Il borgo ai piedi dei Nebrodi custodisce una profonda fede cattolica che è la spina dorsale della sua cultura
Tusa è un piccolo e affascinante comune della città metropolitana di Messina, incastonato tra le colline interne della Sicilia settentrionale a circa 614 metri sul livello del mare, affacciato idealmente sul Tirreno grazie alla sua frazione costiera di Castel di Tusa, premiata più volte con la Bandiera Blu per le sue spiagge cristalline (Marina e Lampare).
Ma è nel cuore del paese, tra vicoli antichi e scorci di roccia calcarea, che pulsa ancora l’anima più profonda di Tusa: una comunità cattolicissima, forgiata nei secoli da una fede radicata, devota e vissuta quotidianamente attraverso riti, processioni e tradizioni popolari che hanno segnato la vita dei tusani per generazioni.
Storicamente, Tusa contava ben 26 chiese tra il XVI e XVII secolo, segno di una religiosità intensa e diffusa. Le confraternite erano il motore pulsante della vita spirituale e sociale: dal Santissimo Sacramento (fondato nel 1496, custode del culto eucaristico e delle processioni con abiti candidi) al Santissimo Rosario, al Purgatorio (le anime purganti, tipiche della devozione siciliana), a San Nicola, San Giuseppe e altre ancora. Queste realtà organizzavano processioni solenni, gestivano sepolture nelle chiese (fino al 1820), distribuivano pani benedetti, accompagnavano i fedeli nelle grandi feste e nelle sofferenze quotidiane. Erano vere e proprie istituzioni, con statuti, registri e gerarchie, che davano ordine e senso alla comunità. Oggi, a causa del progressivo spopolamento e dei cambiamenti sociali, molte di queste confraternite sono scomparse o si sono fuse, e ne sopravvive solo una: la Confraternita del Santissimo Sacramento, che continua a tenere viva la fiamma della tradizione con discrezione e tenacia.
Eppure la fede non si è spenta. La Madonna Assunta, patrona del paese, resta al centro della devozione tusana: la sua festa dal 13 al 15 agosto è il momento più alto dell’anno, con processioni solenni, la Dormitio Virginis (la rappresentazione della morte e assunzione della Madonna con la bara di giunchi), l’Acchianata dâ Madonna con i suoi antichi congegni scenografici, e la cavalcata di doni offerti alla Vergine. Altre tradizioni resistono: i Virgineḍḍi per San Giuseppe il 19 marzo, con i pranzi rituali ai fanciulli; la cuccìa per Santa Lucia il 13 dicembre; lo squagghiata dû chiummu per San Giovanni Battista il 24 giugno; i lamenti del Venerdì Santo e i canti corali per l’Immacolata.
Tusa è quindi un luogo dove il cattolicesimo non è solo religione, ma identità, memoria collettiva e ritmo del tempo: una Sicilia autentica, devota e riservata, che nelle sue chiese antiche, nel Calvario seicentesco e nelle poche processioni rimaste custodisce un patrimonio di fede popolare che merita di essere scoperto e rispettato. Un borgo che, pur piccolo e silenzioso, parla ancora con la voce della preghiera e della tradizione.
















