Sisma e virus, la doppia emergenza di Norcia e la sua ferrea volontà di rinascere

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Foto di fausto manasse da Pixabay

Chi avesse visitato Norcia la scorsa estate, quando il virus ha dato una tregua, avrebbe visto una nuova normalità: una città piena di turisti italiani (e pochi stranieri), mentre le poche norcinerie entro le mura attiravano clienti esibendo il frutto dell’arte antica dell’ospitalità italiana. Ma i simboli del terremoto, quelli c’erano e ci sono ancora: botteghe e negozi di merce attivi in edifici provvisori e quell’edificio che avrebbe dovuto funzionare da spazio pubblico per le riunioni del Comune, voluto dal sindaco Nicola Alemanno e progettato gratuitamente da Stefano Boeri, ancora chiuso. Quattro anni dopo il sisma la ricostruzione muove i primi passi, frenata dalla burocrazia, ma la speranza è solida: alimentala è arduo, ma si fa.

Perché Norcia ha vissuto un’emergenza nell’emergenza: prima la tragedia del sisma e poi il Coronavirus: mentre gli italiani erano costretti nelle loro case, a Norcia i nursini la casa non ce l’avevano più. Doppia zona rossa. Dal sisma al Coronavirus è il libro di Nicola Alemanno (Rubbettino, 2020, 188 pagine, 15,20 euro), dove si mostra come la doppia emergenza abbia sì fiaccato la resistenza, ma senza incidere sulla ferrea volontà di Norcia di rinascere. La copertina del libro è semplice, raffigura un cielo limpido su un prato fiorito, da cui si sprigiona il profumo della speranza: un libro di tutti e per tutti, dedicato non solo a coloro che hanno vissuto direttamente la tragedia del sisma e l’incubo dell’epidemia, ma anche a chi si sente concittadino di Norcia, una città che con la Basilica di San Benedetto è diventata il simbolo che ha toccato il cuore di tutti.

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