Con il prof. Canzanella i social al servizio della cultura napoletana

0

Indagare il patrimonio culturale del proprio territorio è un compito che permette di fondere lo studio delle tradizioni con l’analisi dei culti, dei riti, delle opere d’arte di una città e di una comunità. Uno studio che in un mondo globalizzato e frantumato sembra sempre più rinchiuso in piccole nicchie. Una apparenza che si discosta dal vero, che racconta la storia di una comunità che nonostante le sfide della globalizzazione cerca di adeguarsi a contesti dinamici e digitali. Attraverso progetti di approfondimento culturale e di approfondimento come CulturaIdentità. Oppure tramite il mondo dei social, formando rubriche, divulgando la cultura popolare attraverso i mezzi del popular. È il caso del professor Claudio Canzanella, che da anni promuove attraverso libri e rubriche digitali la cultura partenopea e le tradizioni di Napoli.

Come si avvicinato allo studio della cultura napoletana?

Mi sono avvicinato alla cultura napoletana fin da bambino. Mantenendo la passione per la letteratura, il teatro e la cultura, conseguendo poi la laurea in lettere. Nel 1999 ho pubblicato la Madonna di piedigrotta sul passaggio tra culto pagano, tenuto nella grotta e culto cristiano. Fusione di due mondi che si rispecchia nella nostra città

Quanto si è rivelata utile una piattaforma come Facebook per diffondere cultura in modo diverso e insolito da quello prettamente scolastico e che esperienza ha avuto?

L’esperienza sui social è stata molto significativa. Iniziando con la pubblicazione del testo “Natale a Napoli” creando la rubrica “L’angolo del professore”. Approfondendo la cultura napoletana, gli echi dei grecismi e dei latinismi e le tradizioni della mia città. Interventi e approfondimenti raccolti dall’editore in “lezioni di napoletanità” edito dalla stamperia del Valentino. Un calendario culturale che studia tradizioni, culti di Napoli. Internet ed i social sono dei mezzi che possono essere usati per raggiungere tante persone, allargando la platea dell’insegnamento oltre le regole e i ritmi scolastici, adattandomi alle regole della comunicazione social, fatta di tempi e regole molto diverse.

Cosa rende speciale la cultura partenopea?

Citando Curzio Malaparte “Napoli è l’unica città bimillenaria dell’occidente rimasta integra” ciò permette di conservare e fondere le eredità e tracce dei tanti popoli che la hanno attraversata. Dai greci ai romani, passando per spagnoli e francesi. Conservando ed integrando le varie culture mantenendo la sua originalità.

In che modo queste storie dovrebbero essere portate nelle scuole?

La scuola digitale dovrebbe aprirsi alle innovazioni della ricerca multimediale, cercando di puntare, attraverso nuovi mezzi alla rivalutazione e riscoperta del nostro patrimonio culturale.

CLICCA QUI E SOSTIENI LA NOSTRA VOCE LIBERA

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

tredici + quattordici =