguistico, hanno un peso assai importante. In un certo senso è davvero un déjà vu; nell’Italia di inizio Novecento, ministri e pedagogisti positivisti volevano una scuola “tecnica”. Poi arrivarono dei signori chiamati Benedetto Croce, Giovanni Gentile, Lucio Lombardo Radice, dei filosofi di primo livello, i primi due ministri della Istruzione, che con il loro pensiero approntarono quella che poi sarebbe diventata appunto la riforma Gentile. Che era di impronta fortemente umanistica, ma per questo era la più meritocratica di tutte, quella che preparò generazioni di eccellenti giuristi, letterati, filosofi, ma anche medici e ingeneri e tecnici. Purtroppo, negli anni Settanta quando la frequentò Cingolani, la scuola secondo il formato voluto da Gentile era già in crisi, evidentemente. Sarà il caso di ritornare a pensare a quel modello.

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1 commento

  1. Professor Gercasono, sottoscrivo ogni singola parola di questo suo magnifico editoriale. Non voglio aggiungere, anche se di importanza capitale, lo sconcio, l’assurdità e la follia della nomina del Professor Rubbia a Senatore a vita che non è stato minimamente cooptato e coinvolto da questo esecutivo come dai precedenti nell’elaborazione di contrasto alle decisioni dei vari governi del mondo che hanno decretato l’imposizione dei provvedimenti presi in sede internazionale sui c.d. “cambiamenti climatici”. Qualcosa di veramente indecente.

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