Basta classici, troppo bianchi. Quando il razzismo è al contrario

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Cicerone, Socrate, Platone, Omero & Co sarebbero personaggi scomodi. Il virus del politicamente corretto che si è diffuso da tempo nelle aule dei collage americani, ha contagiato anche la Howard University, l’ateneo simbolo degli afroamericani a Washington che qualche giorno fa, ha detto addio al dipartimento per gli studi latini e greci.

La cultura occidentale classica è sotto attacco perché molti dei suoi più autorevoli rappresentanti sono considerati – a torto – suprematisti bianchi e quindi pericolosi perché alimentano una narrazione della storia che affonda le sue radici nel colonialismo e nel razzismo.

Mark Twain sosteneva che non esiste un’idea, per quanto nobile, che scendendo sulla Terra non abbia rovinato la propria reputazione. Ora, l’identità culturale è sicuramente un tema centrale oggi ma è possibile che, partendo dalle migliori intenzioni, si arrivi ai peggiori risultati? Il rischio concreto infatti è che simili decisioni, anche se volessimo credere che siano prese per contrastare le discriminazioni e contribuire all’affermazione di una società davvero giusta, finiscano invece per produrre l’effetto opposto.

Una sorta di razzismo al contrario che nega il passato invece di conoscerlo e approfondirlo per migliorare il tempo in cui viviamo; è il trionfo della cultura della cancellazione per cui se non mi piaci, ti cancello ignorando il grande contributo che l’immenso patrimonio classico ha dato in tutti i campi e al libero pensiero ancora di più, per lasciare spazio ad altre competenze nell’educazione dei giovani che impongono un nuovo modello culturale globalizzato.

Stiamo assistendo impotenti a un imbarbarimento della civiltà, una deriva culturale e spirituale che finirà per affermare un nuovo conformismo, stupido e dannoso. Non ci vogliono liberi, ma schiavi.

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