Accusi Di Maio di incoerenza? Facebook ti censura per razzismo

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È successo al giornalista Luca Marfé

Facebook si avvia a diventare l’inquisizione più pazza del mondo. Esaurito ormai da tempo l’effetto novità di questo social che consentiva di esprimere contenuti ed interagire, venuti ormai alla ribalta nuovi format di comunicazione che risultano più accattivanti agli occhi delle nuove generazioni, il buon vecchio “FB” di Zuckenberg ormai fa notizia principalmente per quello che oscura, per il diritto di censura che si arroga.

Ennesimo esempio di oscuramento mediatico quello che ha colpito il giornalista de “Il Mattino” Luca Marfè. Corrispondente per molti anni dagli Stati Uniti, autore di un saggio sulla presidenza Trump corredato dalla introduzione di Federico Rampini e dalla post-fazione dell’ambasciatore ed ex ministro degli esteri Giulio Terzi di Sant’Agata, Marfé non sembra a prima vista il classico “odiatore” da bar. Eppure l’algoritmo, il segnalatore, l’esaminatore delle segnalazioni o chi per loro la sanno più lunga e cancellano un post di Marfé che prendeva di mira Luigi di Maio e Andrea Scanzi. In seconda battuta, decidono di espellere per ventiquattro ore il deplorevole giornalista dalle colonne azzurre di Facebook.

L’oggetto del reato informatico ritraeva Luigi di Maio e il re degli influencer Scanzi ben assembrati a tre belle ragazze in una foto datata 10 agosto. Marfé si è limitato a far notare la contraddizione dei governanti che oggi accusano gli Italiani di aver attirato la seconda ondata del virus con i loro comportamenti intemperanti: guarda caso, gli stessi che caratterizzano i v.i.p. del giallo-rosso, immortalati nella foto ricordo in stile Bonanza estiva. Insomma, notte di San Lorenzo: stelle cadenti, ma anche pioggia di ipocrisia.

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Chiosa ironicamente Marfé: “La seconda ondata è degenerata perché durante l’estate GLI ITALIANI brutti, sporchi e cattivi hanno abbassato la guardia. FOTO DEL 10 AGOSTO 2020. MA JATVENN AFFA…” Una frase scritta al volo, che si conclude con la versione schiettamente napoletana di quel “vaffa” che come primo principio ideologico ha fatto la fortuna proprio di Di Maio portandolo prima a Montecitorio e ora alla Farnesina.

Ma divenuto uomo della casta, insieme all’influente Scanzi, Di Maio non può che trovare nell’omino-Facebook il suo scudiero. Il deplorevole Marfè viene prima ammonito per il suo sfogo sulle contraddizioni del sistema, poi squalificato per un giorno, con una motivazione surreale: “incitamento all’odio”, ovvero “per aver attaccato persone in base alla loro appartenenza a razza, etnia…” Il meccanismo di censura di Fb deve aver frainteso quel riferimento ironico agli Italiani brutti, sporchi e cattivi – che in realtà l’autore del post intendeva difendere – come un insulto generalizzante. Quando il politicamente corretto scorre lungo i binari automatici di un algoritmo raggiunge vette di demenzialità decisamente singolari.

Singolare anche la motivazione della mancata valutazione dell’“appello” a riconsiderare la liceità del post avanzato da Marfè: scrive FB che, causa covid, non vi è personale a sufficienza per verificare tutti i casi. Il che capovolge tutta la retorica sull’emergenza virale che diventa occasione per incentivare lo smartworking.

Eppure Marfé ha imparato dalla vicenda qualche buona lezione di vita: mai dire un “affa” ai signori del “vaffa” divenuti ora casta, mai sfidare un algoritmo e quello che vi gira attorno, perché quando un uomo col cervello sfida gli uomini dell’algoritmo, l’uomo col cervello è un uomo bannato. Vorremmo abbracciare per solidarietà il brillante editorialista del “Il Mattino” ed esperto di vicende americane, ma non possiamo farlo senza correre il rischio di trovarci Di Maio, Scanzi e gli “omini” del social dalle colonne azzurre che ci accusano di mettere in pericolo il mondo con la nostra espressione di vicinanza e solidarietà.

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7 Commenti

  1. Sono stato vittima dello stesso furore censorio peraltro senza contradditorio. Contro questa censura arbitraria, pretestuosa, faziosa, ipocrita e illiberale, esiste un solo strumento di risposta: BOICOTTARE FACEBOOK. Abbandonarlo e lasciare che gli onanismi psichici dei padri di tanto l’algoritmo, li rendano “ciechi” come vuole la fantasia popolare.

  2. Non ho account facebook e vivo bene ugualmente. Una vocina mi suggerisce un esperimento. Il sospetto è che questi “algoritmi” siano la foglia di fico per censure assolutamente volute e ben direzionate contro alcune parti politiche. Qualcuno che può scrivere su facebook potrebbe provare a indirizzare critiche magari più feroci nei confronti di Salvini, della Meloni, di Trump.. Scommettiamo che l’algoritmo sarebbe “distratto” e passerebbero?

  3. Al massimo FB e’ adatto per ponderare il vuoto cosmico di certi cervelli,parlare di algoritmo poi fa solo sorridere,come dire che in fondo anche i computer hanno il senso dell’umorismo

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