I grandi cantori dell’Europa: i padri nobili che hanno indicato la via

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Da Omero a Cicerone, da San Tommaso a Montesquieu, tanti i giganti della cultura europea

La storia europea è punteggiata da figure di straordinaria rilevanza, le cui azioni e idee hanno plasmato il destino del continente. Questi protagonisti hanno contribuito al costante sviluppo di nuove prospettive e pensieri, alimentando nel corso dei secoli una dialettica distintiva dell’esperienza occidentale e stimolando una crescita multi-direzionale. Attraversando rivoluzioni tumultuose e sconvolgenti conflitti bellici, le loro idee hanno resistito alle prove del tempo, confermando così la loro importanza storica.

La Grecia antica sviluppò il pensiero filosofico, la medicina e le arti. Allo stesso modo, la retorica, la logica, la poesia e la letteratura greca antica hanno avuto un impatto duraturo che ha permeato la civiltà occidentale. L’Iliade e dell’Odissea, che alcuni sostenitori della cancel culture vorrebbero abolire come testi scolastici, ci parlano di quelle virtù e quei valori che sono stati alla base della società occidentale: come la famiglia, la fedeltà matrimoniale, il rispetto, il coraggio, il senso del dovere, la difesa del bene e della patria.

Che dire poi del teatro? Il teatro greco di Eschilo, Euripide, Sofocle, Aristofane e Menandro ha fornito una base essenziale per lo sviluppo del teatro occidentale, che passando da Shakespeare a Ibsen a Pirandello fino a Jean-Paul Sartre non è altro che l’evoluzione del teatro greco.

Potremmo azzardare a dire che mentre i latini hanno fornito all’Europa moderna la sua base infrastrutturale, i greci ne hanno tracciato le fondamenta culturali. Il latino è la lingua che ha dato origine o influenzato quasi tutte le lingue europee moderne. Giustiniano raccolse per primo ed organizzò tutte le leggi allora in vigore, assicurando la certezza del diritto e creando una base per il diritto occidentale. Le grandi capacità ingegneristiche romane, che diedero vita all’impressionante sistema di strade e ponti, misero in comunicazione tutte le parti dell’impero, stimolando una vasta contaminazione culturale. I principi di giustizia e di governo tracciati da Marco Tullio Cicerone hanno influenzato profondamente il pensiero e l’organizzazione sociale in Europa.

Nella storia intellettuale dell’Occidente, pochi nomi risplendono con la stessa luminosità di Cicerone. Oratore acclamato, filosofo politico e figura centrale dell’antica Roma. Marco Tullio Cicerone, originario della città identitaria di Arpino, gettò le basi per la struttura del mondo occidentale. Il pensiero politico di Cicerone è incastonato nei testi immortali come il «De Re Publica», «De legibus», «De Officiis». Nel «De Officiis»(Sui Doveri), Cicerone esprimeva il suo ideale di giustizia, virtù e solidarietà tra i popoli, sostenendo l’importanza dell’unità e della coesione all’interno dell’Impero Romano e anticipando pertanto concetti di collaborazione e integrazione che oggi caratterizzano l’idea di Europa unita.

Cicerone ha fortemente promosso la diffusione della cultura romana e della lingua latina come elementi unificanti dell’Impero. Da essa derivano molte delle lingue europee odierne o sono state influenzate, creando così un legame storico linguistico unificante.

Il «De Re Publica» è considerato uno dei testi fondamentali nella storia del pensiero politico occidentale e ha influenzato profondamente i sistemi politici moderni. Non fu un caso che la popolarità di Cicerone raggiunse l’apice nel Settecento, l’epoca delle rivoluzioni illuministe. L’epoca in cui, per fare un solo esempio, l’opera in tre volumi di Conyers Middleton «The History of the Life of Marcus Tullius Cicero» diventò un best-seller. Cicerone aveva offerto una ricca analisi dei concetti politici fondamentali, come la giustizia, il governo, la costituzione e il ruolo dei cittadini. Aveva promosso l’idea di repubblica come forma di governo ideale, caratterizzata dalla partecipazione dei cittadini, dalla responsabilità del governo nei confronti del popolo e dalla separazione dei poteri tra le diverse istituzioni per evitare abusi (riferimento importantissimo per Montesquieu nel suo «Lo Spirito delle Leggi» del 1748 per sviluppare le sue idee sulla struttura del governo e sulla divisione dei poteri). Difese la libertà individuale e i diritti dei cittadini contro l’autoritarismo e l’oppressione e le sue argomentazioni a favore della libertà di parola e del diritto alla difesa sono stati pilastri del pensiero politico occidentale. Affrontò la relazione tra il diritto naturale (leggi universali e immutabili) e il diritto positivo (leggi stabilite dall’uomo), una distinzione cruciale per lo sviluppo del concetto di diritti umani e della legalità come abbiamo visto nella costituzione americana e nei sistemi giuridici moderni.

Secondo Cicerone per garantire il dominio duraturo di Roma sui popoli conquistati era necessario creare una romanità che Pierre Grimal, nel suo libro «Cicerone. L’uomo che inventò l’Europa» definisce “accettabile”, sintesi dello spirito romano e della cultura greca. Questa romanità ideale per Cicerone doveva essere basata sulle quattro virtù: prudentia, iustitia, temperantia e fortitudo. Queste virtù, delineate da diverse correnti filosofiche: dal platonismo prima e successivamente dall’aristotelismo, l’epicureismo e lo stoicismo, furono in seguito adottate anche dall’etica cristiana.

Con l’affermarsi del cristianesimo come religione predominante nell’Europa occidentale, i valori della tradizione greco-romana si integrarono in una prospettiva religiosa, influenzando istituzioni e pratiche sociali. Con la Bibbia, i Vangeli e le lettere di San Paolo che ebbero un impatto pervasivo sulla vita, il patrimonio culturale ed il pensiero europeo. Tommaso d’Aquino, attraverso opere come la «Summa Theologiae», integrò il pensiero aristotelico con la teologia cristiana, plasmando la filosofia europea medievale ed oltre. San Benedetto da Norcia, riconosciuto come patrono d’Europa, contribuì in modo significativo alla formazione della cultura europea.

I monasteri benedettini divennero centri che contribuivano all’economia locale e alla preservazione e diffusione della conoscenza attraverso la conservazione di testi antichi, la loro copiatura e lo scambio tra i vari monasteri d’Europa. Sembrerebbe che fossero 15.000 i monasteri appartenenti all’ordine censiti prima del Concilio di Costanza tenutosi nel 1415. I monaci copiavano e conservavano manoscritti di opere letterarie, filosofiche e scientifiche dell’antichità classica e ne producevano di nuove, contribuendo alla trasmissione della cultura classica ed interscambio nell’Europa medievale, contribuito direttamente allo sviluppo della cultura europea diffusa.

La letteratura e la filosofia religiosa, così come l’arte e l’architettura religiosa da Giotto a Michelangelo, da Velasquez e Goya a Rubens e Bosch, da Brunelleschi a Le Corbusier, che con la Chapelle Notre-Dame-du-Haut a Ronchamp, in Francia, ha influenzato l’architettura moderna sacra, hanno profondamente influenza e plasmato il patrimonio culturale europeo.

Le tre tradizioni, greca, latina e cristiana, si sono fuse nel corso dei secoli, contribuendo a creare un patrimonio culturale e spirituale condiviso che costituisce la base dell’identità europea. In una Europa moderna ed inclusiva, un mosaico di culture, lingue e tradizioni, quelle tradizioni continuano a svolgere un ruolo fondamentale nella coesione del continente.

Come argomentava Joseph Ratzinger, papa Benedetto XVI nel suo saggio «La vera Europa», l’Europa si basa su quei valori che non possono essere relegati ad una dimensione personale ma debbono rimanere ampliamente condivisi e riconosciuti a livello di Stato, affinché possano rimanere valori assoluti a tutela del bene e delle libertà.

Cancellare l’Odissea o l’Iliade di Omero come testi scolastici, o Virgilio, poiché portatori dei valori e delle virtù di una «società patriarcale e maschilista», significherebbe cancellare non solo Virgilio come sapiente guida di Dante nella sua Divina Commedia, ma la cultura da cui lo stesso Dante attinge per le sue opere. Significherebbe cancellare il «Giudizio Universale» di Michelangelo che dalla Divina Commedia trova ispirazione e quei principi che hanno dato vita alle repubbliche e agli stati moderni occidentali fondati sulla democrazia e le libertà fondamentali, che la stessa cultura woke intende tutelare. Si cadrebbe nella barbarie.

Piuttosto, in un mondo vocato all’innovazione, la filosofia, l’etica, la letteratura greco-romana, dovrebbero essere insegnati in tutti gli istituti, compresi quelli tecnici, poiché attraverso una formazione che valorizzi la coscienza critica e promuova la riflessione etica sarà possibile garantire che l’innovazione e il progresso vadano di pari passo con il bene e ciò che è moralmente giusto, proteggendo così il benessere e la dignità umana mentre ci avventuriamo nel futuro.

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