Dio parla all’uomo dell’uomo, altro che esistenzialismo fru fru

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Chi è l’uomo? È “come nube del mattino, come rugiada che all’alba svanisce, come pula lanciata lontano dall’aia, come fumo che esce dalla finestra”.

Cosa sono gli uomini? “Sono nuvole senza pioggia, portate dai venti, o alberi di fine stagione senza frutto, morti due volte, sradicati; sono astri erranti, ai quali è riservata l’oscurità delle tenebre eterne.” A scrivere sono Osea, profeta del VIII secolo a.C. e Giuda, agiografo che firma, nel Nuovo Testamento, l’ultima delle “lettere cattoliche”.

È con una certa passione che il Dio biblico parla all’uomo dell’uomo e colpisce la forza di certe immagini. Zero intellettualismi. Zero cerebralismi. La testa della dea Ragione rotola nella polvere e come polvere si dissolve. “Pula lanciata lontano dall’aia”.

In un’altra delle “lettere cattoliche”, è Giacomo a insistere sull’inconsistenza dei suoi simili. Dice ai presuntuosi: “siete come vapore che appare per un istante e poi scompare”. Irrompe contro gli sciocchi: “il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco”.

È quasi raggiante questa desolazione, sontuosa questa piccolezza. Le metafore sono di una concretezza perfetta e l’uomo, con il suo lambiccare pensieri (il vero peccato originale, che ha mosso quella mano verso quel frutto), è niente niente niente.

Difficile interrompere l’elenco, tanto sono splendide le formule con cui viene detta nella Bibbia la fragilità creaturale. Isaia, pensando allo spettacolo dell’esistenza visto dall’alto, confonde le sagome umane con un brulicare di “cavallette”. E Geremia, il profeta che avrebbe voluto tagliarsi la lingua pur di non dire la verità sull’errore e il dolore del suo popolo (che si avviava verso la disfatta e l’esilio), si sente dettare dentro il sogno di una Terra definitivamente morta. Il mondo degli uomini, quando si consegnano alla propria povertà, non è che un nugolo di atomi scomposti. “Il terreno è screpolato, perché non cade pioggia nel paese: gli agricoltori delusi si coprono il capo. Anche la cerva nei campi partorisce e abbandona il cerbiatto, perché non c’è erba. Gli asini selvatici, fermi sui colli, aspirano l’aria come sciacalli, con gli occhi languidi, perché non ci sono pascoli”. È tutto talmente vero che il profeta riesce a sentire la gola degli onagri bruciare di una sete che li fa boccheggiare per refrigerarsi.

Geremia non è un francese annoiato che ha appena finito di scrivere il canone dell’esistenzialismo. Non è un tedesco che ha appena creduto le proprie congetture morali all’altezza del cielo stellato. Guarda dall’alto, Geremia.

Il punto in cui la prospettiva si rovescia è solo dove scocca la Grazia, dal cielo o sulla terra, il fluire dell’immensità in “questo oggi”. Se il profeta Amos sentiva di dover riferire il grido divino: “ecco, vi farò affondare nella terra, come affonda un carro quando è tutto carico di covoni”, Osea ha parole di incontenibile sollievo: “trovai Israele come uva nel deserto, ebbi riguardo per i vostri padri, come per i primi fichi quando iniziano a maturare. […] Ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia”. L’uomo fatto “uva”, “fico” nel punto di maturazione perfetta, prima che lo zucchero cominci a corrompersi: ecco la sua regalità. Bambino appena nato che chiede tutto per vivere.

La Bibbia ha mille modi per dirlo, ma forse le parole migliori per cantare il riscatto, la trasfigurazione dell’uomo, le trova sant’Efrem, padre della Chiesa di origini siriache. La sua visione forza i limiti stessi (che contano fin troppi fedeli) della matematica: “Chi celebra da solo nel cuore del deserto è un’assemblea numerosa. Se due si riuniscono per celebrare in mezzo alle rupi, migliaia, decine di migliaia sono là presenti. Se ce ne sono sei o sette, dodicimila migliaia sono insieme radunati. Se si mettono in fila, riempiono il firmamento di preghiera”.  

Mai l’uomo è così vinto come quando perde il bisogno di dipendere, di radicarsi in un ideale di bellezza infinita, quando dimentica il segreto che ha scritto le pagine più misteriose della storia medievale. Mai è così grande come quando si fa erba, uva, fico, bimbo piccolo, germoglio. L’ecologia, l’etica, la politica rischiano di essere solo capricci se se ne dimenticano.

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