“Sylos Labini ha ragione: riformare il FUS”

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In risposta all’articolo apparso su “Il Giornale” di domenica 11 Settembre di Edoardo Sylos Labini

C’era una volta l’Italia, riconosciuto Paese della cultura e dell’Arte tramutatosi, oggi, grazie a dissennate scelte politiche, in un Paese ove pare che la cultura non vi alberghi più.

Evitando di allargare troppo il discorso, desidero soffermarmi soprattutto sul cosiddetto “Spettacolo dal vivo”, asse portante del già Ministero dello Spettacolo, divenuto poi nel 1985, ad opera di Spadolini, Ministero dei Beni culturali e Ambientali e che, almeno nelle intenzioni, nasceva per tutelare, spendendo bene il denaro dei cittadini, soprattutto gli artisti italiani, dicasi: Fondazioni liriche, Associazioni musicali, Teatri di prosa, bande musicali etc.

Come detto “nasceva per tutelare”! Nei fatti, invece, osservando i risultati di questi ultimi anni (fatta esclusione per il breve periodo di Rutelli) il ministero ha seguito una logica, a dir poco fallimentare e cosi riassumibile:

  • chiusura di 428 teatri;
  • chiusura indiscriminata nelle grandi città di importanti “teatri di quartiere”;
  • chiusura di piccoli teatri operanti in disagiate zone del Sud, ovvero: sparizione di veri presidi sociali che, a mo’ di dighe, spesso riuscivano ad arginare la fuga dei giovani verso una certa dilagante criminalità.

Il risultato di tutte queste chiusure? Una spaventosa riduzione di lavoro per tantissime compagnie teatrali, associazioni musicali, artisti della lirica e concertisti, senza contare tutto l’indotto ruotante intorno a queste manifestazioni. Insomma, siamo “gloriosamente” giunti ai minimi storici.

Come ovvio, una situazione, avvenuta nel tempo, non sarebbe tutta da addebitare all’attuale Ministro dei Beni culturali, Franceschini; è pur vero, però, che, essendo stato lui, ministro per tanti anni, a qualche domanda dovrebbe pur rispondere:

  • Ministro, dov’era quando questi teatri di grandissimo valore artistico andavano in rovina?
  • Dov’era quando il FUS (Fondo unico dello spettacolo) stritolava le citate associazioni e compagnie teatrali?
  • E dov’erano i suoi occhi quando sui programmi delle grandi associazioni o Fondazioni liriche, super-premiate dal FUS, per espletare le loro attività, al 90%, si avvalevano solo di artisti stranieri e …spesso mediocri?

Si è mai chiesto, signor Ministro, perché avveniva tutto ciò? O, per caso, qualcuno le aveva suggerito che, covid a parte, in Italia era sopraggiunto un qualche altro virus responsabile della moria di tutti gli artisti italiani?

Tornando al FUS – Sylos Labini- molto bene dice che: andrebbe liberato dai folli algoritmi e distribuito con più meritocrazia, puntando a finanziare più il lavoro degli artisti e meno la burocrazia degli uffici”. E aggiungerei, io: semplificare la farraginosità delle domande. Infatti, non è un segreto come parte dei fondi, invece d’essere spesi per le restanti e poche produzioni artistiche, vada a foraggiare le tasche dei cosiddetti superpagati esperti.

La conoscenza di certi meccanismi perversi, onde evitarli, non faceva forse parte dei compiti di vigilanza di un ministro?

Sempre Sylos Labini, nel suo articolo auspica il ritorno a un nuovo rinascimento culturale ed è sacrosanto auspicarlo. Infatti, non a caso tutti gli artisti vorrebbero, dopo tanto buio, come dice il sommo poeta, uscire “a riveder le stelle”.

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Ma, per ottenere questo risultato, si dovrebbe prima comprendere i perché, anche politici, della china che è stata intrapresa, per poi, volendo, cambiare, coraggiosamente, la rotta.

Pertanto, tornerebbe fondamentale che un nuovo ministro sapesse, per non ripetere gli errori altrui, sia pure in brevissima sintesi, la genesi o la filosofia che alla fine degli anni Sessanta, ha spinto il Parlamento ad approvare (emulando Augusto, il primo a teorizzare, attraverso Mecenate, l’esigenza di sostenere le arti e lo spettacolo): la L. n°800/67 (L. Corona) e di seguito la -legge n° 30/85. Leggi, entrambe finalizzate al sostegno della cultura e che, purtroppo, dopo la fine degli anni Ottanta, volutamente male applicate e quasi del tutto modificate, piuttosto che promuovere hanno affossato quasi del tutto il mondo dello spettacolo italiano.

Il perché delle modifiche è presto detto: le due leggi, essendo ottime, negli anni Settanta e fino alla fine degli anni Ottanta, avevano prodotto sul territorio italiano una specie di piccolo rinascimento culturale ove, anche i piccolissimi centri venivano incoraggiati a promuovere concerti e attività varie legate alla musica e al teatro. Tutto ciò aveva fatto dell’Italia un Paese culturalmente elevato poiché a renderlo tale non è certo il possesso di alcuni grandi teatri o dicasi Fondazioni (anche il cosiddetto terzo mondo può vantarne qualcuno) bensì un Paese è elevato lo quando la cultura viene diffusa su tutto il territorio (vedi Germania, Austria, Paesi dell’Est).

E questo dava sui nervi a tanti. Infatti, in Italia, quando appare una legge giusta che per davvero promuove il lavoro e le aspettative degli artisti italiani, essa viene ben presto fatta oggetto di violenti attacchi da parte di alcuni personaggi che, per interessi facilmente intuibili, a gran voce, gridarono un “basta” ai cosiddetti finanziamenti a pioggia.

Premesso che la pioggia è sempre stata provvidenziale, costoro, espressione e voce di una parte politica che aveva deciso di egemonizzare lo spettacolo e l’Arte, ottenuto anche il colpevole silenzio dell’allora DC (vedi Scelba e la sua antica definizione di culturame), furono capaci di sempre più ridurre, anche attraverso le sopra descritte da Labini, cabale varie, il numero dei soggetti ammessi ai finanziamenti.

Infine, il concetto o il pensiero dominante inculcato da questi “disinteressati” signori, in massima parte non artisti ma quasi tutti dei cosiddetti operatori dello spettacolo nonché aggregati ad una specifica parte politica, è stata la seguente: decidiamo noi chi sono i “meglio” (non sappiamo in forza di che) e il resto lo dichiariamo spazzatura da eliminare. Leggasi: meno soggetti approdano alla torta FUS e più grande diverrà la nostra fetta.

Ed in ossequio a questa logica perversa, ancora una volta, nell’ultima riunione del FUS, avvenuta nel giugno u.s, si è assistiti all’ennesima moria di associazioni, compagnie teatrali e quant’altro. Come prevedibile i risultati sono, al momento, oggetto di ricorso presso il TAR, poiché viziati soprattutto da un evidente illogicità manifesta e non solo. Infatti, stando agli atti, la commissione incaricata (per altro non regolare essendo in numero pari per assenza di un componente collegatosi in ritardo e da remoto) -avrebbe assegnato i punteggi a146 progetti in quattro ore. Dal che discende che a ciascuna pratica (oggetto di numerose pagine) la commissione ha dedicato ben 50 secondi!!!

Ogni commento è superfluo!

Un nuovo rinascimento con un nuovo ministro? Lo spero!

“Un bel dì vedremo” dice la povera Butterfly! E questo bel dì costituisce l’attesa di molti artisti… non vorremmo, però, che, troppo sperando, appunto gli artisti finissero col fare la non proprio esaltante, bensì tragica, fine della piccola giapponese.

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