Sequestro Moro: c’è davvero un video dell’agguato di via Fani?

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45 anni fa oggi veniva trovato il cadavere di Aldo Moro, il presidente della Democrazia cristiana rapito e ucciso dalle Brigate Rosse. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deposto una corona di alloro in via Caetani, dove fu ritrovato il suo corpo senza vita. Cinquantacinque giorni prima di quel vile omicidio, nello strenuo tentativo di proteggere Moro dalla furia terrorista, furono Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino a perdere drammaticamente la vita (Redazione).

Piazza delle cinque lune si trova a Roma vicino a Piazza Navona. Piazza delle cinque lune è anche il titolo del film di Renzo Martinelli, del 2003, in cui il regista di Porzus propone una versione alternativa alla vulgata largamente accettata dell’affaire Moro.

Ma Piazza delle cinque lune è anche dove, il 6 marzo 1979, tre vite legate da un filo comune si spezzano: il giornalista Mino Pecorelli, il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa e il Colonnello Antonio Varisco, morti il 20 marzo 1979, il 3 settembre 1982, il 13 luglio 1979 (e se vogliamo fare i precisini e buttare lì un’esca, un quarto personaggio, legato soprattutto a Pecorelli, muore pochissimi giorni dopo di lui: il liquidatore del Banco Ambrosiano, l’avvocato Giorgio Ambrosoli, assassinato l’11 luglio 1979). Tenete bene a mente le date. E legate Piazza delle cinque lune al sequestro e uccisione del Presidente della DC Aldo Moro. C’erano davvero solo le Brigate Rosse dietro….alle Brigate Rosse? Forse no.

E a dirlo è un film, quel film di Renzo Martinelli, regista scomodo che nella finzione cinematografica ha detto, forse, le vera verità su Moro: la versione dominante sulle modalità in cui avvenne il massacro di via Fani sarebbe falsa e servirebbe, ancora oggi, a coprire i mandanti dell’eccidio. Esterni alle Brigate Rosse.

Questa verità, questa ipotetica verità, è contenuta nella sceneggiatura del film e chi scrive ha potuto constatarlo semplicemente leggendola. Perché c’è anche questo da dire: non solo il film di Renzo Martinelli non ha mai goduto della comunicazione mediatica che avrebbe meritato, ma la sua stessa sceneggiatura è contenuta in un libro, ora rarissimo manco fosse la prima edizione mondiale del Dottor Zivago di Feltrinelli.

In quelle pagine sono riprodotte le foto della dinamica di via Fani e si vede un piccolo dettaglio, che dovrebbe smontare tutta l’impalcatura della narrazione di via Fani.

Secondo la versione di Mario Moretti e Valerio Morucci, i brigatisti in via Fani sparano sulla scorta di Moro da sinistra, basando la dinamica dell’agguato sul doppio tamponamento: alla guida della 128 bianca Moretti inchioda allo stop di via Stresa facendosi tamponare dalla 130 di Moro, a sua volta tamponata dall’Alfetta della scorta.

Ma girando la sequenza durante le riprese del film a Cinecittà, il regista Martinelli scopre una contraddizione: gli spari, quel giorno, non potevano arrivare da sinistra. Recentemente intervistato da Roberto Faben (La Verità), Martinelli dice: “lo stunt man che interpretava il povero Maresciallo Leonardi, il caposcorta, salta fuori dalla macchina e dice a me: «A Martinè, ma che c…o sto a fà, me sto a fà ammazzà? Ce stanno quattro che arrivano da sinistra, per sparà, io sò coperto dall’autista e je sparo»”.

Ed infatti le foto di via Fani e il referto dell’autopsia sul corpo del Maresciallo Leonardi, seduto sul lato passeggero della 130, parlano chiaro: recuperate dalla commissione parlamentare d’inchiesta, due foto da destra (poi pubblicate nel libro) mostrano che non vi fu tamponamento tra la 128 e la 130. Mentre l’autopsia sul corpo di Leonardi mostra che il Maresciallo venne colpito da destra.

Un altro elemento disturbante è che in via Fani vennero sparati 93 colpi, ma nemmeno uno scalfì Moro.

C’era davvero, allora, quella moto Honda su cui viaggiavano due personaggi misteriosi, uno dei quali nella finzione cinematografica fornisce al magistrato il super 8 di via Fani?

Se è vero quel che disse Licio Gelli, per cui una struttura così organizzata come le Brigate Rosse non poteva non registrare il sequestro del secolo, esiste per davvero questo filmato?

E perché allora la versione dominante di via Fani è un’altra?

Forse avrebbero rischiato di essere uccise in carcere, come avvenne ai due membri tedeschi della Rote Armee Fraktion (RAF), detta anche Banda Baader-Meinhof, Andreas Baader e Gudrun Ensslin, che il 5 settembre 1977 sequestrarono il presidente della Confindustria tedesca Hanns Martin Schleyer il cui cadavere venne poi trovato nel bagagliaio di un’automobile?

E perché Pecorelli, Dalla Chiesa e Varisco vennero assassinati? Forse perché erano al corrente di una parte del memoriale Moro che nessuno conosceva? Forse l’esistenza di una certa Stay Behind detta anche Gladio?

E se quel Super 8 dell’agguato di via Fani esiste davvero, chi ce l’ha?

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