Affermare la sovranità digitale, arginare e regolare il dominio di giganti del web e piattaforme, per fermare il saccheggio digitale e tutelare il diritto d’autore nel mondo dell’editoria e dell’audiovisivo, a garanzia di ogni espressione della cultura, del sapere e dell’informazione. Questi gli obbiettivi che la maggioranza si prepone per discutere in Parlamento la nuova legge su TV ed editoria.
Ad annunciarlo i leader di centrodestra, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, in una nota congiunta sulla Rai. Alla base, la necessità di recepimento del Media Freedom Act europeo e le sentenze della Corte Costuzionale circa il ruolo del servizio pubblico televisivo e la fondamentale funzione del Parlamento.
“Grazie ai leader del centrodestra che hanno raccolto l’appello delle categorie, Fieg in testa, e del Parlamento affinché la riforma dell’Editoria, importante e storica, parta dalle aule parlamentari” ha affermato Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera. “L’infrastruttura di sostegno alle industrie editoriali – continua Mollicone, che è anche e responsabile Cultura e Innovazione di FDI – va riformata. Inoltre va tutelata la libertà di stampa e i posti di lavoro, regolamentando lo strapotere delle piattaforme. La commissione che presiedo ha già invitato in audizione il sottosegretario Barachini e le principali categorie del settore per iniziare il dibattito sulla riforma del settore editoriale”.
Già il 5 settembre scorso Mollicone era intervenuto sul caso delle bufale diffuse attorno all’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, sollevando il problema. “È auspicabile una riforma organica del settore editoriale, fermo restando la tutela della libertà di espressione che rimane sacra”, con un ottica alla ricerca di una soluzione “perché un conto è la libertà d’espressione e un altro è la ghigliottina digitale. Le piattaforme online devono essere responsabilizzate affinché garantiscano la libertà d’espressione ma non quella del linciaggio”. “Anche il giornalismo – ha concluso Mollicone – ormai ha preso la deriva della polarizzazione social ed è travolto e screditato dal clickbaiting. Più insulti e più deridi il personaggio, più click e più monetizzazione ricevi dal sistema Seo. Bisogna distinguere il buon giornalismo con la libertà di critica, anche dura, che va difesa e garantita ma rispettosa di ruoli, incarichi e responsabilità istituzionali. Direttori ed editorialisti che fanno a gara per sembrare gli autori di Crozza, poi quando ricevono querela per diffamazione rivendicano una libertà di informazione che non è tale ma solo insulto e oltraggio personale“.


















