Ecco quello che sta veramente succedendo nelle carceri italiane

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Il sistema sanitario, l’economia, la mobilità e, come se non bastasse, la rivolta in atto nelle carceri italiane. Ad incidere sull’emergenza Coronavirus sarebbero criticità del sistema carcerario che da decenni sembravano essere risolte e che invece adesso riemergono coinvolgendo agenti di Polizia Penitenziaria e la cittadinanza che vedono minacciata la propria incolumità.

Appaiono superficiali, infatti, le motivazioni dei negati colloqui tra reclusi e familiari, messi in atto per motivi di sicurezza sanitaria dovuti al COVID-19.

Detenuti filmano le loro barricate, le loro devastazioni ed i danni alle strutture, al mobilio e agli apparecchi di video sorveglianza interna. In questo scenario convivono gli agenti penitenziari. Decine di carceri vivono da ieri simili atti feroci di rivolta approfittando dell’incertezza ed emergenza nazionale dettata dal COVID-19 per distrarre l’attenzione e consentire l’evasione di decine di reclusi nella provincia di Foggia. Purtroppo al momento si contano anche 11 vittime tra i detenuti. Disordini a Modena, Milano, Padova, Salerno e molti altri centri di reclusione in cui per ore è prevalsa la tattica della guerriglia. Ad accogliere gli agenti anche incendi e fitto fumo che al Due Palazzi di Padova ha intossicato, sebbene lievemente, alcuni agenti costringendoli a periodi di malattia con conseguente riduzione del personale di polizia interna.

Di fronte a simili sommosse è sconcertante apprendere la difficoltà degli agenti penitenziari, il cui numero è spesso insufficiente per affrontare rivolte pericolose. Per questo motivo abbiamo contattato Ubaldo Facci, Segretario Nazionale Comparto Sicurezza Sindacato CONF.A.E.L.

Facci, cosa sta accadendo in questi giorni nel mondo penitenziario?

“Da Nord a Sud sono aumentati gli atti di protesta dei detenuti all’interno degli Istituti Penitenziari. La causa scatenante sembra essere la serie di provvedimenti di restrizione adottati dall’Amministrazione Penitenziaria per contenere la diffusione del COVID-19 meglio noto mediaticamente come Coronavirus.”

La percezione è che non sia l’unico motivo, forse un alibi per i detenuti?

“La percezione è che sia in atto una attenta volontà da parte della popolazione detenuta di attirare l’attenzione su di sé tramite il compimento di atti vandalici, che non solo sfidano apertamente lo Stato, ma mettono a repentaglio la sicurezza all’interno degli Istituti e l’incolumità del personale di Polizia Penitenziaria. Qualora le rivolte continuassero ad aumentare, temo che l’organico di Polizia Penitenziaria  possa avere serie difficoltà a contenere il fenomeno. Auspico che siano presi urgenti provvedimenti da parte dell’Amministrazione Penitenziaria ne confronti dei promotori delle rivolte. Ci tengo a ringraziare il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria che dimostra, anche in questo difficile momento storico, il costante spirito di sacrificio e abnegazione al proprio lavoro.”

Lei Facci è sempre in prima linea per la tutela della sicurezza all’interno degli Istituti Penitenziari: quali proposte fa in merito agli eventi recenti?

“Aprire immediatamente un tavolo di confronto e istituire quanto prima Task Force quali gruppi di emergenza. Non solo, tutto il personale della Polizia Penitenziaria in servizio deve essere oggi impiegato a diretto supporto anche esterno degli Istituti. I responsabili dovranno essere immediatamente allontanati dagli Istituti e inflitte sanzioni già previste dall’ordinamento Penitenziario, ovviamente richiedendo il risarcimento del danno cagionato allo Stato.”

Una sua previsione sulla durata delle criticità penitenziarie?

“Oggi alle ore 13 all’interno carcere di Venezia S.M.M. è iniziata una protesta. I detenuti hanno avviato la distruzione di beni dell’Amministrazione se siamo riusciti a tornare alla normalità poco fa alle ore 16. La professionalità di tutti gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria ha consentito il ritorno alla calma, lo spirito di servizio degli agenti è prevalso sulle emozioni ed il pericolo. Non smetterò mai di ringraziarli, il loro operato non è visibile all’esterno delle mura ma è costante. Il problema potrebbe aumentare negli Istituti Penitenziari, fino a quando l’emergenza coronavirus non sarà risolta. Pertanto esorto il ritorno al regime chiuso, eliminando la sorveglianza dinamica al fine di dare un forte segnale della presenza dello Stato in questo momento estremamente delicato.”