Milano 3: quel sogno nel verde divenuto realtà

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A poche ore dal funerale di Silvio Berlusconi che inventò Milano 2 e Milano 3. Segnaliamo che il neo sindaco di Basiglio, che ha vinto le recenti elezioni ammnistrative sostenuto da una lista civica appoggiata dal PD, in un primo momento aveva soprasseduto rispetto alla decisione di tenere le bandiere istituzionali a mezz’asta il giorno dei funerali in segno di cordoglio, salvo poi ritornare sui propri passi dopo la rimostranza dei cittadini

E pensare che gli “ambientalisti” si opposero mentre altrove si cementificava

Era il 1980 quando nel sud Milano cominciavano le colate di cemento. Ovunque venivano costruiti quartieri enormi che hanno in molti casi raddoppiato la popolazione residente. A Basiglio invece partivano i lavori per la realizzazione di Milano 3, la cittadella più verde d’Italia e certamente fra le più famose al mondo per questa sua peculiarità.  Due modi di gestire lo sviluppo. Il primo con forti danni per le casse pubbliche. Il secondo ammirato in tutto il mondo. A Pieve Emanuele in quegli anni crescevano i palazzoni di via dei Pini, con il mastodontico hotel RipamontiDue chiuso da anni. Sempre a Pieve veniva realizzato al quartiere delle Rose un centro direzionale con otto palazzoni destinati ad uso ufficio e quattro edifici bassi di due piani destinati ai servizi. Edifici mai entrati in servizio, mai diventati operativi, degradati dal tempo dai vandalismi e dai predatori di metalli. Recentemente quei palazzoni sono stati demoliti (tranne uno) dando vita ad un nuovo piano di recupero. Il tutto con costi esorbitanti per la collettività, se si pensa che solo per la demolizione e il recupero sono stati impegnati oltre 60 milioni di euro. Negli stessi anni a Lacchiarella veniva costruito un hotel per i Mondiali 90: altra colata di cemento, altro mostro edilizio, altra incompiuta. Anche in questo caso per demolire la struttura mai ultimata e recuperare l’area ci sono voluti molti milioni di euro. Poi c’è Basiglio. Una storia a parte. Una bella storia. In quegli anni alla guida della città c’era un giovane sindaco, Sandro Moneta: che, amando profondamente il suo paese, impedì ogni tipo di cementificazione. Innanzitutto tutelando il centro storico e il borgo, che ancora oggi sono un vero e proprio gioiello. Poi dando l’ok per la realizzazione di Milano 3, la prima cittadella veramente green, celebre per le sue costruzioni, mitigate perfettamente nell’ambiente, per gli ampi spazi verdi per i parchi, per i viali, per le prime piste ciclo pedonali (cosa sconosciuta ai tempi), per il laghetto, per i fiori gli alberi e per la possibilità di vivere in simbiosi con la natura. Una cittadella verde dotata di tutti i servizi e di un centro sportivo, oggi lo Sporting, divenuto vera e propria agorà. Un sogno “residenziale” a pochi chilometri da piazza del Duomo divenuto realtà. Nonostante gli ambientalisti di allora, che tentarono di impedire in ogni modo la realizzazione di Milano 3. Peccato che gli stessi ambientalisti non si stessero accorgendo di quello che stava accadendo nei comuni limitrofi. Per loro l’obiettivo era politico. Contro Berlusconi. In quegli stessi anni anche il castello Tolcinasco venne interessato da un piano di recupero. Anche in quel caso gli ambientalisti si scatenarono in difesa di una struttura abbandonata e circondata di discariche abusive. Non entrando nel merito delle vicende giudiziarie, oggi sotto gli occhi di tutti, restano le perle: Milano 3 e Tolcinasco, realizzate da privati. Poi ci sono gli scempi edilizi, con i quali ancora ci troviamo a fare i conti (con i soldi pubblici). Un successo, quello di Basiglio e della frazione Milano 3, voluto e condiviso anche dai cittadini. Da quando sono arrivati i primi abitanti nelle varie residenze e sono stati aperti i parchi Milano 3 nei fine settimana, nei giorni festivi, in primavera ed estate viene preso d’assalto da visitatori e turisti che arrivano con ogni mezzo in bicicletta percorrendo le piste ciclabili e in auto. Famiglie e compagnie di giovani invadono i parchi godendo di una realtà più unica che rare. E ancora oggi è così. Ma la bella storia si è interrotta alcuni anni fa. Oggi il rischio di cementificazione è forte e in occasione delle recenti elezioni amministrative Sandro Moneta aveva deciso di tornare in campo con questo obiettivo: consumo di suolo zero.

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1 commento

  1. Forse,Saggese,s’è avventurato direttamente sulla Sua città Giardino,come altri su Milano2 altra sua città Giardino,e reputandole le ‘Prime in italia’,non avendo approfondito tema e denominazione che in verità appartiene ad altro imprenditore,che nel 1967 iniziò la costruzione,sempre nei dintorni di Milano-Monza,e sempre riconducibile a ‘città giardino’,di ‘Milano San Felice’ da parte dell’ing.Giorgio Pedroni,su interesse e finanziamenti della miliardaria anna bonomi bolchini,che da donna di ‘rango’ ed ‘esperienza’ e ‘imparentata’ con la politica milanese,non si fidava di affidare i suoi interessi a ben determinati avvocati o casalinghe imparentate,ma agiva in proprio.Ebbe però meno guai del cav con la politica locale,quasi tutta chiamata a rispondere de loro comportamento(dare-ricevere)durante ‘Mani Pulite’,non fece costruire nessuna villa in svizzera x alcun pretore del milanese,non deviò aerei…e risultò sempre proprietaria di terreni e costruzioni.Ma l’edilnord che mise Sù tutto quel popopò di mtcubi di cemento era proprio di Berlusconi o di quell’anonima casalinga che risultava fiduciaria della società?
    Comunque…che Silvio riposi in pace.

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