Come sedurre le donne… a tavola

A tavola che non si invecchia mai, tra posate, piatti e bicchieri, stare seduti comodamente in compagnia fa bene alla salute. Ci si incontra, si chiacchiera, ci si rilassa, si ride, nascono idee, crescono pensieri. Tant’è che per conoscere a fondo un paese, un popolo, è necessario documentarsi sulla cucina locale, della sua evoluzione. Così come per studiare nei dettagli un personaggio affascinante come D’Annunzio è giusto scoprire di cosa era ghiotto, quali fossero le sue abitudini alimentari, il suo rapporto con il cibo. Intanto era un buongustaio, alternava però pasti frugali, digiuni, a grandi abbuffate. Quando era in compagnia al Vittoriale era solito ricevere i suoi ospiti nella sala della Cheli, mentre da solo preferiva consumare il pasto nella stanza della Zambracca. Dietro i fornelli non doveva mancare la sua cuoca Albina, una delle donne più importanti della sua vita, dopo la madre e Eleonora ma prima di tutte le migliaia di amanti. La scovò a Venezia nel 1916, non tradì mai le aspettative del Vate, mai un cibo mal cucinato, mai un piatto mal riuscito. Superba, sublime, riuscì a interpretare tutti i suoi desideri da gourmet. E allora lasciamoci affascinare da quella che era una sua cena tipo, partendo dall’antipasto.

Si parte dagli scampi del Carnaro sono tra i più buoni e gustosi del Mediterraneo, una vera prelibatezza, dal colore rosso chiaro e la buccia sottile. Erano riservati per gli ospiti illustri. Poi si passa al caviale di salmone di Lenine, ovvero di Lenin che aveva una profonda ammirazione nei confronti del Vate tanto da definirlo “l’unico rivoluzionario che c’è in Italia”. Un caviale che gli fu regalato dai rivoluzionari spediti dallo statista russo. Infine, per chi avesse bisogno di energie, magari dopo una notte d’amore o per tirarsi su con lo spirito, delle uova sode. È il tempo del primo: risotto alla rosa. Un piatto con cui D’Annunzio conquistò Eleonora Duse, la divina Duse. Ai tempi era la più famosa attrice del mondo, e per far breccia nel suo cuore si inventò questa leccornia composta da riso pilaf guarnito di gamberetti, tartufi, burro e salsa Mornay che è una variante più ricca della besciamella. Lo chiamò “Riso Pilaf alla Eleonora Duse” e riuscì a conquistarla. Come anticipato era un buongustaio, e quindi anche molto goloso. Una cena perfetta doveva concludersi con i cioccolatini, il suo dolce preferito. Consigliò ad Agnelli nel 1910 di abbinarne uno al lancio della Fiat Tipo 4, il cremino della Majani. Il tutto annaffiato da uno champagne rosé. Perché uno dei motti prediletti di D’Annunzio era: “ottima l’acqua”. Ma per brindare l’acqua non serve.



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