Quegli artisti al potere che marciarono uniti

È necessario che una nuova fede popolare prevalga contro la casta politica al servizio della spietata plutocrazia”, urlò d’Annunzio in quel lontano 1919, oggi più vivo che mai. Proprio quella casta politica che allora tradì il Popolo italiano non ascoltando il grido di dolore di chi sacrificò un braccio o una gamba (d’Annunzio l’occhio destro), di chi perse il figlio o il marito nella trincea della Grande Guerra per quel sentimento risorgimentale di amore per la Patria che in questi tempi senza più valori è umiliato, quasi sbeffeggiato. Nel 2019, fortunatamente, non ci sono guerre alla baionetta, ma un disegno di sottomissione dei cittadini a colpi di spread, di tasse, di burocrazia avallato da alcuni partiti italiani, questo sì. E abbiamo ancora, purtroppo, i Cagoia (l’appellativo con cui il Vate sbeffeggiava l’allora presidente del Consiglio Saverio Nitti) disposti a disconoscere la volontà e gli interessi del popolo italiano per compiacere potenze straniere.

Il 12 settembre di cento anni fa D’Annunzio parlò di Vittoria Mutilata e marciò con i suoi giovani legionari da Ronchi verso Fiume, per liberare una città che era a maggioranza italiana ma che stava per essere consegnata in mano agli slavi. “Sarà la nuova crociata di tutte le nazioni povere ed impoverite, la nuova crociata di tutti gli uomini poveri e liberi contro le nazioni usurpatrici ed accumulatrici di ogni ricchezza” arringò dalla ringhiera del Palazzo del Governo in uno dei suoi primi discorsi alla folla che lo acclamava. La Città di Vita divenne una contro società, un laboratorio dove si sperimentarono nuovi modelli sociali e politici. A Fiume s’incontrarono anarchici, futuristi, arditi e socialisti, tradizione ed innovazione, morale e trasgressione.

Il Comandante credeva nella fratellanza dei popoli oppressi, nel diritto di ogni popolo a disporre di se stesso. “La sovranità appartiene a tutti i cittadini senza divario di sesso, di stirpe, di lingua, di classe, di religione”, recitava la Carta del Carnaro, la rivoluzionaria costituzione fiumana anticipatrice di tanti temi della modernità. Nitti considerava l’Impresa “una riunione di mattoidi” e indisse così improvvise elezioni sperando di sconfiggere quel nuovo blocco sociale che era appena nato e che non era ancora ben organizzato. D’Annunzio, il poeta-soldato, eroe di Buccari e del Volo su Vienna era il punto di riferimento anche del neonato partito dei Fasci di Combattimento che sosteneva l’Impresa e vedeva nelle prime fila il maestro Arturo Toscanini, il padre del Futurismo Filippo Tommaso Marinetti, ed il direttore del Popolo d’Italia Benito Mussolini. Le elezioni del 16 novembre 1919 furono una batosta per tutti e tre e anche la posizione del Vate s’indebolì. Almeno cento anni fa si votava e si aveva ancora la “buona educazione” di chiedere il parere ai cittadini…erano altri tempi e anche i servi del potere avevano una cultura istituzionale. La sconfitta alla elezioni radicalizzò l’Impresa di Fiume e la Città divenne il luogo della festa della Rivoluzione.

Una città d’Arte gioiosa nella sua anarchia dove la musica era un’istituzione religiosa sociale, dove si dava la garanzia a tutti i cittadini dell’istruzione primaria, del lavoro compensato con un minimo di salario sufficiente alla vita senza aspettare a casa il reddito di cittadinanza, dove veniva risarcito il danno in caso di errore giudiziario o abuso di potere, dove era in vigore l’inviolabilità del domicilio: un secolo prima della legittima difesa caro Salvini!

Il Vate, che era stato fante, marinaio, aviatore amava mettersi le divise lanciando la moda dello spezzato e ci teneva a farsi chiamare Comandante. Del resto lui aveva rischiato la vita più volte, sfidando la morte e facendo della sua vita un’opera d’arte. Impose i suoi sogni a milioni di italiani che lo consideravano una specie di rock-star. Notate le differenze. Lui spinse la migliore gioventù europea in quella marcia bella e colta, fiera e rivoluzionaria, saldò in una sola volontà di rivolta tutte quegli uomini che possedevano nelle ossa e nelle arterie sale e ferro bastevoli ad alimentare la loro azione plastica. “La politica deve trovare il suo fondamento nell’arte e nella cultura”.

Il sogno futurista a Fiume divenne realtà: potere agli artisti. Agli artisti, non ai comici asserviti al potere. Questa pagina di storia, troppo spesso dimenticata, sia oggi una lezione per tutti noi che dobbiamo ritrovare la forza ed il coraggio di incidere sul nostro destino e su quello dei nostri figli.

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