Quei maledetti 30 anni di gogna giudiziaria contro il Cavaliere

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Il Cav è stato ieri assolti nel Ruby Ter: “il fatto non sussiste” è stata la decisione del collegio presieduto d Simone Spina. Non c’è stata corruzione negli atti giudiziari e pertanto l’ex premier è stato assolto con formula piena dal tribunale di Siena (uno dei 3 tronconi in cui era stato spezzettato il processo per competenze territoriali fra Milano, Roma e appunto Siena). Una sentenza che giunge, dai più, inaspettata per la sua celerità, nel giorno in cui il Cav torna in scena in Europa incontrando Angela Merkel a Bruxelles per il vertice del PPE. Che altro dire?, se non che la verità prima o poi vince, sia pure dopo 10 anni di gogna mediatica (Redazione). L’ articolo che segue è stato pubblicato sul numero di giugno di CulturaIdentità 

La storia della giustizia italiana, come ormai è sempre più evidente, è piena di errori, sconfinamenti di campo, decisioni sommarie e inficiate da pregiudizi politici o personali. Sgombriamo subito il campo da un dubbio: la maggior parte dei giudici fa ogni giorno, in mezzo a molte difficoltà, onestamente e meritoriamente il loro lavoro. Ma, come ampiamente dimostrato dalle cronache quotidiane e dal libro di Alessandro Sallusti e Luca Palamara, esiste un «sistema». E una parte di questo sistema, dal 1994, cioè da quando Silvio Berlusconi intraprese l’ormai storica discesa in campo, ha iniziato una vera e propria persecuzione giudiziaria nei confronti del leader di Forza Italia. I numeri parlano da soli.

«Ho subìto ben 86 processi, per un totale di 3672 udienze – afferma il Cavaliere in una intervista rilasciata al Giornale lo scorso 27 marzo -. Mettendole tutte in fila, si avrebbe un processo infinito, con udienze tutti i giorni, per dieci anni, senza soste neppure a Natale. Si rende conto di cosa significano queste cifre? Neanche Kafka avrebbe immaginato un incubo come questo. Credo siano un record assoluto, certamente in Italia e probabilmente nel mondo».

Ottantasei processi e una sola condanna, sui diritti Mediaset, quella pronunciata dal famoso «plotone di esecuzione» della cassazione presieduta da Antonio Esposito. E già dalla definizione «plotone di esecuzione» possiamo facilmente intuire il clima di «guerra» che portò a quella decisione. Una condanna a proposito della quale, qualche settimana fa, a otto anni di distanza, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha posto dieci domande all’Italia di questo tenore: «Berlusconi ha beneficiato di una procedura dinanzi a un tribunale indipendente, imparziale e costituito per legge? Ha avuto diritto a un processo equo? Ha disposto del tempo necessario alla preparazione della sua difesa?». Domande, tutt’altro che scontate, alle quali prima o poi qualcuno dovrà dare una risposta. Una sentenza talmente balorda che secondo Alessio Lanzi, membro laico del Csm, «fu clamorosamente sbagliata dal punto di vista giuridico, basata su invenzioni dottrinali senza precedenti. Una sentenza inventata, che non stava né in cielo né in terra» (Il Giornale, 2 luglio 2020).

Ma, con ogni evidenza, quello che interessava non era il punto di vista giuridico, ma quello politico, cioè fare fuori Berlusconi dal Parlamento. Ma la persecuzione nei confronti del Cavaliere inizia molto prima: il centrodestra vince le elezioni il 27 marzo del 1994, appena nascono i primi club di Forza Italia le toghe rosse iniziano a muoversi per stoppare il cambiamento. Il sistema di sinistra va assolutamente blindato. Il pool di Milano, capitano da Francesco Saverio Borrelli, scalpita. Nel novembre dello stesso anno il premier a Napoli presiede un vertice internazionale sulla criminalità, il Corriere lo avvisa in prima pagina che è indagato per corruzione. Tempistica perfetta e molto sospetta, inizia così la persecuzione. Si rompe un argine, è l’inizio di un accanimento che si protrae fino ai giorni nostri.

Un mese dopo il primo governo Berlusconi è già caduto, sette anni dopo cadranno anche tutte le accuse nei suoi confronti: non ha commesso il fatto. «Per la prima volta nel 1994 un presidente del Consiglio in carica viene raggiunto da un invito a comparire, come se dovesse essere respinto insieme alla novità che rappresentava rispetto alla politica. So che nulla accade per caso, c’è sempre un meccanismo, un sistema invisibile che si muove all’unisono», spiega Luca Palamara ne «Il Sistema».

Nel frattempo le procure continuano a indagare, citiamo solo uno dei casi più politici: nel 1998 è la volta del processo Sme, anche questo finirà – nel 2007 – con una assoluzione. In mezzo 9 anni di gogna. Copione che, nel corso degli anni, si ripeterà all’infinito, fino al parossismo: dal Lodo Mondadori al caso Mediatrade, dall’All Iberian a Telecinco fino al caso Ruby (il Ruby ter è ancora in corso).

Tutti buchi nell’acqua, in alcuni casi con accuse talmente folli da rasentare il ridicolo: dalla mafia alle stragi. Accuse che persino l’acerrimo nemico Michele Santoro, dopo un ventennio di battaglie, archivierà come irreali. Ma nel frattempo il danno è stato fatto e la storia della Repubblica, ora come in altre occasioni, è stata «taroccata» per via giudiziaria. Per questo far luce sull’accanimento delle toghe nei confronti di una parte politica è così importante, perché significa far luce su quello che è accaduto a tutti noi, non a una sola persona, e significa accendere un faro su chi – a nostra insaputa – ha cercato di modificare il normale corso della democrazia. Quello che solitamente passa per le urne e non per le aule giudiziarie.

9 Commenti

  1. Del Vigo…complimenti x aver ‘seguito alla lettera’ il rituale.Giacchè Minzolini s’è impoltronato a direttore del giornale dopo il trasloco di Sallusti a Libero in sostituzione del riottoso Feltri,che già dava i numeri pro Meloni,Porro che proprio non ha intenzione di ‘spaparazzarsi’ fuori dallo schermo…è arrivata la chiamata da Arcore per prendere in mano FI quale traghettatore verso il ‘tracollo totale’?

  2. I miliardi spesi dalla “Giustizia” per incriminare ingiustamente Berlusconi dovrebbero essere accollati a tutti i PM ed altri Magistrati che hanno partecipato per decenni ad un vero e proprio massacro giudiziario seriale (dettato forse da qualche segreteria politica?). Anche De Benedetti dovrebbe rifondere i danni morali e materiali per le centinaia e centinaia di articoli che il suo giornale Repubblica e i suoi giornalisti-lacché hanno riversato per decenni nelle menti degli italiani. Spero che Berlusconi possa ricevere i dovuti risarcimenti.

    • Speriamo che non ti venga in mente di ‘proporre’ ai commentatori di fare na colletta per i risarcimenti che dalla magistratura non arriveranno di certo al ns presidente.Ti avverto anche che è bastato un solo Bondi,e lui di certo non aspetta un altro,nè tu aspettarti,per la ‘gentile sviolinata’,la chiamata x visitare la ‘tana del diavolo’:perdi tempo…tutto ‘demolito’,che non si ha proprio voglia di ‘ascoltare’ più le barbara,le alessandra e le marysthell prossime a ‘calimerarsi’ nuovamente,pretendendo ancora e di più(NB.se non lo sai la Nicole,x ripicca o meno non lo so,è andata a cena col figlio del giudice Esposito,che non era però il figlio come raccontato dal Sallusti a quel tempo,ma il nipote,che il giudice Esposito,da ‘ANTICOMUNISTA qual’era,non si offriva x ‘la qualunque’ imbroglio).Però ti rimane da percorrere un’altra strada,se ‘timorato di San Silvio’;fai trenino col ‘sottostante Giovanni delle 13:55 e cercate la Gelmini e intonate anche voi con lei ‘la mia solitudine sei tuuuu,
      L’unico mio appiglio solo tuuuu….’
      che Iva non riesce più a dedicargliela.

  3. Se SILVIO BERLUSCONI era comunista non avrebbe subito nessun processo,
    Guai se non si è DALLA loro PARTE in più ti vogliono educare con le loro buone maniere!!!!

  4. Il fatto non sussiste per 86 volte, tanti sono stati i processi basati sul nulla . Un nulla che è costato milioni di euro agli italiani. Berlusconi puo’ piacere o no, l’accanimento giudiziario usato ad arte per battere una parte politica, risulta semplicemente odioso e di chiara matrice bolscevica, pertanto inaccettabile. La riforma del sistema giudiziario si impone ,se si vuole salvaguardare quel minimo di democrazia che ancora resiste in questo paese.

    • Faresti bene ad accontentarti di solo ’86 processi subiti’ da Berlusconi,che di ‘basati sul nulla’ proprio non si direbbe,che non è risultato proprio così.E non ti dico che eventualmente potrebbe ‘appellarsi’ al codice e ‘ricusare’ le prescrizioni contro cui nessuna delle ‘zecche rosse’ ha mai ‘sindacato’,ma ‘accordato’ che tocca alla ‘coscienza di ognuno’.E forse.anzi sono certo che se venisse fra noi ti risponderebbe “Molti nemici,molto onore’,altro che lagne o ricerca di ‘commiserazione’ come tu vorresti gli fosse concessa.

  5. Del Vigo…anzi no…partecipo ancora.Su Santoro…Santoro non poteva che ‘archiviare’,,,il suo figlioccio,formigli,era stato ‘ingaggiato’ dal chicco a La7,e dei 2 ‘restanti’ Travaglio è riuscito,oltre che fondare il Fatto,ad essere invitato in tutti i talk che ruotano a csx.Rimaneva fuori il Vauro:che ha trovato nella Gentili,ex giornalista de IL Fatto quotidiano,la sua collocazione stabile a…mediaset,diventando quasi quel che Corona è diventato per la Berlinguer nella rai3,ceduta dal ns presidente al pci in quel lontano…….

  6. FI non esiste piu’ da tempo . Esistono gli interessi che l’hanno tenuta assieme e le poltrone .
    MRB da anni non è in grado di dirigere un partito … era il collante del partito .
    Il resto sono ciance . Il cdx non comunica concetti pratici e comprensibili …la gente è concreta …non puoi puntare tutto su temi polemici in un periodo di timore economico post covid …
    La Lega …dove sono i temi storici federalismo e decentramento ….sicuri non interessino piu?
    Insomma hanno toppato … non sono leader in grado di tenere nel tempo . Infatti…
    PD invece cavalca i soliti temi piu leggibili e comprensibili …( no coment sulla qualità e intrinseca anti-pmi, assistenzialismo , meridionalismo ecc ) Insomma siamo in mano al vecchio che avanza …al solito IL PROBLEMA ITALIANO SONO LE ISTITUZIONI .

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