Ma quali riaperture, è vietato pure andare in bagno

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Cara amica, caro amico, sei libero finalmente. È arrivata la concessione del Politburo, del Sovrano del regno. Le zone gialle imperversano e quel lieve sapore metallico di manette allentate rende i tuoi polsi e i tuoi pensieri meno violacei e lividi. Dunque, quando uscirai di casa ora, puoi andare in un bar o al ristorante, per gustare un po’ di libertà e rendere la tua vita da suddito un po’ meno eccezione criminosa, un po’ meno capriccio umiliante.

Prenderai uno spritz oppure un bel bianco fresco, mentre ti allaccerai il cappotto nel tavolo all’aperto e dovrai fare i conti su quante masticate ti serviranno per finire in tempo, pagare la cena e fuggire a casa entro le 22.00 mentre i cani da guardia del regno ti corrono dietro. Mangia, bevi, goditela, prima che richiudano. Fatto? Ecco, benissimo. Senti uno stimolo? Meraviglioso! In bagno non ci potrai andare. Lo dice la legge, eh sì.

La legge dice che per non prenderti questo terribile virus, dovrai fartela addosso, in mezzo al traffico e sbrigarti anche perché poi scatta il verde. Oppure dovrai valutare l’intensità della tua urinata attraverso il pisciometro, strumento in vendita nei tabaccai al costo di 3 euro. Sì, perché nella magna lucidità che contraddistingue i provvedimenti scientifici, e ancor più quelli politici, di questa orribile avventura chiamata pandemia (ora giunta al suo livello adolescenziale: la punkdemia, quella del tutti contro tutti che si addossano responsabilità o salvezza per ragioni politiche.

Tipo quelli che pensano che chiedere l’annullamento del coprifuoco sia una reductio ad alcolum per poveri sciocchi, analfabeti di destra alcolizzati e capricciosi o che sia necessario fare un torto a Salvini, anziché salvare la residua lucidità mentale degli italiani cittadini de iure e sudditi de facto), si può notare, come riporta anche Il Sole 24ore – foto che facendo il giro dei social – , che le faq di Palazzo Chigi specificano: in linea generale “l’uso dei servizi igienici posti all’interno dei bar e dei ristoranti, non può essere consentito, salvo casi di assoluta necessità”. Valutate bene, quindi, quanto bere, cosa mangiare; valutate bene quanto ci metterete ad arrivare da casa al ristorante, se fa troppo freddo o si sta bene; valutate se andarci al ristorante, a questo punto…


Caro comune mortale, tu non puoi andare in bagno. Perché a defecare ci può andare solamente certa politica.

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Emanuele Ricucci
Emanuele Ricucci è nato a Roma il 23 aprile 1987. Lavora per la comunicazione di Vittorio Sgarbi, di cui è tra gli assistenti, ed è collaboratore per la comunicazione del Gruppo Misto Camera dei deputati (NI-U-C!-AC). Scrive di cultura per Libero Quotidiano, per Il Giornale e per il mensile CulturaIdentità. Ha scritto, tra gli altri, per Il Tempo e Candido, mensile di satira fondato nel 1945 da Giovannino Guareschi. È autore di satira ed è stato caporedattore de Il Giornale OFF, approfondimento culturale del sabato de Il Giornale e nello staff dei collaboratori “tecnici” di Marcello Veneziani. Ha studiato Scienze Politiche e scritto cinque libri: Diario del Ritorno (Eclettica, Massa 2014, con prefazione di Marcello Veneziani), Il coraggio di essere ultraitaliani. Manifesto per una orgogliosa difesa dell’identità nazionale (edito da Il Giornale, Milano 2016, scritto con Antonio Rapisarda e Guerino Nuccio Bovalino), La Satira è una cosa seria (edito da Il Giornale, Milano 2017) e Torniamo Uomini. Contro chi ci vuole schiavi, per tornare sovrani di noi stessi (edito da Il Giornale, Milano 2017). Questi ultimi prodotti e distribuiti in allegato con Il Giornale. Antico Futuro. Richiami dell’origine (Edizioni Solfanelli, Chieti, 2018, scritto con Vitaldo Conte e Dalmazio Frau) e, da ultimo, Contro la Folla. Il tempo degli uomini sovrani (con critica introduttiva di Vittorio Sgarbi). Dal 2015 scrive anche sul suo blog Contraerea su ilgiornale.it. È stato direttore culturale del Centro Studi Ricerca “Il Leone” di Viterbo ed è attualmente responsabile dell'Organizzazione Nazionale di CulturaIdentità

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