Il carciofo, orgoglio afrodisiaco della cucina italiana

Da Tognazzi a Calindri anche i grandi dello Spettacolo sono legati all’ortaggio

 

Nel XVI secolo il naturalista Costanzo Felici affermava che i carciofi «servono alla gola e volentieri a quelli che si dilettano de servire madonna Venere». E proprio per questa sua particolare proprietà piace pensare che Ugo Tognazzi, appassionato “autore di cucina” oltre che grandissimo attore, avesse ideato una delle sue ricette del libro “L’abbuffone. Storie da ridere e ricette da morire”, edito da Rizzoli nel 1974: l’insalata di carciofo. Lo sappiamo tutti, ma proprio tutti, quanto amore e cibo vadano d’accordo: Tognazzi ci fece almeno un film, il bellissimo “L’anatra all’arancia”. Pensiamo naturalmente anche al film “La grande abbuffata”, che nel suo dramma si contrappone al gaio spirito godereccio de “L’abbuffone”. Perché, appunto, lui era anche uno chef. E la sua ricetta a base di carciofo, tratta appunto dal succitato libro, erano i carciofi alla romana, per l’esattezza stufati con la mentuccia ripieni di crema di pecorino e contornati da animelle. Meno voluttuoso ma non meno convincente Ernesto Calindri, anch’egli grande attore, di teatro, il quale forse senza saperlo con quella sua celebre rèclame” televisiva, quella del famoso Cynar, l’aperitivo a base di carciofo, enfatizzà la proprietà disintossicante del carciofo “contro il logorio della vita moderna”, per l’esattezza, con la scena finale in cui sorseggia serafico l’amaro in mezzo al traffico automobilistico della città. Perché il carciofo è un prodotto italiano D.O.C. Originario del Medio Oriente, era già presente sulle tavole di Egizi, Greci e Romani, allo stato selvatico, e probabilmente selezionato e coltivato in Sicilia dal I secolo d.C. Un ortaggio Made in Italy, appunto, con molte varietà divise in due gruppi: con e senza spine. Nel primo gruppo troviamo i carciofi verdi della Liguria e di Palermo e quelli violetti di Chioggia, di Venezia, della Sardegna e della Toscana. Nel secondo il carciofo Romanesco, chiamato anche mammola, e quelli di Paestum e di Catania. La diffusione di questo ortaggio è legata anche, come già detto, alla sua fama di afrodisiaco. E non stupisce quindi che sia entrato nell’immaginario collettivo POP del cinema e della tv.



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